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Un’Europa più divisa che mai
Un’Europa più divisa che mai

Un’Europa più divisa che mai

autore
Antonio MainolfiAntonio Mainolfi
pubblicazione
19/03/2025
categoria
Politica e cronacaPolitica e cronaca
tempo di lettura

3

Paesi
🇪🇺Unione Europea (UE)

Alla luce della manifestazione avvenuta a Roma per l’Europa, mi sono sentito di scrivere un paio di righe vestendo la controparte dei valori, indubbiamente morali e giusti, che hanno animato piazza del Popolo. Ahimè alle volte è necessario girarsi, guardarsi indietro e, di nuovo, girarsi, voltarsi, girare. Capire che la prospettiva, l’orizzonte, lo sguardo, il campo largo, debbano essere per forza costituiti da diversi punti focali. Ed è proprio dal fuoco che vorrei iniziare: dalla bandiera blu che sventolata bruciava, a poca distanza dall’assemblea. Credo sia stato sbagliato, come tanti hanno fatto in questi giorni, etichettare quelle persone che hanno contro-manifestato come se fossero anti-europeisti. Credo sia più complesso di così. L’Europa si è dimostrata, dalla sua nascita, ricca di pluralità, divergenze, incongruenze, differenze di pensiero. Questo È necessario se si vuole essere il polo della democrazia mondiale. L’Europa si è dimostrata guerriera nel difendere i diritti civili, corritrice nel recupero ambientale del mondo, l’avanguardia del libero pensiero.

Si è dimostrata anche -spesso- ricca di lati d’ombra: asservita al suo fratellino minore, Caligola-USA, che l’ha portata spesso a commettere tragici passi falsi (che tutti noi conosciamo). Si è dimostrata sordo-muta nella questione Araba, dal 48 fino all’altro ieri, per rinfrescare la memoria dei gentilissimi lettori. L’Europa si è dimostrata belligerante: nel preludio della sua nascita internamente a se stessa (come tutti i buoni fratelli era arrivato il momento, anche per noi, di spartire l’ “eredità”) e, successivamente, esternamente. L’Europa, che brucia nelle bandiere degli stessi europeisti fuori da piazza del Popolo, si è dimostrata nuovamente belligerante nell’approvare 800 miliardi di euro per un riarmo che le piacerebbe chiamare Europeo, ma che di Europeo ha soltanto la lingua con cui è scritto. Infatti, dal momento che decidiamo di riarmarci per difenderci, o lo facciamo centralizzando le spese, oppure il riarmo è NAZIONALE: se decidiamo di mettere un allarme dentro un condominio significa che abbiamo paura dei ladri da fuori, se decidiamo, invece, di mettere un allarme dentro ogni appartamento del condominio, significa che ognuno vuole difendere le mura di casa sua. Mi sembra logico… Probabilmente per grande parte di quelle persone che l’Europa la fanno e la vivono questo è stato troppo. Un riarmo di difesa da chi? Da che cosa? Avranno, ai vertici, idee più divertenti di quelle che ci vengono propinate? La mia visione di storico, purtroppo, non fa altro che rincarare la dose, ricordandomi che in tempi così bui come questi (nei quali governi radicali prendono il potere, nei quali diverse coordinate vivono sotto il peso delle armi, nei quali elementi di dubbia moralità tessono i fili del destino del mondo) un riarmo, qualunque sia il sottotitolo che gli si voglia dare, è soltanto un altro passo verso qualcosa di più grosso. Tutti i grandi conflitti che hanno avvelenato la storia del ‘900 (e buona parte di quella dell’1800) sono nati alla luce di svariati riarmi nazionali. Basta aprire un sommario per rendersene conto. La piazza imbastita per far arrossire la Von Der Leyen (che probabilmente lo ha fatto, ma di vergogna) è stata tutto fuorché un luogo di scambio delle idee. Grazie ai singoli soggetti che la hanno gremita, se così fosse stato, sarebbe finita in zuffa (sicuramente con meno ipocrisia di come è stata condotta) ma, in realtà, sono state scambiate unicamente occhiatacce: tra pacifisti e non, tra partiti di idee diverse, tra giovani e adulti. È infatti impossibile capire gli ideali che hanno spinto a manifestare queste persone: che Europa state difendendo? L’Europa del riarmo o l’Europa della pace? L’Europa per i rifornimenti all’Ucraina o l’Europa dello “STOP alle armi”? Quando scendete in piazza e vi lamentate con le persone che la pensano diversamente da voi, state difendendo l’Europa della Meloni? Che limona in sottobanco con Trump e Musk? O l’Europa che si vuole difendere perché è stata lasciata sola (quella dei nostri tranquilli belligeranti di sinistra)? Difendete l’Europa che appoggia i dazi alla Cina o quella che è contraria? Non lo so, non lo sapete. Una cosa la so, però: io un’Europa la difendo ancora. Difendo un’Europa che crede nell’auto-determinazione dei popoli, difendo un’Europa che non crede nelle armi: che ha scelto la parola, il progresso e l’economia come strumenti di organizzazione politica. Io difendo l’Europa di Sassoli, l’Europa nella quale si può studiare, amare e viaggiare liberamente. Difendo l’Europa che le armi le mette nei musei e che ha provato, anche in tempi recenti, a convincere gli altri poteri a fare lo stesso. Difendo un’Europa unita. La politica è il riflesso della società, la manifestazione in Piazza del popolo e tutte le manifestazioni circostanti sono state il riflesso dell’Europa: un’Europa più divisa che mai.

Autore

Antonio MainolfiAntonio Mainolfi

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