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Il sogno di Cassandra
Il sogno di Cassandra

Il sogno di Cassandra

autore
Manuel VisaniManuel Visani
mensile
Mensile di Febbraio 2026Mensile di Febbraio 2026
pubblicazione
05/02/2026
categoria
Racconti e poesieRacconti e poesie
tempo di lettura

4

tag
poesiapoesia

Τίς μοι τοῦτο φόβος προσῆκεν ἐγγύθεν ἔχων πρὸς φρεσὶν ὀφθαλμίαν ἰδέσθαι;

Nel principio del principe della pace

nella notte della rielezione

indugiammo in banchetti di vuoto

tra muri di spesso grigiume

mentre le lampade spoglie

traballavano al vento della loro inconsistenza.

I nostri disegni erano tutti svaniti

dalle tazze di vetro dov’ero… dov’ero…

e ci ubriacavamo di idee

tra le vetrate, specchiati sul mondo,

dissertando e probando senza sensatezza

le carte dei nostri occhi glaucomatosi

in salette e corridoi

per ottener l’alloro dorato della lode.

Nella notte solinga del Nevada

-liberateci dal giogo della notte-

dalla strada vidi tutte le perle infuocate del cielo

costanti e insicure fissamente volteggiare

e le comete, oh le comete

in errante stormo stendersi

tra l’alte rocce atre    solchi opalescenti

di tele di ragni trasmigratori

o fini pennellate o lance no.

tremenda visione, uditemi no

cosa vi separa no fuggite      lam

dov’è il senso dei vostri no        peg

discorsi in quest’incessante no gia

tremor di terra no. dove re

dove fuggire no. dov’è la notte

oh baglior che sempre s’appresta

e ci scote no. correte no. perché

fermi no state no io no

non posso No nulla No lance No

di fuoNo…No…No NoNoNoNoNo.

.

Dove sei sorella   no…

Poli… no no    fili di nudi

pepli rovine il tuo urlo

solo   tra i gorgoglii di lamenti

insanguinate arti di parti

frante e frali vieni, il tuo fuoco

sì il tuo braccio mi cerca nel vuoto

Ti tolgo dal vedrai vedrai cemento

dalla rovina la risurrezione sei sì

sei calda   liquida dove… svanisci

sì il tuo occhio fisso lì fisso sì

sono qui sgranato, uno solo tutto acquoso

vetro pianto no vivo    cosa vedi

nella notte                    vivo

nella notte

tacita luna del tuo volto

Da distese disciolte sorge la morte millenaria

atre nubi, il mio cuore è una città rovinata

morso dalla nostra AllerGia Sempre il crimine

del nostro volto innocente terrore di chi

di cosa terrore controllo assenso distratti da strati astratti

sottratti alla vostra volontà    voi siete

la colpa d’esser vissuti    ancora volere

una nuova luce, specchio d’un aprile materno

il vecchio sangue sul suolo di Cadmo

sarà bevuto separato con cresto provocatore

e sorgerà in quel sangue marcito

la terza casa d’isotropica afflizione

colomba colomba perché voli in alto

è questo il mio pianto o il pianto del mondo

colomba colomba perché voli in alto

la coppa della colpa è colma di inutili sieri

come dire la fine? La fine che s’appresta senz’ora

La voce che dice Chi vende sarà venduto

irosa chi compra sarà comprato

questa è la volontà sottratta dal segno

oh disegno potenziale del flusso digitale.

sorPresi, noi rubati e presi

in un carro incatenati.

le   zelanti bestie trascinano

la   zavorra del mondo

andando nella città dei morti senza patria

dio della strada e della pioggia

mi perdo nella torcia nuziale

frustata dal vento dell’acqua lustrale,

tu mi vedi oltre nell’errare.

La gabbia che resta per stragi infinite

non ha chiavi per gole serrate.

Un’ombra s’appresta un’ombra già vista

dal passo mortale    m’aspetta

nella gabbia sconfinata delle luci di chi tace

si fonde, nella maglia delle dita, al vuoto

cosmo che ci assorbe.

Tra le colonne scritte dei portici infuocati

le orme delle ombre s’ammassano

sul mio mistero    dov’ero   dov’ero

oh statua di febo, oh vuota nicchia

di chiusa chiesa, oh notte profonda del dramma

vivo o son farfalla che sogna? chi parla

volti che vidi    non dormo  destatemi

destate questo senso che voi date

oh parole, parole affilate.

M’afferrano, mi strappa

avvinta in lotta    avvinghiata

come candida colomba impazzita

all’altare della vergine

urlo, chi mi sente nell’alte case…

stringono tutto, l’ombra mi ricolma

è mio questo rivolo o il sangue del mare

dall’oro della mia vita     non sento

è tutto spento e sento tutto

e ridono e tagliano e rubano

l’anima mia in questa via

colomba perché non scappi via:

viene il cacciatore! Come cosa

abbandonata trascinata dai capelli

per la pioggia dei tuoi tuoni

come morta non mi senti

l’appassire nel passare dei viventi.

Non musarum poeta nec vates sum, sed ante annum

vidi ego, dum tenera toga iuvenis eram.

Autore

Manuel VisaniManuel Visani

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