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ἵνα μὴ ἕν τι περὶ αὐτὴν πάθος φαίνηται, παθῶν δὲ σύνοδος
anonimo del sublime
Saffo nel suo frammento voigt 31 rappresenta in maniera straordinariamente moderna, in un continuo crescendo, i sintomi scatenati dalla visione amorosa -e ve lo voglio dimostrare!- tanto che al verso 10 usa αὔτικα che è un avverbio tipico delle descrizioni sintomatologiche dei trattati medici. E così, con qualche variazione (cfr. teguntur/ lumina nocte) anche il neoterico ripropone il carme in lingua latina. Iniziamo questo breve viaggio clinico:
“Mi sconvolge davvero il cuore” dimostra segni di palpitazioni e tachicardia sinusale reattiva ovvero aumento temporaneo dei bpm (battiti per minuto) generato nel nodo seno-atriale in risposta a stimoli fisici o emotivi, in questo caso d’acuta ansia. Questo può avvenire principalmente per un’attivazione simpatico-adrenergica e questo riguarderebbe una minaccia della perdita (la ragazza che parla con colui che pare un dio). L’organismo vede l’amato come un bene scarso e conteso ed è pronto a combattere, infatti la gelosia funziona come stress da competizione intraspecifica (individui di specie diverse che lottano e si scannano per un bene limitato).
“La lingua si è franta” indica l’iperventilazione ansiosa che causa una alcalosi respiratoria, portando dunque a una drastica diminuzione di CO2 che rende il sangue più alcalino. In questo ambiente l’albumina lega una maggiore quantità di calcio, che rende più scarsa la sua frazione libera. Questa ipocalcemia (poco calcio) porta a crampi, vertigini, spasmi muscolari e parestesie (intorpidimento) orali e periorali. Può essere anche avvenuta una inibizione corticale transitoria da iperattivazione limbica (l'amigdala elabora le emozioni e la paura inibendo la corteccia prefrontale, sede del pensiero razionale) in cui c’è stata una interferenza sull’area motoria del linguaggio: Il desiderio attiva l’impulso comunicativo ma la percezione di inferiorità o minaccia lo inibisce, dunque si ha un sovraccarico emotivo che provoca una interferenza motoria (inibizione transitoria del linguaggio): è il conflitto tra l’impulso erotico e la coscienza della perdita.
“Fuoco sottile sotto la pelle” indica l’attivazione adrenergica, ovvero la risposta del sistema nervoso simpatico allo stress fisico, con rilascio di adrenalina che provoca una vasocostrizione cutanea e delle alterazioni microcircolatorie che portano a parestesie urenti (anomale sensazioni di bruciore intenso anche con formicolio, intorpidimento o sensazione di spilli) e iperattivazione delle fibre C che trasmettono il dolore lento e bruciante (Cfr AEN IV 76). Questa interazione crea un circolo vizioso in cui lo stress psicologico aumenta la percezione del dolore fisico, e il dolore cronico alimenta lo stato di stress. L’arousal (eccitazione, allerta del sistema nervoso) sessuale e l’arousal ansioso condividono circuiti autonomici. Quando desiderio e gelosia coesistono, si produce una iperattivazione simultanea erotico-stressogena. Il corpo non distingue nettamente eccitazione e minaccia: entrambe aumentano attivazione adrenergica.
“Da una duplice notte” è tipico un sintomo prodromico dello svenimento (presincopale). Vorrei far notare come sia saggiamente intessuto nel carme come anticipazione del sovvenir della morte. Con l’iperventilazione si può avere una vasocostrizione cerebrale: l’annebbiamento visivo, infatti, è tipico delle condizioni in cui l’organismo entra in stato di iperarousal con ridistribuzione del flusso sanguigno. Quando l’amata appare irraggiungibile e ormai quasi perduta, che parla con un dio per l’appunto, per il nostro cervello abbiamo perso una risorsa essenziale ed è come una minaccia all’integrità del legame, dunque, in ultima analisi, anche un po’ di noi stessi. Il legame affettivo è una necessità di sopravvivenza e la sua minaccia produce reazioni simili a quelle del pericolo fisico. Questo attiva l’asse HPA che coordina la risposta a medio termine dell’organismo allo stress rilasciando cortisolo in cascata ormonale, quest’ultimo mobilita l’energia, aumenta la pressione sanguigna e inibisce le funzioni inessenziali (la risposta in breve termine è data dal sist. nerv. simpatico). Dopo aver raggiunto alti livelli il cortisolo agisce su ipotalamo e ipofisi riportando il sistema in equilibrio.
“Risuonano le mie orecchie” sta a indicare un acufene transitorio neurovegetativo (ronzio di qualche secondo o minuto che scompare spontaneamente…per dirla semplicemente) con vasocostrizione dell’arteria labirintica (che irrora l’orecchio interno, dunque una riduzione dell’apporto di ossigeno e nutrienti). Con l’alterazione transitoria della perfusione cocleare si ha l’attivazione simpatica (l’atavica reazione attacca o fuggi indotta dallo stress col rilascio di adrenalina).
La gelosia, vero protagonista del carme, è uno stato di vigilanza verso il rivale -ἔμμεν’ ὤνηρ- e monitoraggio costante dell’amata affinché non ci venga strappata già solo dalla vista e questo -omnis elidit sensus mihi-. Questo stato è mediato dall’amigdala e dal locus coeruleus che è noradrenergico.
“Sudore mi bagna” indica una iperidrosi da attivazione simpatico-colinergica (il neurotrasmettitore acetilcolina agisce sulle ghiandole sudoripare). Col fremere si ha una stimolazione β-adrenergica muscolare (in cui la β1 aumenta la frequenza cardiaca e la forza di contrazione mentre la stimolazione β2 induce rilassamento della muscolatura liscia; il tremore ansioso è legato all’attivazione β2 nel muscolo scheletrico e all’aumento dell’attività motoneuronale).
“Più verde dell’erba” il pallore, in questa gran torma d’emozioni, rappresenta una redistribuzione del flusso sanguigno verso il cuore e muscoli scheletrici con derivante vasocostrizione periferica, dunque cutanea. Ormai s’è inteso il meccanismo…
“Esser prossima a morire” è il sintomo cardine dell’attacco di panico per l’iperattivazione amigdaloidea, tutto questo si dimostra in una interpretazione catastrofica della realtà e la disintegrazione temporanea della percezione di controllo in quanto l’oggetto amato diventa parte della rappresentazione del sé e la sua perdita dunque equivarrebbe alla frammentazione identitaria.In questo craving, senza quasi controllo della corteccia prefrontale, il nostro corpo diviene il teatro di questa tragedia e campo di bilance impulsive.
L’amore che fa breccia: Cavalcanti, Leopardi e Rebecca Garbin
Nel sonetto Voi che per li occhi mi passaste ‘l core Guido Cavalcanti presenta la passione amorosa come un dardo cha dagli occhi dell’amata si “gittò dentro dal fianco” del poeta e si giunse ritto ‘l colpo al primo tratto,/che l’anima tremando si riscosse/veggendo morto ‘l cor nel lato manco”. L’amore entra nel corpo del poeta e stravolge tutto, tanto da condurlo fino ad un apparente morte.
In modo analogo, Leopardi ne La sera del dì di festa paragona lo stato di calma e quiete della figura femminale con il suo tumulto interiore. Anche qui l’amore si configura come una ferita aperta dalla donna, il poeta esclama infatti “Quanta piaga m’apristi in mezzo al petto”.
La poetessa contemporanea Rebecca Garbin raccoglie questo topos letterario ribaltandolo. Nella sua poesia La casa di Serravalle non si fa più oggetto passivo dell’amore, ora è lei a scoccare la freccia, a fare breccia nell’amato: è l’autrice che desidera fare breccia nell’amato. La ferita viene inflitta, l’autrice lo desidera: “vorrei farti un buco nel petto e sdraiarmici dentro, farmi spazio nel tuo centro”.
L’amore che porta alla morte: Dante e Shakespeare
Spesso nella letteratura il desiderio amoroso consuma pian piano l’anima e il corpo degli amanti fino a portare alla morte.
È questo il destino di due tra le coppie più celebri e sfortunate della storia della letteratura: Paolo e Francesca, e Romeo e Giulietta.
I primi due ci vengono presentati da Dante Alighieri nel canto V della Commedia, attraverso le parole stesse di Francesca. Le loro anime appartengono al cerchio dei lussuriosi, quelle “anime affannate” trascinate dalla bufera infernale per la legge del contrappasso. Il loro è un amore adultero: Francesca è sposata con il fratello di Paolo, eppure il sentimento che li unisce è così potente da non potervisi rinunciare. La passione allora li condurrà allora alla morte una volta scoperti. Sono due anime colpite da quell’“Amor ch’al cor gentil ratto s’apprende”, cioè che attecchisce immediatamente in un cuore gentile e lo sconvolge, fino a scolorare il viso degli amanti, riprendendo in questo modo l’elemento già presente nella lirica di Saffo.
Altro tragico destino è quello degli altri due giovani amanti, nati dalla penna del poeta inglese William Shakespeare: Romeo e Giulietta. Anche la loro è una passione vissuta in modo assoluto e totalizzante, porterà infatti alla morte dei due protagonisti. La loro passione è una gioia definita all’interno della tragedia stessa come violenta: “Le gioie violente hanno fine violenta, e muoiono/nel loro trionfo come il fuoco e la polvere/ che si consumano in un bacio”.
Queste storie sollevano una domanda: è dunque possibile amare con moderazione? Oppure è inevitabile lasciarsi travolgere dal fuoco, dal vento della passione, anche se distruttivo?
L’amore come follia: De André e Marquez
Ne “La ballata dell’amore cieco” Fabrizio De André canta la storia di un uomo che “s’innamorò perdutamente/d’una che non lo amava niente”. Come in preda ad una follia il protagonista accetta di dar prova del suo sentimento sottostando alle richieste della donna amata, presa dalla “vanità fredda” del momento di avere qualcuno disposto a tutto per lei. Chiede all’uomo di uccidere la madre e consegnarle il cuore. Superata questa, gli ordina di tagliarsi “dai polsi le quattro vene”. L’uomo acconsente e “come un pazzo da lei tornò” per morire definitivamente ai suoi piedi. In questo caso il desiderio amoroso è una forza così potente da far perdere la ragione a chi ne viene colpito, che tale e quale ad un folle si lascia condurre fino alla morte.
Lo scrittore colombiano Gabriel Garcia Marquez nel romanzo “Dell’amore e di altri demoni”, narra anche lui una storia di amore e follia. I protagonisti sono la piccola Sierva Maria, creduta malata di rabbia e impossessata da spiriti demoniaci, e il sacerdote Cayetano Delaura, a cui viene affidato il compito di esorcizzarla. Quest’ultimo una volta scoperta la passione e venuta meno la razionalità, diviene disposto a tutto pur di stare con l’amata. Nonostante le grandi differenze e la società che definisce questo rapporto scandaloso e immorale, tra i due nasce dunque in segreto un sentimento travolgente e potentissimo, unica ragione di vita per entrambi. Gli amanti vengono alla fine separati, Cayetano processato per eresia viene confinato tra i malati, Sierva Maria invece, lasciata sola, muore, ma non per la rabbia, bensì viene trovata “morta d’amore”.
Autore
Manuel Visani
Viola Mattioli
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