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Il sangue tra fratelli non mente mai. Dicono che ogni sette anni si cambiano i gusti; forse dopo sette anni in Tibet cambierebbe anche la vita, chissà. Sono entrato in casa tua come se nulla fosse, come se quel mondo caotico che ti circonda fosse sempre stato anche il mio. L’aria vibrava già del nostro clamore, di quella complicità che non ha bisogno di essere spiegata. Mentre mamma, spaesata, continuava a cercare le pentole nel cassetto dei calzini, io e te eravamo già una cosa sola, due teste che si riconoscono al volo, due anime che si annusano come cani randagi tornati dallo stesso viaggio. L’intesa si vede dagli occhi, certo, ma soprattutto da ciò che si nasconde. E tu ti nascondi bene, dietro quella fortezza solitaria che ti sei costruita negli anni, come se il mondo non meritasse davvero di vederti. Ma io so che quando resti in silenzio dopo un discorso, la vita ti passa davanti agli occhi in un lampo, e pensi a come sarebbe potuta andare se… quei “se” che non guariscono nulla, che non cambiano niente, che ti tengono fermo come una puntina sul mappamondo. Allora ti lascio lì a fantasticare, salvo poi interromperti per passarti la canna, come se quel gesto fosse un ponte, un modo per dirti che ci sono, che ci sono sempre stato. È strano il sentimento di questo momento. È una nostalgia che non provavo da anni, una fitta che mi arriva al cuore ogni volta che ti penso. E sì, anch'io penso spesso a quei “se” giganti che mi gironzolano in testa: il 2016, il 2019, le sliding doors che non abbiamo mai aperto. Tra fratelli possiamo dircelo: abbiamo fatto un sacco di cazzate, ma non ho mai dormito meglio che sul pavimento di casa tua. Perché lì, in mezzo al casino dei bambini, alle responsabilità che ti piombano addosso, alle pentole nei posti sbagliati, la mia insonnia è scomparsa. Sparita. Come se il caos della tua vita avesse zittito il rumore della mia. E appena sono tornato a casa, invece, è riapparsa, feroce, come se il silenzio sapesse dove colpire. Forse è questo il punto: dormo solo quando la vita mi attraversa. E tu, in quel caos, sei stata la mia tregua.
© Punto e Virgola