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Fermarsi a osservare l'immensità del mare è, senza dubbio, una delle esperienze più profonde ed emozionanti che si possano vivere nell'arco dell'esistenza. Restare fermi lì, a bordo spiaggia, mantenendo lo sguardo fisso verso l'orizzonte e ascoltando l'ampio respiro di quelle onde spumeggianti che seguono una direzione ben precisa tracciata dalla forza del vento, capace di muovere e plasmare ogni cosa al suo passaggio, trasmette un senso di pace assoluta e mistero. Tra le innumerevoli citazioni d'autore che si riferiscono nel tempo alla bellezza poetica di tale meraviglioso spettacolo naturale, quella che più di tutte riesce a colpire l'anima e il cuore è sicuramente il celebre verso di Baudelaire: "Uomo libero, amerai sempre il mare".
A questo punto la domanda sorge spontanea e profonda dentro di noi: da cosa dovremmo essere liberi nello specifico?
Si potrebbe certamente pensare alla celebre allegoria della caverna di Platone tanto narrata nei testi filosofici, ma mi permetto di soffermarmi maggiormente sulla libertà autentica di pensiero, ossia sulla possibilità concreta di sviluppare un senso critico del tutto personale. Se volessimo sintetizzare al meglio questo concetto esistenziale, potremmo affermare che occorre procedere coraggiosamente "in direzione ostinata e contraria", proprio come cantava con immensa poesia Fabrizio De André.
Tuttavia, il pensiero stesso rimane un elemento tanto conosciuto e quotidiano quanto profondamente sconosciuto nelle sue dinamiche interne alla nostra mente. Quante volte ci è capitato di veder affiorare un'idea improvvisa e inaspettata, senza riuscire a comprendere minimamente attraverso quali meccanismi razionali essa si sia potuta generare? Diremmo subito che la mente umana possiede una struttura straordinaria e complessa, ma credo fermamente che al tempo stesso a quel pensiero generato noi possiamo sempre dare un orientamento consapevole oppure un peso specifico. Rimanere in completo silenzio di fronte all'insorgere di tali pensieri risulta spesso estremamente difficile e faticoso; ciò nonostante, imparare a lasciarli scorrere dolcemente come se fossero un semplice ramo di legno trasportato dalla corrente lungo il corso di un fiume calmo, ci permette di liberare la mente da pesi inutili e di concentrarci pienamente per vivere il momento presente.
Possiamo dunque assimilare il viaggio dell'esistenza a una lunghissima traversata in mare aperto, nella quale ognuno di noi guida la propria imbarcazione conoscendo nel profondo del proprio cuore la rotta corretta verso la destinazione finale: la personale Itaca. Durante questo tragitto si susseguono innumerevoli avventure che rendono la vita affascinante e imprevedibile, mentre i pensieri più bui e ossessivi rappresentano le tempeste e le correnti insidiose che possono farci affondare e annegare insieme alle nostre barche.
Molto probabilmente a questa meta finale abbiamo cambiato denominazione e nome molte volte nel corso degli anni; non dobbiamo cercarne sempre la causa o trovare banali alibi, è fondamentale accettare con serenità il fatto che le cose a un certo punto finiscano. Alla fine, colui che riesce a raggiungere la sua Itaca è solo chi ha imparato a governare i propri pensieri. Io, personalmente, ci riesco guardando l'orizzonte del mare. E tu?
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