Prevenire prima di curare. La Commissione europea a Bruxelles ha elaborato un nuovo quadro di resilienza climatica ponendo al centro la necessità di costruire una traiettoria comune di riscaldamento, che responsabilizza gli Stati nella prevenzione all’aumento delle temperature globali stimate in 2 gradi entro il 2050 e 3 gradi entro il 2100, attraverso piani nazionali strategici. L’impegno degli Stati nell’applicazione dei piani nazionali prevede di coprire i diversi settori dell’economia e il monitoraggio sarà collegato anche al Semestre europeo, per trattare il problema come una questione di resilienza economica e non solo ambientale, inserendola all’interno del ciclo di coordinamento delle politiche economiche e di bilancio dell’Unione. Una politica europea mirata alla prevenzione del rischio climatico. Il quadro presentato dalla vicepresidente esecutiva per una Transizione pulita, giusta e competitiva, Teresa Ribera, insieme al commissario europeo per il Clima, Wopke Hoekstra mostra un chiaro intento di difesa verso i possibili rischi climatici dovuti al riscalamento del globo terrestre, ma in che modo?
‹‹L’Europa manca di preparazione ed è nostra responsabilità ridurre al minimo i costi e le sofferenze che ciò comporta›› dichiara Ribera; infatti, le perdite economiche stimate causate dai danni climatici nel periodo 2022-2025 ammontano a circa 200 miliardi di euro, ovvero 50 miliardi di euro all’anno, con la necessità di circa 70 miliardi all’anno per ‹‹l’adattamento delle infrastrutture, dell’ambiente costruito, degli ecosistemi e dell’economia dell’Europa alle future condizioni climatiche›› come dichiara la Commissione. Il piano non introduce nuove risorse finanziarie dal momento che nel quadro finanziario pluriennale 2028-2034, Bruxelles ha proposto un obiettivo di spesa del 35% per il clima e la biodiversità naturale, che include anche la preparazione ai cambiamenti climatici.
Con la proposta di fornire un unico piano strategico e di valutazione dei rischi climatici si pone sul tavolo di dibattito la necessità di fornire piani vincolanti agli Stati con risorse mirate, non bastando solo dichiarare “l’obbligo condiviso verso la resilienza climatica”. L’efficacia del quadro passa, infatti, sotto la veglia degli Stati a cui è delegata la volontà politica ed economica della sua applicazione. Parlando del caso italiano comporta un iter che delega alla Regioni l’applicazione rallentando l’efficienza e la risolutezza dei piani, tralasciando l’inadeguatezza del Piano nazionale dell’energia e il clima che ha raggiunto appena il 15% degli obiettivi 2030 e senza parlare del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici.
Il legame del quadro con il Semestre europeo sottolinea proprio la mancata efficacia diretta del quadro, trattando la resilienza climatica come una questione di stabilità macroeconomica. La pressione esercitata dal piano è prevalentemente politica e di raccomandazione economica, non paragonabile a obblighi normativi rigidi come quelli previsti per il taglio delle emissioni. Assente il richiamo all’obiettivo già proposto dall’Unione Europa rispetto alla neutralità climatica con emissioni zero entro il 2050.
A sostegno delle autorità pubbliche ad affrontare i rischi climatici, la Commissione europea ha proposto una piattaforma online europea per la resilienza climatica che include una serie di strumenti: l'European Climate Viewer, sviluppato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine con una mappa interattiva dei rischi climatici previsti in tutto il continente e il Navigator of Climate Resilience Tools, definito dall'Agenzia europea dell'ambiente, in aiuto agli utenti con il fine di individuare strumenti di resilienza climatica pertinenti sulla base della loro ubicazione, del settore di appartenenza e dei rischi specifici da affrontare; ‹‹Il Quadro rafforzerà la preparazione, chiarirà le responsabilità e fornirà alle autorità pubbliche, alle imprese e alle comunità strumenti pratici per agire›› ha affermato la commissaria Ribera. Il commissario europeo Wopke Hoekstra dichiara un margine di manovra ancora presente, per questo dipenderà tutto dalle scelte che si faranno: ‹‹per aiutare a proteggere, pianificare e prepararci a un’Europa più calda››. Ciò che manca è una posizione netta rispetto ai principi già stabiliti, che non presuppongo un obbligo e ad oggi sono lontani: riduzione emissioni allo zero al 2050 che sembra essere rimasto tra gli anfratti dell’UE, risorse economiche ben stanziate e piani di mitigazione chiari vincolanti.
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