Cosa significa essere sostenibile?
Il principio di sviluppo sostenibile contiene in sé una numerosità di significati. Lo stesso Trattato di Lisbona lo inserisce come disposizione a cui tendere per tutelare l’ambiente e l’ecosistema ambientale. Come, quindi, costruire un percorso che guarda avanti verso uno sviluppo al progresso in modo sostenibile?
Si è tenuto a Parma il “Festival dello sviluppo sostenibile” tra il 18 e il 22 maggio, che ha visto il susseguirsi di incontri diversificati, il cui obiettivo era solito: parlare di un mondo in cui l’uomo è partecipante, attraverso un’azione attiva e collettiva, di un processo per un mondo sostenibile. Grazie all’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile Ets (ASviS) l’iniziata muove, ogni anno da dieci anni, la collettività composta da cittadine e cittadini, giovani generazioni, imprese, associazioni e istituzioni, con il fine di porre sul tavolo di discussione i temi della sostenibilità economica, sociale e ambientale.
Il Festival dello sviluppo sostenibile 2026 è stato organizzato dall’Università di Parma con il patrocinio del comune, della Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile (RUS) e dell’Alleanza EU Green. Nel corso della settimana incontri intersezionali, con un programma ricco e articolato che unisce la ricerca accademica, la partecipazione pubblica e la formazione. Da mostre sul riuso e il riciclo all’importanza di un percorso di sensibilizzazione per la creazione di comunità coscienti per una giustizia sociale, dalla biodiversità urbana e la citizen science alla gestione delle risorse idriche sul territorio e un focus sulle oasi naturali come “corridoi di pace”, che offrono una lettura ecologica e innovativa delle tensioni geopolitiche contemporanee.
Muoversi verso un orizzonte di possibilità sostenibile non solo ambientale, ma sociale. Associazioni come ADMO, MUNUS e AVIS hanno posto sul tavolo la necessità di promozione di una giustizia sociale che avesse al centro la sensibilizzazione al dono. Ponendo come mezzo verso il raggiungimento di questo obiettivo l’università, come megafono sociale per il coinvolgimento della comunità verso un percorso funzionale alla creazione di una realtà giusta socialmente e sostenibile. Un ulteriore tavolo di confronto ha messo al centro la tecnologia come strumento “non” neutro alla realizzazione delle cosiddette, smart cities. Giungendo alla conclusione più ovvia, ma di importanza fondamentale: porre al centro la regolamentazione. Il percorso alla digitalizzazione delle città deve essere parallelo allo studio del diritto per la costruzione di regole, anticipato da un’architettura della fiducia, così che la comunità della città possa sentirsi parte integrante in uno spazio che mette al centro il suo benessere. Abbiamo parlato di plastiche e di bio-plastiche, un mondo ancora frammentato dove ci si pone una domanda fondamentale: possiamo fare a meno della plastica? La risposta non è semplice, bisogna innanzitutto iniziare a pensare di utilizzare, per la produzione, fonti esclusivamente rinnovabili e non fossili, che comporta inevitabilmente la necessità di costi più elevati. Gli studi sono in costante movimento per raggiungere una vera e propria economica circolare della plastica, ma il percorso è arduo e alla domanda inziale è difficile dare una risposta positiva.
Il Festival ha tenuto anche la proiezione di cortometraggi dal titolo "Corti e sostenibili", proponendo al pubblico una selezione attenta, con focus sul rapporto tra uomo e ambiente, da parte delle studentesse e degli studenti dell’Università di Parma nel corso di un workshop coordinato insieme all’associazione 24FPS, a Insostenibile Festival e a ConCorto Film Festival. Sullo schermo un intenso momento con la proiezione di immagini distopiche accompagnate da riprese distorte e colori accessi. Un susseguirsi di volti umani e paesaggi univoci rendeva il racconto crudo, diretto ed enfatico. Le parole dei personaggi incorniciavano le immagini, che già parlavano da sole.
L’ultima giornata del Festival ha ospitato la presentazione del libro “il clima dell’informazione”, dando spazio ad una tavola di esperti e professori sulla relazione che intercorre tra giornalismo, ambiente e informazione. Assieme al pubblico in aula, si è tentato di raggiungere un punto che potesse essere il modo ideale con cui affrontare la crisi dell’informazione e dell’informazione ambientale. Presente anche Tobias Jones, giornalista e scrittore britannico, che nel suo intervento afferma ‹‹raccontare l’ambiente è un atto sociale e politico››. Creare una nuova immagine per il giornalismo ambientale dove l’ambiente si pone al centro del dibattito pubblico come agente attivo che mette insieme diritti umani, civili, politica ed economia, allontanandosi dal modello dell’informazione ambientale mainstream spesso frammentata e distorta.
La sostenibilità assume forme e dimensioni diversificate, nel modo di definirla e nel modo di agire. Ciò che il Festival dello sviluppo sostenibile ha sottolineato, con i suoi incontri, è la necessità di un cambiamento che parte dalla collettività e dalle comunità, dalla volontà di pensare con capacità critiche e consapevolezza del territorio ponendo al centro l’ambiente come mezzo e come fine, con l’obiettivo ultimo di creare società giuste e uomini coscienziosi.
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