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Fuori le armi da Parma, dalle armi esposte in fiera ai conflitti globali: la filiera invisibile che attraversa i nostri territori. (Marta Mancuso e Daniele Artico)
Fuori le armi da Parma, dalle armi esposte in fiera ai conflitti globali: la filiera invisibile che attraversa i nostri territori. (Marta Mancuso e Daniele Artico)

Fuori le armi da Parma, dalle armi esposte in fiera ai conflitti globali: la filiera invisibile che attraversa i nostri territori. (Marta Mancuso e Daniele Artico)

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Mensile di Aprile 2026: dolce e amara rivoluzioneMensile di Aprile 2026: dolce e amara rivoluzione
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08/04/2026
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Politica e cronacaPolitica e cronacaLocaleLocale
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2

Abbiamo chiesto un parere agli attivisti di Extinction Rebellion circa la Fiera delle armi a Parma:

Firmano l’articolo le attiviste di Extinction Rebellion Marta Mancuso, ecologa ed insegnante e Daniele Artico, scienziato:

Il 29 gennaio 2024 l’esercito israeliano ha sparato 335 proiettili contro una bambina di sei anni, Hind Rajab, utilizzando una mitragliatrice prodotta da FN Herstal . Le armi di questa azienda sono state esposte a Parma dal 28 al 30 marzo alla fiera EOS. Hind è una delle oltre 75.000 persone uccise nel genocidio in Palestina . Questo è solo uno  dei numerosi esempi riportati dal report di Extinction Rebellion sulle aziende critiche presenti in questa fiera.

Questo è il punto da cui partire.

Non da una fiera, ma da una connessione diretta tra ciò che accade nei luoghi di guerra e ciò che viene reso visibile, accessibile e normalizzato nei nostri territori. Siamo a Parma, una città che si racconta come cultura, come spazio per i giovani, come luogo di qualità della vita. Eppure, nello stesso tempo, ospita una fiera che accoglie fabbricanti di armi nel pieno di una corsa alla militarizzazione globale.

Quello che conta è che questa contraddizione oggi è visibile.

La presenza di minori che imbracciano armi in un contesto fieristico - nonostante l’assicurazione di Fiera e Istituzioni che non sarebbe successo -  non è un dettaglio, ma il segno più evidente di una normalizzazione culturale che trasforma la guerra in qualcosa di accettabile. Non è solo irresponsabile ospitare una fiera delle armi durante un’escalation globale dei conflitti armati, è disturbante vedere armi da fuoco esposte su banchi ornati come se fosse una normale fiera del fumetto. È distopico.

La normalizzazione delle armi nella vita quotidiana non è neutra. È funzionale agli interessi delle élite globali che traggono profitto dalla guerra. Le stesse élite che guadagnano dal consumo di combustibili fossili e dalla vendita delle armi che distruggono infrastrutture energetiche, alimentando un ciclo che si regge sulle fondamenta dell’imperialismo: dall’occupazione della Palestina al Sudan, e oltre.

Tutto questo avviene mentre questa attività viene raccontata come “sport outdoor”.

L’uso delle armi in ambiente naturale aumenta drasticamente il rilascio di piombo e plastica, che contaminano il suolo e risalgono la catena alimentare, a partire dal saturnismo nelle specie avicole. La presenza umana invasiva altera le funzioni ecosistemiche, costringendo gli animali a spostarsi sempre più verso le aree urbane, generando ulteriori squilibri che richiedono nuovi interventi. E sul piano sociale, il rumore di un’arma, che sia un fucile da caccia o meno, ha un impatto reale sulla vita delle persone, anche quando non uccide. Solo quest’anno si registrano più di 30 incidenti, con 9 morti.

A peggiorare questo quadro c’è il nuovo decreto legge sulla caccia, che riduce drasticamente le zone di rispetto,  permettendo di sparare più vicino alle abitazioni, amplia le specie abbattibili e i periodi di abbattimento, e introduce l’uso diffuso di risorse pubbliche per il dispiegamento dei carabinieri forestali non più come controllo, ma come parte integrante dell’attività. Questo non aumenta la sicurezza: aumenta la tensione.

Le armi non rendono un luogo più sicuro. Lo rendono fragile, precario e pericoloso.

Per questo esprimiamo il nostro disgusto verso questa mercificazione della morte e chiediamo che eventi del genere non trovino più spazio né nella nostra città né in nessun’altra.

È necessario anche interrogarsi sugli interessi economici che sostengono queste scelte. Qual è il legame tra gli industriali locali e l’ospitalità di una fiera come EOS? È possibile che questo si colleghi ad altri eventi che mettono al centro del Made in Italy gli allevamenti intensivi del territorio?

Queste domande non possono essere eluse.

Come Extinction Rebellion ci uniamo alle voci che chiedono che il Comune di Parma rispetti le proprie delibere e interrompa la collaborazione con aziende direttamente complici di crimini di guerra. Continueremo a far sentire le nostre voci  nei prossimi giorni, per evitare che tutto questo si ripeta. La nostra lotta continuerà.

FUORI LE ARMI DA PARMA.

© Punto e Virgola ©

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