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Lo spirito con cui abbiamo lasciato la Conferenza sulla transizione dai combustibili fossili tenuta a Santa Marta ad aprile è colmo di grande speranza per ciò che sarà la seconda edizione a Tuvalu nel 2027. Il successo di Santa Marta è stato tenere al tavolo le contraddizioni, esporsi per un obiettivo comune. Lo stesso Maina Vakafua Talia, Ministro degli Affari Interni, dei Cambiamenti Climatici e dell’Ambiente di Tuvalu ha dichiarato: ‹‹Una responsabilità di leadership che Tuvalu è impegnata a portare avanti fino al 2027…la transizione da Santa Marta a Tuvalu dovrebbe dare priorità alla continuità e incanalare lo slancio verso progressi concreti››.
Arcipelago, quello di Tuvalu, situato in mezzo all’Oceano Pacifico, che sta vivendo maggiormente le conseguenze della crisi climatica in corso, a causa dell’innalzamento del livello dei mari. Spazio perfetto per reclamare nuovamente un intervento immediato per una transizione dal fossile. Lo stesso Ministro Talia sostiene il necessario intervento di altri strumenti giuridici con responsabilità chiare, in quanto fino ad oggi, i quadri internazionali sul clima non sono riusciti ad affrontare direttamente l’offerta di combustibili fossili. La Conferenza di Santa Marta è il risultato di anni di advocacy da parte dei governi del Pacifico e della società civile, mirata a creare uno spazio politico dedicato alla transizione dal fossile.
Tuvalu e Fiji saranno, inoltre, al centro dei lavori preparatori della prossima COP, ospitando le riunioni pre-COP nell’ottobre di quest’anno. Le sessioni ufficiali si terranno alle Fiji, mentre Tuvalu offre l’opportunità di osservare direttamente l’impatto della crisi climatica sui piccoli Stati insulari del Pacifico. Anche Palau avrà un ruolo di rilievo, organizzando un evento speciale sul clima in concomitanza con il Pacific Islands Forum Leaders Meeting.
Un dialogo costruttivo, uno spazio di azione dove il fil rouge è stato la fiducia reciproca, in opposizione rispetto ai problemi che si riscontrano da anni nelle COP. Da Santa Marta portiamo un mandato: definire roadmaps nazionali e regionali per un percorso di transizione. Le roadmap TAFF (Transition away from fossil fuels) non sono un percorso parallelo ai piani di azione climatica dell’Accordo di Parigi (NDC), ma un mezzo per realizzarle. Creare uno spazio di collaborazione internazionale che fornisca gli strumenti per un lavoro nazionale. L’inizio di un processo che servirà a definire un’architettura a più dimensioni, dove il coordinamento tra attori sarà cruciale. Intraprende un percorso di riforma dei sussidi, lo sblocco degli investimenti per la transizione, il superamento di barriere come i tradizionali meccanismi ISDS e la gestione dei vincoli di debito che intrappolano i Paesi nella dipendenza fossile. Ciò seguito da un processo di cooperazione tra produttori e consumatori, che non è una cooperazione di mercato, ma fornisce ai Paesi gli strumenti per attivare nuovi piani di azione climatica sempre più efficaci, grazie a finanziamenti mirati, scambio tecnologico e formativi di capacity-building.
Le COP come spazio di organizzazione di norme e regole internazionali, come strumenti del processo, grazie al lavoro che potrà produrre anche l’IPCC, con le sue proiezioni attraverso la raccolta di dati scientifici. Lo stesso Panel di scienziati (SPGET) guidato da Johan Rockström e Carlos Nobre, tra i più influenti scienziati del clima, sarà fondamentale per la definizione delle roadmaps. Così tre filoni di lavoro si presentano sul cammino alla transizione: roadmap nazionali e regionali, riforma finanziaria e investimenti e una cooperazione tra produttori‑consumatori.
La scienza diventa parte fondamentale del cambiamento che ora si vuole perseguire. Esperti che si mettono al servizio della causa climatica e ambientale in sostituzione del blocco diplomatico che spesso è stato causa di percorsi a ostacoli, quando parliamo di cambiamenti sostanziali. Uno spazio alla scienza per soluzioni granulari.
La primavera troverà le sue radici dall’8 al 18 giugno a Bonn per la 64ª sessione degli Organi Sussidiari dell’UNFCCC (SB 64), di cui Santa Marta ha già anticipato i temi da trattare. La domanda che ci possiamo porre è se Bonn riuscirà a rispettare le aspettative che la prima Conferenza sulla transizione dal fossile ha posto. Per i Paesi non presenti a Santa Marta, Bonn rappresenta l’occasione per valutare se unirsi a una coalizione che sta già costruendo capacità, strumenti e pressione politica. Capire se possa veramente tradursi in ambizione formale non solo politica, che gli obiettivi proposti dalla Conferenza di Santa Marta non siano nuove prescrizioni volanti senza capacità di renderle effettive. La SB 64 sarà un osservatorio alla comprensione della volontà di spostare l’asticella dell’ambizione a livello globale per una transizione dai combustibili fossili in vista della COP31.
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