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Vago solitario a mirar pupilla cerulea alla radice, ormai offesa dal mio dolce tocco, che oggi brilla della tua ombra, dal mare difesa.
A imporre al cuore d’ignorar sussurro m’avvio, tra demoni e furie cieche (e) come in quel dannato color azzurro mi perdo tra statue di dee greche.
Somigliano a te, seppur sei lontana, in eleganza, leggerezza e volto come mai ho riscontrato in sorte umana.
M’imponi d’aver il senno sepolto e d’inseguir folle l’impronta arcana, che hai posto in me, nel cielo dissolto.
Autore
Samuele Castronovo
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