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Accoglierò nel chiarore il prione del tuo nome, nel petto del barile d'un chaperone il conoscer l'esposte ferite trascinate. In due anelli d'ottameri dorati custodirò ogni abuso di vita.
Lo curerò sciogliendo la finta, storta, matassa dei sogni e di tutti i pensieri che ti spengono col soffio che ci vive. Ti inscriverò in un forte abbraccio ma che questo protegga solamente e mai imprigioni. Prenderò la grave suramina del sonno e spezzerò la gabbia nella metà precisa per farti fiorire unita a quelle fibrille mentali.
E sorgerai a scompormi e farmi tale a te, un fedele tentar di cenarti divorandomi, annegando nell’imprimerti al muro della camera irrazionale. Tu senza vedermi sorridendo mi trafiggesti della tua fragilità
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e il cuore sopporterà la luce.
e potrò vederti in volto
senza arrossire.
david maria turoldoHo bevuto la tua luce dolorosa e l'ho abbracciata col sogno. Ora giaccio e veglio vedendoti carica di sangue cadere dove provo a sfiorarti stringendo il nulla.
Ho cercato di trattenere il lampo dei tuoi denti senza tempo ma gravo nel mio minuto granello di carne e per legge innalzato devo cadere ricolmo di colore nelle righe sdoppiate.
Questo denudato rapporto cambiato ci avrebbe fatto trapassare invisibili, vento nel vento, e l'universo sarebbe un freddo niente senza la nostra vita; come carichi protoni saremmo esplosi della sola vicinanza.
Non ho altre parole per liberarmi. Questa è la firma che sostiene tutto tranne noi.
© Punto e Virgola