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La Procura contro la piazza: 21 indagati ingiustamente per il corteo del primo ottobre
La Procura contro la piazza: 21 indagati ingiustamente per il corteo del primo ottobre

La Procura contro la piazza: 21 indagati ingiustamente per il corteo del primo ottobre

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Alessandro MainolfiAlessandro MainolfiAntonio MainolfiAntonio MainolfiRiccardo MaradiniRiccardo Maradini
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13/03/2026
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ParmaParma
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conflitto israelo-palestineseconflitto israelo-palestineseFreePalestineFreePalestine

Ventuno: i colpi di fucile del massimo onore militare. Ventuno: i giorni nella Bibbia che segnano il tempo dell’attesa e della prova. Ventuno: i grammi che pesa l’anima. Ventuno: il numero nel gioco del Blackjack che segna il limite perfetto. Ventuno: gli anni che, in molti paesi, segnano il pieno ingresso nell’età adulta. Ventuno: il numero dell’ultimo Arcano dei tarocchi, quello del compimento, del mondo che si chiude su sé stesso. E ventuno, oggi, sono gli indagati per la manifestazione del primo ottobre. Ogni associazione è stata colpita.

Il fatto: la notte del 1° ottobre 2025, a Parma - come in tutta Italia  - si è svolta una grandissima manifestazione, che ha espresso solidarietà per la prelazione illegittima dell’equipaggio della Global Sumud Flotilla e che, allo stesso tempo, ha denunciato il genocidio del popolo palestinese in atto a Gaza da parte di Israele (genocidio definito tale da un rapporto dell’Onu e, giocoforza, permesso - e supportato - dall’intero Occidente). La manifestazione si è conclusa con la breve occupazione dei binari ferroviari da parte di moltissime persone: centinaia, se non migliaia.

A distanza di mesi, la Procura di Parma, coordinata dal procuratore Alfonso D’Avino, ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini soltanto a 21 persone coinvolte nell’episodio.

Tra i destinatari del provvedimento figurano anche quattro esponenti del Partito Democratico: due assessori della giunta comunale e due consigliere. L’inchiesta ipotizza, a vario titolo, i reati di interruzione di pubblico servizio e blocco ferroviario e stradale. Ancora una volta sottolineiamo l’iniquità di tale indagine: poiché, anche qualora si verificassero gli estremi per una condanna, non sarebbero in ogni caso queste ventuno persone a doverne rispondere da sole. Come si sa, isolare gli accusati li rende più deboli.

Gli atti sono stati notificati agli assessori comunali Francesco De Vanna, delegato alla Sicurezza, e Caterina Bonetti, responsabile dei Servizi educativi, oltre che alle consigliere comunali Gabriella Corsaro e Victoria Oluboyo. Secondo la ricostruzione accusatoria, i quattro amministratori non avrebbero partecipato direttamente all’occupazione dei binari, ma avrebbero incoraggiato e sostenuto l’azione di disobbedienza civile pacifica. La stessa disobbedienza esercitata da Antigone, da Gandhi, da Martin Luther King, da Danilo Dolci, da Pannella, da Mandela e così via. Insomma, una pratica arcaica; l'essenza stessa della politica.

L’indagine distingue diversi livelli di responsabilità tra i partecipanti alla manifestazione. In particolare, quattro attivisti dell’area pro-Pal sono accusati di aver materialmente invaso i binari all’interno della stazione ferroviaria di Parma; la sola partecipazione di questi attivisti è smentita dalle numerose fotografie che ritraggono l'intera comunità stringersi solitariamente contro l'ingiustizia in mondovisione. Altri due indagati avrebbero invece oltrepassato la linea gialla di sicurezza sul marciapiede (noi lo facciamo distrattamente ogni volta che attendiamo un treno), sedendosi con le gambe rivolte verso i binari insieme ad altre persone rimaste non identificate. Secondo gli investigatori, un comportamento di questo tipo sarebbe stato «potenzialmente idoneo a compromettere la libera circolazione dei treni».

La posizione più ampia riguarda però circa quindici persone, tra cui anche i due assessori comunali. In base all’impostazione della Procura, questi partecipanti sarebbero rimasti sul marciapiede senza scendere sui binari né oltrepassare la linea di sicurezza. Tuttavia, la loro presenza — sempre secondo gli inquirenti — avrebbe contribuito a rafforzare l’azione di chi aveva occupato la sede ferroviaria. In sostanza, con la loro presenza, esattamente come quella di tutti gli altri, hanno partecipato ad una manifestazione pacifica, come cittadini. Gli indagati avrebbero infatti «approvato, incoraggiato e collaborato» con gli attivisti che avevano invaso i binari, fornendo supporto e contribuendo così al disagio della circolazione ferroviaria; una difficoltà minima per i trasporti, durata circa quaranta minuti alle ore 23: nulla in confronto ai perenni disagi della rete ferroviaria italiana, dovuti al cattivo lavoro – se di lavoro si può parlare - del ministro Matteo Salvini.

La vicenda ha già avuto ripercussioni nel dibattito politico e amministrativo cittadino. Il sindaco di Parma Michele Guerra ha dichiarato di aver parlato con i due assessori coinvolti, affermando di averli trovati sereni. « Sono certo che sapranno chiarire completamente la loro posizione», ha detto, aggiungendo che nel frattempo continueranno a svolgere il proprio lavoro per il Comune con il consueto impegno. Considerazioni analoghe sono state espresse anche per le due consigliere comunali interessate dall’indagine.

Tra gli amministratori coinvolti, Francesco De Vanna ha confermato di aver ricevuto la notifica di fine indagine e ha ribadito il proprio rispetto per l’operato della magistratura. « Il controllo di legalità svolto dalla Procura deve essere accettato da tutti i cittadini, e a maggior ragione dagli amministratori», ha dichiarato, aggiungendo di ritenere di poter dimostrare rapidamente la correttezza del proprio comportamento. De Vanna ha inoltre sottolineato che la vicenda non riguarda l’attività amministrativa del Comune di Parma e che dagli atti emerge come non sia mai sceso sui binari. L’assessore è assistito dall’avvocato Salvatore Tesoriero.

Una posizione analoga è stata espressa dall’assessora Caterina Bonetti, che si è definita «estranea ai fatti contestati», precisando che gli episodi oggetto dell’indagine non riguardano l’attività amministrativa e dichiarando fiducia nella possibilità di chiarire presto la propria posizione.

Dal Partito Democratico è arrivato un messaggio di sostegno agli amministratori coinvolti. Il segretario regionale dell’Emilia-Romagna Luigi Tosiani e quello provinciale di Parma Nicola Bernardi hanno affermato di avere «piena fiducia nel lavoro della magistratura» e si sono detti convinti che gli esponenti del partito dimostreranno la liceità dei propri comportamenti e la correttezza del loro operato.

Sul fronte politico opposto è intervenuta la compagna di partito di Salvini, Laura Cavandoli: «Chi ha l’onore di ricoprire il ruolo di assessore comunale deve comportarsi in modo ineccepibile e non contribuire a infrangere le regole. La legalità è un valore che non può essere ‘parcheggiato’ o messo in disparte per un’esigenza ideologica. È imbarazzante che chi amministra Parma pensi di spogliarsi delle proprie vesti istituzionali per sostenere una battaglia ideologica, partecipando a manifestazioni non autorizzate che hanno determinato interruzioni di servizio pubblico, blocco ferroviario e disagi ai cittadini». Particolare che parli di legalità una deputata che ha votato tutte le norme illegalitarie del Ministro Nordio, compresa la limitazione delle intercettazioni a 45 giorni e l'avviso prima dell'arresto preventivo: d'altronde fa parte della stessa maggioranza che definisce la Magistratura "un plotone d'esecuzione".

Invece, sul fronte dell'opposizione cittadina, Priamo Bocchi non perde tempo e si lancia subito in campagna elettorale. Scrive sui suoi profili social: «Un quadro che rappresenta una ferita all’immagine della città e un duro colpo all’onorabilità dell’ente e di chi oggi lo guida e lo amministra». E invece noi non la pensiamo così. Pensiamo che le persone che sono andate a manifestare, rischiando non solo il proprio posto di lavoro, ma anche di essere indagate, abbiano dato un segno di forte partecipazione collettiva e sociale - per così dire politica - e ci abbiano insegnato, cosa rara di questi tempi, che a volte gli ideali sovrastano le cravatte, i colletti e gli ambienti pettinati del Comune. Scendono in strada con gambe, voce e cuori uniti, pronti a difendere ancora il motivo per cui una volta si faceva politica.

Infine, vogliamo esprimere la nostra solidarietà agli indagati e alle diverse realtà associative del territorio che si stanno esponendo: Ciac, Casa delle Donne, Donne in Nero Parma, Parma Città Pubblica, Rete Kurdistan Italia, UDU Parma, ANPPIA, Montanara Lab Democratico, Oltrecura, Libera Parma, Coro Malfattori e ArtLab. Organizzazioni diverse tra loro per storia e sensibilità, ma unite dall’idea che la partecipazione e il dissenso pacifico non possano essere trattati meramente come un problema di ordine pubblico.

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Alessandro MainolfiAlessandro Mainolfi Antonio MainolfiAntonio Mainolfi Riccardo MaradiniRiccardo Maradini

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