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Di cosa si è parlato.
La conclusione dei negoziati intermedi a Bonn porta alla luce quelle criticità che, ormai, attraversano il nostro secolo in merito alla possibilità di realizzazione di piani reali per sovvertire i danni prodotti al Pianeta Terra. Due settimane di negoziati nel mese di giugno, dove hanno partecipato gran parte dei Paesi del mondo con squadre di scienziati ed esperi, per discutere sulle modalità con cui si deve affrontare il cambiamento climatico, attraverso la scrittura di testi che porteranno sul tavolo della COP31 in Turchia.
Bonn è stato teatro di forti politicizzazioni, spaccature trasversali a causa di significative divisioni internazionali. Le forze politiche, sempre presenti all’interno dei negoziati, dopo la COP30 hanno assunto una grande, forse troppa, rilevanza. In Germania i temi caldi su cui il dialogo multilaterale ha preso spazio sono stati: una giusta transizione, una finanza climatica, adattamento e attuazione degli impegni già assunti.
L’emergenza geopolitica e le politiche militari di spesa per la difesa e il conflitto non fanno che togliere stanziamenti di risorse materiali e politiche per il problema del cambiamento climatico. Si parte da qui, nell’analisi che si può fare di quello che sono stati i negoziati di Bonn. Il documento di chiusura della 64ª sessione dell’Unfcc scrive: ‹‹Per proteggere 8 miliardi di persone da questa crisi climatica, ciò di cui abbiamo bisogno è cooperazione, non competizione feroce››. Parole che attraversano da anni i summit politici e le conferenze sul clima. Già nella stessa COP29 a Baku si era parlato di stanziare maggiori risorse monetarie con l’obiettivo di raggiungere i 1.300 miliardi di dollari annui per il clima.
Giusta transizione
Cosa è riuscito? Il tavolo delle trattive di Bonn ha visto un progresso concreto sulla Giusta Transizione, nonostante le tensioni che hanno attraversato l’intero negoziato. La Giusta Transizione presenta come obiettivo quello di accompagnare la transizione energetica in modo equo, inclusivo e sostenibile, evitando che i costi ricadano sulle comunità più vulnerabili. Le parti hanno prodotto un testo e una nota informale che raccolgono i messaggi del Quinto Dialogo e le prime proposte sul Meccanismo di Giusta Transizione. Il Meccanismo dovrebbe rafforzare la cooperazione internazionale, l’assistenza tecnica, la capacity building, la condivisione delle conoscenze e il supporto alle transizioni giuste e inclusive. Il dibattito in merito è fermato a un livello esplorativo, segnato da una frattura tra chi vuole usarlo per aumentare l’ambizione climatica e chi teme nuovi obblighi sull’uscita dai fossili. Restano aperte questioni cruciali, come la forma del Meccanismo, il rapporto con il Global Stocktake, ovvero le risorse e strumenti di monitoraggio che saranno affrontate direttamente alla COP31 di Antalya.
Il documento approvato include i Termini di Riferimento per la revisione del programma di lavoro, ma il processo è stato rallentato da un blocco dell’Arabia Saudita su un paragrafo chiave. Per questo motivo non si escludono alcune consultazioni informali prima di COP31.
In sede negoziale il Presidente di COP30 André Corrêa do Lago, la Direttrice esecutiva di COP30 Ana Toni, la Vicepresidente per i negoziati e Capo Negoziatrice di COP31 Sally Box e la Direttrice dell’Action Agenda di COP31 Tuğba Dinçbaş hanno presentato l’Acceleratore Globale per l’Attuazione o Global Implementation Accelerator. Questo pone l’obiettivo di individuare un ristretto gruppo di soluzioni da inserire nei piani di attuazione dell’Agenza d’azione. Le soluzioni saranno selezionate da un Gruppo indipendente di esperti e scienziati, accompagnate dalla scelta finale spettante ad un Consiglio formato da rappresentanti delle Presidenze delle COP, degli High-Level Climate Champions, del Segretario Esecutivo dell’UNFCCC, delle banche multilaterali di sviluppo e dei fondi verticali. Con un processo di combinazione delle soluzioni da parte del Consiglio, si potranno collegare attori rilevanti per l’attuazione di quella risoluzione. In collegamento il Ponte per l’Attuazione Climatica o Climate Implementation Bridge, che agirà come tramite tra e per le azioni concrete sul territorio. Da capire se questi strumenti funzioneranno come qui descritti.
Adattamento
Ha visto un lavoro accelerato nella prima fase dei negoziati, con la presa in considerazione di istituire una task force, che non ha trovato pane per i suoi denti al termine delle due settimane. A Bonn si sarebbe dovuta costruire l’architettura all’attuazione pratica. Come è nato a Bélem nella COP30, torna ad Antalya per la COP31 di ottobre.
Il cortocircuito è stato parlare di “implementazione”, senza soffermarsi sul pensare a ciò che la rende possibile: senza fondi, infatti, non si possono nemmeno raccogliere i dati necessari per usare gli indicatori di Belém. Il rischio è che il piano di adattamento funzioni solo per chi ha già capacità istituzionale, diventando un peso amministrativo per i Paesi più vulnerabili. L’incapacità di definire in sostanza i membri del gruppo di lavoro funzionali alla definizione degli obiettivi dati, e se considerarlo organo politico, economico o ibrido, ha interrotto il rapporto negoziale senza accordo tra le parti. Riassunto proprio nelle parole contenute nella dichiarazione finale redatta da Simon Stiell, segretario esecutivo dell’Unfcc: ‹‹Ma in alcune sale negoziali abbiamo sentito una tendenza familiare al “prima tu”››.
Mitigazione
Sarà rimandato tutto in Turchia. Bonn non ha visto superata la possibilità di costruire un programma di mitigazione climatica, a causa della frattura tra nord e sud globale. Sempre in crisi, il programma di mitigazione anche a Bonn è stato messo a dura prova per: lo scopo del programma stesso, le modalità di lavoro e perfino la sua sopravvivenza dopo la COP31. I Paesi sviluppati ritengono che il programma di mitigazione, assieme al bilancio globale possa contribuire a colmare il gap per mantenere vivo l’obiettivo 1.5°C, al contrario i Paesi in via di sviluppo ritengono che il programma debba aiutare ad ottenere mezzi di attuazione: finanza, tecnologia, capacity building. Senza questi strumenti, parlare di ambizione è inutile.
Entra in gioco, infatti, l’apertura del secondo Global Stocktake, secondo bilancio globale nato dall’Accordo di Parigi, mettendo in evidenza ancora le criticità già presentate a COP30: uscita dai combustibili fossili, adattamento, perdite e danni, finanza, tecnologie, cooperazione internazionale e misure commerciali unilaterali. Il secondo bilancio globale inizierà da COP31 e terminerà a COP33.
Finanza climatica
Vincoli di bilancio, elevati costi di indebitamento, oneri debitori e accesso limitato a finanziamenti agevolati continuano a rallentare gli investimenti in energia pulita, infrastrutture resilienti e trasformazione industriale. Diatribe sulla struttura del programma di lavoro sulla finanza climatica spacca il dibattito pubblico tra Paesi in via di sviluppo e Paesi sviluppati. La discussione focalizza l’attenzione sulla possibilità di garantire il piano di finanza climatica nell’agenda per COP31, visto che non è deciso dall’organo dell’Accordo di Parigi. Inoltre, non è chiaro se il piano debba acquisire uno spazio formale o possa funzionare ancora solo attraverso gruppo di lavoro e consultazioni, come affermano molti dei Paesi più sviluppati.
Verso COP31

A Santa Marta la scienza era stata rimessa al centro del dibattito, ma i rapporti di forza tipicamente politici delle Conferenze sul clima hanno riportato tutto in posizione. Tra Fiji, Nepal, gli europei, Sierra Leone, Panama si sono detti “amici della scienza”. La realtà non è negoziabile e con lei neanche la scienza. Il delegato di Fiji Sivendra Michael ha guidato la campagna “Science Is Not Negotiable”. Ad Antalya bisognerà andare pronti a difendere i fondamentali, i pilastri dell'azione per il clima.
Le roadmap, come piani di attuazione nazionale del bilancio globale avevano segnato il dialogo durante la prima Conferenza sulla transizione dai combustibili fossili. La London Climate Action Week, successiva ai negoziati di Bonn, ha portato sul tavolo delle trattative il tema dell’elettrificazione. L’attenzione sull’elettrificazione, da parte dei Paesi industrializzati necessiterà di concentrarsi sugli usi nei trasporti, negli edifici e nell’industria. I Paesi rimasti indietro affronteranno questo tema attraverso la lente dell’accesso all’energia.
La Turchia, a Bonn, ha definito la propria agenza di azione, costruita su sei priorità: aumentare l’elettrificazione fino al 35% del consumo finale di energia entro il 2035; ridurre le emissioni di metano e dei rifiuti; migliorare la resilienza e l’efficienza delle città; accelerare la circolarità nell’industria; rafforzare l’educazione climatica; e istituire un “Climate Implementation Bridge” per sostenere l’attuazione nei Paesi in via di sviluppo.
Sembra essere passata un’eternità dall’ambiente che si è respirato a Santa Marta. I meccanismi interni alle COP hanno fatto nuovamente capolino in questi intermediari a Bonn. Con l’autunno vedremo che tipo di venti raggiungeranno Antalya. L’obiettivo sarà concentrare le proprie energie sull’attuazione e la continuità di attuazione delle trattative già esistenti, COP31 dovrà essere lo slancio finale verso un nuovo modo di agire.
Fonti:
https://docs.unfccc.int/documents/10000221
https://docs.unfccc.int/documents/10000184
https://unfccc.int/sites/default/files/resource/Informal%20summary%205th%20dialogue%20JTWP.pdf
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