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«Tutte le mie ossa sono sparse e disperse come acqua. Il mio cuore è come cera che si scioglie nel mio ventre»
Tu, Giardiniere, che guardasti la vergogna
della nostra nudità, decidesti di spogliarti
e vedesti gli angeli brancolanti portare
a stento la spinosa coppa della colpa.
Tu che vegliasti sul sangue del nostro sonno
incauto, tremando il sudore di tutti i tormenti.
Tu che tra le torce baciasti il segno
delle nostre lingue e delle nostre idee.
Tu che ci donasti il timone e ci vedesti
scappare sconvolti dalla notte illuminata.
Tu che innocente ti facesti incarcerare
incatenato per poterci liberare
e violare per poterci risanare
e sputare dalla bocca della lode
per poterci riparare.
Tu, Vite della vita, che guardasti
tutto il Tempo e contasti tutte le ferite
Tu scegliesti d’abbracciare trattenendo
quella colma coppa che ti trafisse e da essa,
Incontenibile, farti per sempre contenere.
Tu che sostieni il Mondo in una mano
decidesti d'elevare l'Universo
aggiogato d'umiltà, solcando la Storia,
inciampando, Perfetto, nell'imperfezione
cadendo delle nostre cadute.
Tu, che tutto creasti, per ascendere
all'Ara del Cosmo facesti sopportare
a un uomo solo il solo peso dell'aratro.
Tu che bevesti fino all'orlo
tutto il nostro peccato
e spezzasti il Tuo Tempio nella polvere,
per trattenere dalla morte la mia mano
moristi aggrappato al pianto del cielo.
Tu, Giardiniere del cuore, abbracciasti
la terra tutta, sigillando con la Tua Ombra
il dono del Tuo Eterno Testamento
per innaffiare fino all'orlo tutti i deserti
e risvegliarti in un giardino nuovo.
© Punto e Virgola ©
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