L'incredibile potere del rebranding: come la costruzione di un immaginario visivo forte è in grado di trasformare una carriera
La discografia musicale degli ultimi anni ha dimostrato quanto sia diventata fondamentale la brand identity. Oggi non basta più saper cantare, scrivere testi profondi o comporre un ritmo orecchiabile. In un’epoca dominata dall’immagine, il modo in cui ti presenti – e quindi come ti vesti – è parte integrante dell'opera. Il personaggio che decidi di portare sul palco deve avere confini netti, un’estetica riconoscibile e la capacità di bucare lo schermo.
Basta guardare le classifiche globali per accorgersene. Prendiamo tre artiste emblematiche: Zara Larsson, Sabrina Carpenter e Charli XCX. Pur avendo background diversi, condividono una linea temporale comune: nonostante la giovane età, vivono l'industria musicale da oltre dieci anni. Hanno collezionato hit e successi, ma solo di recente sono riuscite a fare il salto di qualità, trasformandosi in vere e proprie icone pop. Il segreto? Un rebranding estetico curato in ogni minimo dettaglio.
Partiamo dal caso più recente: Zara Larsson. Classe ‘97, diventa famosa vincendo la versione svedese di Got Talent a soli 10 anni. Nel 2014 debutta con il suo primo album e incide hit come Never Forget You e Symphony; nel 2016 viene poi scelta per cantare l’inno ufficiale degli Europei di calcio con David Guetta. Eppure, per anni la sua percezione è stata quella di un’artista rimasta nell’ombra, priva di un'identità forte. La svolta arriva con il lancio dell’ultimo disco Midnight Sun (2025). Grazie al lavoro della stylist Caterina Ospina e della make-up artist Sophia Sinot, Zara abbraccia look audaci, colorati e nostalgicamente ancorati ai primi anni 2000, tra glitter e strass. La scelta di affidarsi spesso a brand emergenti contribuisce a dare quella freschezza che caratterizza il suo stile. Questo cambiamento visivo ha riattivato l'interesse per l'artista a 360 gradi, riportando alla luce anche brani come Lush Life che, uscito nel 2015, oggi sperimenta una seconda giovinezza. Sulla scia di questa notorietà, al momento supera i 70 milioni di ascoltatori mensili su Spotify, diventando la prima cantante svedese a raggiungere questo traguardo.
Sabrina Carpenter, invece, nata nel 1999, inizia la sua carriera recitando in serie televisive e film di Disney Channel, con cui pubblica ben quattro dischi tra il 2015 e il 2019. Con il passaggio alla Island Records, raggiunge il picco nel 2024 grazie all'album Short n’ Sweet, che le vale due Grammy Awards. Singoli come Espresso e Please Please Please dominano le classifiche mondiali. Dietro questa fama globale c'è l'intuizione dello stylist Jared Ellner, che cuce su di lei un immaginario rétro ben definito: abiti in stile anni '60, iper-femminilità e l'iconico taglio biondo platino voluminoso. Sabrina si trasforma così in un marchio vivente.
Infine parliamo di Charli XCX. Nata nel '92, la sua voce era ovunque nei primi anni 2010: in I Love It con le Icona Pop, in Fancy con Iggy Azalea e in Boom Clap, colonna sonora del film campione di incassi Colpa delle Stelle. Per anni rimane una scommessa per la critica e un idolo di nicchia per il pop d'avanguardia. Poi, nel 2024, arriva Brat. Qui la mente dietro al cambio look è lo stylist Chris Horan, che cavalca un'estetica in netta opposizione rispetto all’immagine “pulita” delle due colleghe sopracitate. Brat – che dall’inglese significa letteralmente “monella” o “peste” – diventa un'attitudine e un vero fenomeno culturale: indica una persona ribelle e un po’ sfacciata, che si vuole mostrare senza troppi filtri. Il tutto viene accompagnato dal suggestivo colore scelto per la copertina dell’album: un verde acido che contribuisce a portare un successo travolgente, capace di ridefinire le regole del marketing musicale. Nel 2026 arriva persino a firmare la soundtrack per l'acclamatissimo adattamento cinematografico di Cime Tempestose.
A unire questi tre percorsi non è solo questo cambiamento, ma anche una pioggia di collaborazioni strategiche con altri pesi massimi del settore: Zara Larsson pubblica la versione con i featuring, Midnight Sun: Girls Trip, in cui compaiono figure del calibro di Shakira; Sabrina Carpenter porta sul palco del Coachella un brano con Madonna; anche Charli XCX propone una seconda versione arricchita dalla presenza di celebrità come Ariana Grande e Billie Eilish. Una dinamica che vuole dare un segnale molto chiaro: dimostra che il progetto funziona ed è forte, facendo sì che siano gli stessi colleghi a voler sfruttare l’onda di tale popolarità.
Se guardiamo all’Italia, troviamo un altro esempio eclatante che si muove sulla stessa linea: il caso di Anna Pepe. Dopo aver spopolato nel 2020 con la hit Bando, l'artista era rimasta solo un nome tra tanti. Questo fino al 2024, quando ha trasformato la parola baddie in una tendenza per giovani donne, riprendendo elementi classicamente attribuiti al sesso femminile, come il colore rosa e il cartone di Hello Kitty, ed estremizzandoli, fino a diventare un punto di riferimento a tutto tondo. Questa svolta l’ha catapultata in vetta a tutte le classifiche, trasformandola in una macchina da tormentoni estivi, fino ad essere premiata come donna italiana dell’anno ai Billboard Women in Music di Los Angeles nel 2025. Anche lei conta vari featuring con personaggi di spicco della discografia italiana, come Guè Pequeno e Sfera Ebbasta. La definizione di un’estetica precisa le ha permesso di non doversi più far accompagnare dal cognome, ma di potersi presentare semplicemente come “Anna”.
Oggi queste artiste vengono spesso trattate dai media come delle nuove scoperte, quando in realtà masticano l'industria da anni. Semplicemente, prima non comunicavano il proprio personaggio nella maniera adeguata. Grazie a un processo di ridefinizione della propria identità, sono riuscite a farsi sentire per davvero, rendendo finalmente giustizia ad anni di lavoro, e dimostrando che nel pop contemporaneo effettivamente “l'abito fa il monaco” e, a volte, fa anche la hit.
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