2
Cambiamento che parte da noi.
Essere in evoluzione e fare la rivoluzione contribuiscono alla creazione di un unico obiettivo: definire un nuovo modo di pensare e di agire. Bauman riteneva che la nostra società, così interconnessa, avesse bisogno di una rivoluzione culturale per cambiare. Un cambiamento che trova le sue basi nella possibilità di dialogo tra persone.
Qualcosa che sovverte l’ordine stabilito delle cose, il corso della storia e degli eventi. Cosa permette ad un movimento di trasformarsi in rivoluzione, cosa è in essere una rivoluzione? Nell’epoca copernicana la rivoluzione era un tragitto che dopo il suo “movimento” tornava al punto di partenza. In ambito politico si parla di mutamento profondo e radicale. Rousseau compie invece un’analisi differente, utilizza il termine rivoluzione all’interno dell’Emilio, testo letterario-pedagogico, per indicare il cambiamento attraverso i passaggi di vita; passare dall’età infantile all’età adulta, dalla povertà alla ricchezza.
La rivoluzione è connessa al tempo stesso alla crisi, in greco scelta, che in essere presupponeva una “trasformazione”. La crisi accelera la rivoluzione ed è il mezzo stesso con cui quest’ultima può nascere. Si assiste infatti ad una relazione intensa e complementare tra le due, l’una esiste all’esistenza dell’altra; ciò che le presuppone è la trasformazione. Con la Rivoluzione francese nel luglio del 1789, la presa della Bastiglia e l’abolizione del feudalismo, si assiste al grande spartiacque che segna un profondo cambiamento radicale. Con essa, infatti, si definisce un prima e un dopo.
Un cambiamento politico e sociale che porta il mondo a cambiare in meglio, a svecchiarsi rispetto ai modelli e ai sistemi che aveva in precedenza. Il socialismo ha usato il termine rivoluzione nel modo in cui Marx ha sostenuto una rivoluzione economica, superare la proprietà privata dei mezzi di produzione. Allo stesso tempo la borghesia fa una rivoluzione contro l’aristocrazia, la trasformazione del sistema di lavoro con il passaggio dal lavoro a cottimo al lavoro in fabbrica. La rivoluzione passa attraverso la costante trasformazione dei mezzi di produzione. Una classe sociale che rovescia quella vecchia.
Oggi assistiamo ad una continua e sempre in ascesa rivoluzione capitalista. Questa contiene in sé sempre un elemento di novità. Uno sviluppo incessante e senza sosta, che spesso prescinde gli elementi, prima caratteristici di quella rivoluzione ottocentesca: la volontà di raggiungere con il cambiamento l’uguaglianza, la giustizia, la libertà. La rivoluzione capitalista è costruita su modelli per pochi eletti, dove l’uguaglianza è scarsa e la libertà non include tutti. È necessaria una rivoluzione che possa sostituire quella capitalista.
Si parla di rivoluzione ecologica o transizione ecologica come di un cambiamento che vuole allontanarsi da usi e costumi, modelli economici e sistemi produttivi con l’utilizzo di nuove modalità energetiche, al fine di costruire città nuove per un mondo migliore.
Con quali termini e in quali modi possiamo fare una rivoluzione? Oggi chi porta avanti questo tipo di dialettica sono la rivoluzione femminista e la rivoluzione ambientale, le quali utilizzano un lessico e un sistema di concetti densi di significati.
Oggi la rivoluzione richiede un impiego costante di impegno per modificare i criteri con i quali leggiamo il mondo. Come si fa rivoluzione? Si assiste ad un’ibridazione tra la rete e le piazze, si formano collettivi e comunità di persone che perseguono etiche e obiettivi comuni, che poi si riproducono nello spazio comune portando avanti movimenti di protesta. La rivoluzione oggi è una battaglia per l’ecosistema cognitivo. Un nuovo modo di pensare, cambiare il modo in cui noi imprimiamo il nostro essere nel mondo. La forza non è più la distruzione, ma la sottrazione: togliere energia al sistema, senza violarne i confini con la violenza.
La rivoluzione è transnazionale. Il luogo dove si sviluppa non è statico, ma dinamico. Ognuno di noi contribuisce a questa dinamicità condividendo un nuovo modo di pensare. Nella riproduzione di connessioni nel tempo e nello spazio, si deve cambiare le condizioni per un immaginario nuovo e possibile, allontanandosi dal solo pensiero di “cambiare il mondo”.
L’essere umano, secondo l’antropologia, è un essere in relazione. Quella rivoluzione culturale di cui Bauman parlava si ritrova direttamente in questa nozione. Pensare rivoluzionario è partire dallo sradicamento di abitudini e di sistemi e dispositivi con cui leggiamo il mondo, non è fare rivoluzione “contro qualcuno”. La rivoluzione oggi è una trasformazione dei modi di stare al mondo, non solo dei modi di governarlo. Non è distruggere, ma cambiare frequenza.
© Punto e Virgola ©
Potrebbero interessarti:
Dello stesso autore:


