Con l’arte si può curare l’anima.
Parma ha accolto la mostra dei disegni delle bambine e dei bambini di Gaza dai 3 ai 17 anni. Un viaggio attraverso le ombre e le emozioni per dare una voce ai bambini e alle bambine che dal 2023 vivono un genocidio. Il progetto artistico e umanitario heART of GAZA è stato avviato nel 2024 e ha l’obiettivo proprio di raccontare la storia della guerra attraverso le opere d’arte realizzate nella Striscia di Gaza. I bambini trasformano così la sofferenza e la traducono, con l’utilizzo di colori, in autentiche opere d’arte.

Le stampe dei disegni permettono di rendere la mostra itinerante, potendola presentare in molte città, università e centri culturali in Italia e non solo. Sono queste stampe veicolartici di un messaggio colmo di umanità, che fa parlare l’arte e con questa costruire ponti che connettono persone.


Mohammed Timraz è il fondatore del progetto heART of GAZA, oggi ricercatore presso l’Università di Parma nel campo dell’arte come terapia. Racconta durante l’inaugurazione tenuta il 16 marzo ciò che ha spinto a voler creare questa mostra: la necessità di creare un immaginario collettivo del tutto nuovo. L’attività del disegno ha permesso a molti bambini e bambine di superare gli incubi prodotti dal genocidio.

Un lavoro collettivo che permette di costruire un altro modo di guardare a luoghi distanti da noi. Toccare con gli occhi la distruzione che produce la guerra e trasmettere come megafoni il cuore che i bambini e le bambine palestinesi hanno messo nella produzione di questi disegni.
Con la distruzione delle scuole e l’interruzione di ogni attività didattica la Tenda degli artisti ha permesso a molti bambini e bambini di ricostruire quel sentimento dello stare in gruppo. Mohammed ha allestito, infatti, questo spazio all’interno del quale quotidianamente bambini e bambine si incontrano per mettere a colori storie che con le parole sono difficili da raccontare. La Tenda degli artisti si trova a Deir al-Balah nella zona centrale della Striscia di Gaza. Questo progetto ha allargato i suoi orizzonti raggiungendo più di 17 spazi artistici coinvolgendo più di 2000 bambini.

Dopo l’inaugurazione e la visita della mostra, la possibilità di scambiare delle riflessioni con Mohammed ha portato a definire alcune parole con cui lui stesso descrive questo progetto: resistenza, speranza e arte. Tre parole che contribuiscono a definire la forza con cui la storia deve continuare a essere raccontata soprattutto attraverso la voce di coloro che la storia devono poter costruire e fare. Ci racconta cosa l’arte può dare: la speranza. Mohammed ci parla dell’importanza di costruire un messaggio nuovo che non sia fatto della propaganda che invade i notiziari e il web, ma la promulgazione di storie vere che raccontano senza l’utilizzo di parole ciò che accade. I bambini e le bambine di Gaza sono artisti del proprio tempo, ci dice Mohammed. Ognuno interpreta ciò che vive in modo differente e costruisce significati con forme, ombre e colori.


La mostra si terrà fino al 27 marzo presso il Laboratorio Aperto del Complesso di San Paolo Sala delle Colonne in Vicolo della Asse 5, con la possibilità di prenotazioni per gruppi.


Il racconto di storie, questo contraddistingue questo progetto. Le storie di bambini e bambine palestinesi, che permettono di rendere ciò che si sta producendo, un genocidio, più reale e profondamente umano. Un’esperienza immersiva che permette di toccare le anime di coloro che numeri nei notiziari non sono, ma esseri umani che hanno un’aspirazione, un futuro e sogni che meritano di poter vivere nel modo in cui solo un bambino e una bambina sanno fare.
Autore
Emma Ercolini
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