Non è oro tutto ciò che luccica. Tutti a New York dal 21 al 28 settembre per il dibattito generale ad alto livello dell’81ª sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Atteso è stato l’intervento del presidente degli Stati Uniti: un Donald’s show a tutto punto. Il discorso di Trump è durato quaranta minuti e non ha risparmiato nessuno dei presenti, e non solo. Differente nello spirito e nell’efferatezza contenutistica l’ultimo discorso tenuto dal segretario generale dell’Onu, per scadenza di mandato alla fine di questo anno, Antonio Guterres.
Durante il suo discorso d’addio ha affermato la necessità di continuare a credere che la pace sia possibile parlando di futuro, di conflitto, di cambiamento climatico. Ha ammesso la responsabilità degli Stati nell’aver affidato il potere dai governi alle grandi aziende, istituendole come nuovi centri di potere e decisione. Guterres invita le grandi potenze a ripensare il modo di agire per il benessere della popolazione mondiale, a partire dal taglio sui combustibili fossili, alle guerre, all’uso dell’intelligenza artificiale. Lo stesso che nel 2022 aveva dichiarato alla COP27, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici: ‹‹Siamo su un'autostrada verso l'inferno climatico con il piede sull'acceleratore››. Come non dimenticare l’opera di definanziamento messo in atto dall’amministrazione Trump alle agenzie e alle organizzazioni internazionali, con effetti sui progetti umanitari e sul taglio del personale, che secondo uno studio del 2025 sono 3mila i posti di lavoro tagliati nelle organizzazioni non governative, internazionali e umanitarie.
‹‹Dopo dieci anni, nutro una convinzione ancora più forte rispetto a quando sono arrivato: il potere più grande non è quello di dominare, ma di costruire un futuro che funzioni per tutti››, dice il segretario dell’ONU. Parole che risultano vane dopo l’intervento di Trump.
Il Donald’s show non poteva iniziare senza un elogio all’operato personale e alla grandezza degli Stati Uniti: ‹‹Il nostro paese è più forte oggi che mai prima d’ora››. Fiero e senza indugi Trump afferma che con la sua presidenza l’America è nell’età dell’oro. Centro dell’universo politico, economico e militare, gli Stati Uniti si trovano di fronte ad un futuro luminoso. Il partito repubblicano è più forte che mai, ma i sondaggi dicono l’esatto contrario, d’altronde sappiamo che Trump segue logiche e valori propri. Dichiara che gli Stati Uniti distruggono il 97% delle droghe in mare tramite i raid contro i cartelli, affermazione del tutto errata considerando l’impossibilità di calcolo degli ingressi dal mare, essendo il mercato della droga un mercato nero. I dati dichiarati dalla Casa Bianca fanno, infatti, riferimento ai sequestri costieri, che però non provano l'efficacia nella riduzione degli ingressi.
Paladino della giustizia, in quanto il suo intervento risolverà le sorti dei conflitti in Medioriente, Trump non si ferma: è il turno dell’Iran. Il presidente dichiara la possibilità di un accordo da parte dell’Iran dopo le elezioni di midterm. Fermo sulla privazione della bomba atomica, Trump si spinge oltre dichiarando: ‹‹Ho una grande decisione da prendere, se fare un accordo con l’Iran che permetta di ricostruire e creare un Paese ancora più grande di quello che era prima, o se lo devo annientare la Repubblica islamica, trascinarlo all’inferno senza possibilità di sopravvivenza per le generazioni future››. Le dichiarazioni non sono finite qui. Trump ha anche qualcosa da dire a Cuba definendolo uno “Stato fallito”, a cui Marco Rubio sta già pensando. Le parole del presidente portano la delegazione cubana a lasciare l’Assemblea.
Il Donald’s show ha abituato il mondo all’ascolto di questa durezza nelle parole e nei fatti, assurdo pensare quanto siamo assuefatti e quasi inermi di fronte a queste affermazioni belligeranti. Trump dichiara durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, forum nato all’indomani della Seconda guerra mondiale come lotta per la preservazione della pace e per la sicurezza collettiva, la possibilità di annientare uno Stato membro e tutto tace. Non manca l’esortazione ai paesi membri a lasciare una delle più importanti istituzioni sovranazionali, la Corte Penale Internazionale, che definisce come “malvagia” e “fuorilegge”.
‹‹Diamo il benvenuto nel nuovo mondo a “SI”, vediamo se ho questo potere››. Non poteva mancare il discorso sull’AI, che secondo quanto Trump dichiara si potrebbe chiamare super intelligenza e non più intelligenza artificiale. Dichiara di sostituire il termine AI con l’acronimo “SI” in tutti i documenti ufficiali americani, perché la sfida del futuro sarà proprio quella della super intelligenza. Il presidente americano non si ferma solo a istituire un nuovo modo di chiamare l’AI, non potendo mancare il continuo dilagare di negazionismo climatico nelle sue dichiarazioni: ‹‹Le persone che dicevano che saremmo morti tutti tra 12 anni per il riscaldamento globale, che oggi chiamano cambiamento climatico, sono le stesse che dicono che l’AI ci ucciderà tutti››. Un efferato Trump conclude il suo intervento e il sipario si chiude.
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