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Il Gigante Neutrale
Il Gigante Neutrale

Il Gigante Neutrale

autore
Daniele MainolfiDaniele Mainolfi
pubblicazione
07/03/2025
categoria
Politica e cronacaPolitica e cronaca
tempo di lettura

4

tag
Indo-PacificoIndo-Pacifico
Paesi
🇮🇳India🇷🇺Russia🇨🇳Cina🇪🇺Unione Europea (UE)

Parliamo di India, è giunto il momento

Perché il Gigante Neutrale?

Non è solamente una questione di dimensioni o del fatto che il Paese più popoloso al mondo ha mantenuto, fin dalla sua indipendenza nel 1947, una posizione di equilibrio strategico nella politica internazionale che affonda le sue radici nella filosofia di Nehru e Gandhi. Il motivo per cui l’India è Il Gigante Neutrale va ricercato nei possibili scenari futuri.

Prima di ciò, però, bisogna ricordare che durante la Guerra Fredda, il Paese è stato tra i fondatori del Movimento dei Non Allineati, rifiutando nettamente i due blocchi (l'occidentale e il sovietico) e preservando la propria autonomia decisionale. Questa scelta ha permesso all'India di sviluppare relazioni diplomatiche e commerciali con entrambi i blocchi, beneficiando di aiuti economici e tecnologici da entrambe le parti senza dover sottostare a vincoli ideologici; e proprio per questo le due superpotenze cercarono continuamente di comprare il favore indiano. Due esempi fondamentali, avvenuti a 4 anni di distanza l’uno dall’altro (1951 e 1955), furono l'Accordo sul Grano, attraverso il quale l'India ricevette significative forniture di grano americano a condizioni agevolate per contrastare la carestia, e l'Accordo sulla Cooperazione Economica e Tecnica, che portò alla costruzione dell'acciaieria di Bhilai, uno dei più grandi progetti industriali dell'India post-indipendenza, resa possibile grazie ad investimenti sovietici.

Questi accordi sono perfetti esempi di come l'India sia riuscita a mantenere relazioni vantaggiose con entrambi i blocchi, beneficiando di aiuti economici e tecnologici senza compromettere la propria autonomia. E oggi, questa tradizione di neutralità strategica continua in un contesto globale profondamente mutato: da un lato, l'India gestisce una complessa rivalità con la Cina, suo principale competitor regionale con cui condivide dispute territoriali e una crescente competizione per l'influenza nell'Indo-Pacifico; dall'altro, mantiene rapporti pragmatici con gli Stati Uniti, cercando di bilanciare gli interessi nazionali con le pressioni internazionali.

Un’India che fa comodo a tutti

Questa capacità di mantenere relazioni equilibrate con potenze in competizione tra loro si riflette anche nella gestione delle crisi internazionali recenti: l'India ha saputo preservare la propria autonomia strategica continuando a commerciare con la Russia mentre sviluppa partnership con l'Occidente, dimostrando una notevole abilità diplomatica.

Anzi, si potrebbe dire che il fatto che l’India abbia continuato a commerciare con la Russia dall’inizio della guerra in Ucraina ha aiutato soprattutto un attore: l’Unione Europea. Com’è possibile? L'India ha assunto una posizione strategica nel commercio energetico attraverso un meccanismo di intermediazione: si potrebbe riassumere il tutto affermando che l’Unione Europea ha posto le sanzioni verso la Russia, ma dato che non ha sviluppato il suo sistema energetico indipendente e green, compra il petrolio dall’India chiundendo gli occhi dalla provenienza, ovvero la Russia. Nel dettaglio, l’India acquisisce petrolio greggio russo a tariffe preferenziali, lo processa nei propri impianti di raffinazione e distribuisce i prodotti petroliferi raffinati all'Unione Europea. E l'analisi dei dati evidenzia una crescita sostanziale: nel corso del 2023, l'India ha registrato un incremento del 50% nelle importazioni di greggio dalla Russia, posizionandosi tra i principali importatori insieme alla Cina. Parallelamente, le esportazioni di prodotti petroliferi raffinati verso l'Europa hanno segnato un aumento del 70%, conferendo all'India la posizione di fornitore principale dell'UE in questo settore, superando persino l'Arabia Saudita.

Le implicazioni economiche per l'India sono considerevoli: l'esportazione di prodotti petroliferi raffinati verso l'Europa ha generato un fatturato superiore a 40 miliardi di dollari nel 2023, registrando un incremento di 15 miliardi rispetto all'esercizio precedente. Come ha riportato il The Economic Times, gli operatori del settore della raffinazione indiano, in particolare Reliance Industries e Indian Oil Corporation, hanno conseguito risultati finanziari eccezionali, beneficiando del differenziale tra il costo agevolato del greggio russo e i prezzi di mercato europei.

image

Questo esempio specifico, ma ancor più l'ottica generale degli equilibri geopolitici, dimostra come un eventuale abbandono della neutralità storica dell'India avrebbe conseguenze dirompenti sugli equilibri globali. Con una popolazione di oltre 1,4 miliardi di persone e un'economia diventata la quinta al mondo, superando il Regno Unito, un allineamento indiano — sia con l'Occidente sia con la Russia — trasformerebbe radicalmente gli equilibri di potere. Un'India allineata con gli USA rafforzerebbe enormemente il fronte occidentale nell'Indo-Pacifico, contenendo l'espansionismo cinese. Al contrario, un'alleanza con la Russia darebbe vita a un blocco eurasiatico senza precedenti, forte di più di 2 miliardi di persone, risorse immense e, soprattutto, dalla fine della Guerra Fredda sarebbe l’unico candidato ad affrontare il dominio di Pechino nel continente.

Tuttavia, gli analisti concordano che un abbandono della neutralità indiana sia altamente improbabile nel breve-medio periodo. Schierarsi con l'Occidente significherebbe perdere l'accesso privilegiato alle risorse e tecnologie russe, oltre a rischiare un'escalation delle tensioni con la Cina. D'altra parte, un allineamento con la Russia comprometterebbe i rapporti con gli USA e i loro alleati, fondamentali per la modernizzazione tecnologica e militare indiana, oltre a limitare l'accesso ai mercati occidentali cruciali per l'export indiano. Un allineamento invece con la controparte cinese, ad oggi, risulta l’ultimo e il più improbabile degli scenari, a causa delle storiche rivalità etniche e strategiche.

È proprio per questa sofisticata capacità di navigare tra interessi contrastanti che ho deciso di affibbiare l’appellativo di Gigante Neutrale all’India. Questa definizione non è solo simbolica, ma riflette una precisa strategia geopolitica: mantenendo la propria indipendenza decisionale, l'India può massimizzare i vantaggi dalle relazioni con tutte le potenze globali, evitando al contempo di essere trascinata in conflitti non suoi. La sua neutralità le permette di essere un partner commerciale affidabile per l'Occidente, un alleato strategico per la Russia e un interlocutore credibile con la Cina, nonostante le tensioni. Se l'India dovesse abbandonare questa posizione, non solo perderebbe questi vantaggi strategici, ma innescherebbe un effetto domino che ridisegnerebbe completamente gli equilibri di potere globali. Per questo, la neutralità non è solo una scelta diplomatica, ma una necessità strategica che Delhi continuerà a perseguire con ogni probabilità nel prossimo futuro.

Autore

Daniele MainolfiDaniele Mainolfi

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