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Ho sempre pensato che ci fosse un periodo dell’anno in cui qualcosa potesse nascere o cambiare dentro ognuno di noi: un rito scaramantico che potesse dare fortuna o, per meglio dire, offrire qualche nuova visione intorno a ciò che ci circonda.
Quel periodo dell’anno è la primavera.
Potrei dirlo in maniera istantanea, o meglio in modo rapido, come quando parte l’idea di fare un sorpasso in autostrada: aveva ragione Jovanotti nella sua canzone quando cantava “amo gli inizi, ognuno ha i propri vizi, la primavera arriverà”. Però, al di là delle scaramanzie, delle cartomanti e delle veggenti, se faccio un passo indietro e guardo nel mio album di esperienze, posso confermare che questa “scaramanzia” è vera.
Dopo aver scoperto in maniera allegra questo arcano, però, non mi permetto di andare a comprare un palo santo, ma decido di lasciare scorrere, come un fiume, questo fluire della vita e accettare che tutte le esperienze che questo periodo dell’anno porta con sé — tra la fioritura degli alberi e le diverse allergie che si propagano, con la corsa alle farmacie per gli antistaminici o ai reparti dei supermercati dove ci sono i fazzoletti — possano lasciare qualcosa.
Nella sua etimologia, la parola primavera rappresenta, tra i vari significati che detiene, quello che particolarmente mi ha colto e mi ha abbracciato, “l’età giovanile, intesa come la prima e la più bella stagione della vita”. Vuoi che sia l’età che possiedo, vuoi che in questi anni abbia potuto notare quello che ho definito all’inizio, o vuoi che abbia semplicemente la sua valenza come frase, lascio al lettore il modo in cui ritiene più opportuno definirla.
In questo periodo ho avuto modo di accettare tante sfide, inaspettate, che mi hanno permesso di crescere e di mettermi diverse lenti per vedere il mondo con gli occhi di un fanciullino, il quale vive sempre in ognuno di noi. Anche se ci reputiamo grandi, forti e invincibili, le convinzioni senza delle tesi che possano difendere la visione sono come andare a 80 km/h dritti su una curva.
Sono quelle esperienze in cui, nei momenti in cui mi sentivo chiuso dentro un vaso, qualcuno mi ha aiutato a prenderlo per mano e a buttarlo a terra per romperlo. Tra i vari pezzi caduti, pian piano mi sono ripreso e ho cercato di diventare forte nei punti spezzati. Quanta bellezza, però, nel vedere tutto questo con il senno di poi. Quanto può essere dolcificante la nostalgia. Però, onde evitare il mal di pancia, mi permetto di ringraziare quelle persone che mi hanno aiutato in questa fase dell’anno, perché da soli si può arrivare a una meta, ma insieme se ne possono raggiungere anche altre tre o più: provare per credere.
Ma, in fondo a tutto ciò, in queste esperienze per così dire “rivoluzionarie” — perché per me significa cambiare le cose rispetto al punto in cui ci si trova — questa parola così forte, che nella sua storia ha permesso tanti cambiamenti all’interno del mondo in cui viviamo e il progredire di numerose civiltà rispetto al loro modus vivendi, non mi ha mai visto solo.
Accanto a me ci sono state alcune persone che mi permetto di citare, perché, come diceva Nietzsche, l’amicizia è un amore puro, autentico, ideale, scevro da interessi egoistici e privo della volontà di dominio, di potenza sull’altro. Si potrebbe pensare all’amicizia come all’amore più altruistico, più sincero, più chiaro, più splendente, più donatore, più inclusivo, più ricco e più rivoluzionario.
Ecco, io credo che queste parole tendano a sottolineare o a inserire in un quadro, da incorniciare nel mio cuore. Perché l’amicizia vera è sincera, è quella più rivoluzionaria: permette di superare i propri limiti, è genuina e, dopo una discussione o un conflitto, tende a essere più forte di prima. Non si decompone nella distanza, ma diventa quel qualcosa che aiuta nei momenti difficili, senza chiedere permesso, semplicemente essendo pura poesia.
Quindi, grazie Antonio, Irene, Paolo, Piero, Cosimo e Filippo. Ve lo ripeto sempre, però il rapporto fraterno tra due persone è la cosa più rivoluzionaria che possa esserci.
Ultimo, ma non ultimo: ora che la primavera è iniziata e le ore di sole avanzano, portando nuove esperienze e nuove conoscenze, io vado avanti e non mi svesto dei panni che sono solito portare, perché ho ancora tante cose da raccontare, per chi vuole ascoltare, e a culo tutto il resto, come diceva Guccini.
Sarà quel che sarà. La vita è una e porsi troppe questioni esistenziali, lasciando che esse scorrano nella propria mente come un bruco che mangia la mela dall’interno, non porta ad altro se non a distruggere qualcosa che avrebbe potuto dare valore a questo mondo.
Siate rivoluzionari, ma fatelo con onestà e umiltà.
Il mondo ha bisogno di rivoluzioni.
© Punto e Virgola ©
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