La natura non ha memoria. Non serba rancore. Non conosce vendetta. Noi sì. Ed è qui che comincia la nostra storia. Immaginatevi di essere in Kenya in pieno aprile. Piove a dirotto. Piove così forte che l'acqua porta via quasi ogni cosa. L'accampamento non sembra poter reggere tutta quella forza, quella violenza. Il fiume a pochi passi ha straripato, gli argini devastati. L'acqua è ovunque, il terreno diventa fangoso e la jeep fa fatica a ripartire. Quel temporale non risparmia nessuno, nemmeno gli animali. Un gruppo di Gnu stava attraversando il fiume per ricongiungersi con il resto del branco. Non ne è sopravvissuto nemmeno uno. L'acqua ha portato via ogni loro speranza, per la gioia degli alligatori! Gli animali lo sanno, questo è l'equilibrio della natura. Dopo mesi di siccità, l'acqua è una benedizione ma, allo stesso tempo, è una maledizione per la sua impetuosità.

La natura non è cattiva anzi, è molto equa. È un dare e avere che dura da miliardi di anni. Non c'è odio nel coccodrillo che approfitta di uno Gnu annegato, è semplicemente il ciclo della vita. Qualcuno muore perché qualcun altro sopravviva. Per ogni nato c'è una morte. Per ogni morte c'è una vita che prosegue. Ora immaginatevi sempre in Kenya. È gennaio, fa un caldo pazzesco. Se sputi per terra vedi la saliva volatilizzarsi. Fa molto caldo e i leoni sono seduti sotto un albero a riposare attendendo la notte. Nei dintorni girano le iene coscienti che quando il leone avrà preso la sua preda potranno entrare in azione. Anche in questo caso vediamo la non curanza e l'equità della natura. Il leone si sfama un po' prima che le iene forti del gruppo numeroso non gli portino via la preda. Hanno mangiato tutti, chi più chi meno, ma è stata spezzata una vita in cambio della sopravvivenza di altre due specie. Così si comportano gli animali, feroci solo quando serve.
Poi siamo arrivati noi. Noi uomini. Partendo dal presupposto che discendiamo da quel legame naturale che ci lega alla terra. Il problema? Il problema credo risieda nella nostra complessità. L'uomo non è equo.
Fin dall'alba dei tempi la nostra specie cominciò quasi subito a dividersi in categorie, la nostra attuale suddivisione sociale. L'uomo non è come l'acqua che spazza via vite ma regala abbondanza. L'uomo travolge tutto con intenzionalità. Il nostro più grande alleato cioè il nostro cervello è diventato allo stesso tempo il marchingegno che plasma la nostra violenza e la rende reale. L'uomo, di per sé, è un animale debole: non ha artigli ne zanne, non può né volare né arrampicarsi troppo bene quindi, il cervello si è sviluppato per trovare alternative a queste mancanze. Per questo nascono le armi, le tecniche di caccia e come potete ben pensare in un essere complesso come l'uomo è nato anche il senso di possesso, la frustrazione, la fragilità. Qui apriamo il vaso di Pandora! Ora andremo più affondo e cercheremo di capire l'evoluzione e, per certi aspetti, l'involuzione della nostra specie. Come detto prima, anche se in maniera diversa, l'uomo risponde agli stessi stimoli primordiali degli altri animali. L'uomo nasce predatore e preda allo stesso tempo, quindi fin da subito ha sviluppato un sistema di allerta che lo pone in modalità sopravvivenza appena percepisce un pericolo. Ora, milioni di anni fa, questo sistema gli permetteva di sfuggire ai predatori e allo stesso tempo cacciare per sfamarsi. Quando l'uomo smise di fatto di cercare cibo per sopravvivenza, grazie all'ingegno, imparò a prosperare. Quando l’uomo smise di correre dietro al cibo e iniziò a farlo crescere sotto casa, qualcosa si incrinò. Non aveva più paura di morire di fame. Iniziò ad avere paura di perdere ciò che aveva. Diversi scavi archeologici dimostrano che già 10 000-20 000 anni fa la violenza cominciava ad insinuarsi tra di noi, uomo caccia uomo. Con la nascita e il perfezionarsi di tecniche agricole, allevamento e uso di attrezzi, questo fenomeno passò dall'essere saltuario al diventare scontato. Si lottava per tutto. Confini, territorio, bestiame, accoppiamento. L'introduzione delle gerarchie sociali ha inspessito ancor di più questo strato del comportamento umano. La popolazione continuava a crescere, le risorse diventavano sempre più importanti, così come i territori. Questo in automatico fece crescere la competizione che creò ancora più conflitti intraspecie. Dobbiamo dire una cosa però, o meglio la facciamo dire a George Simmel: la violenza dell'uomo verso l'uomo non è solo distruzione, bensì un modo di relazionarsi, di creare gruppi, coesioni, stabilire ruoli. In pratica, Simmel ci dice che la violenza, per quando brutale e primitiva, è diventato un modo quasi automatico di relazionarci con un nostro simile. Io tifo Milan, se sento un coro contro l'Inter mi metto a cantarlo anche io. Certo, non è violenza allo stato puro, ma è pur sempre violenza verbale. Creare il "Noi" contro "Loro" dice il nostro George, è un ottimo strumento di coesione tra gruppi.

Ora, se vogliamo tornare alla preistoria, ci sarebbero tutti gli studi possibili ed immaginabili da approfondire su quando l'uomo abbia effettivamente cominciato a odiare l'uomo. Ve ne cito uno, lo studio di un team del CNRS dell'università di Tolosa. Pubblicato nel 2021, parla del famoso e, per decenni considerato il più antico, "cimitero di guerra" a Jebel Sahaba, una parte del Sudan a ridosso del Nilo. Lo studio analizza il ritrovamento di 61 individui seppelliti circa 13 000 anni fa. Dopo uno sguardo più approfondito i ricercatori di Tolosa scoprirono che, quelle che all'inizio potevano sembrare ferite causate da eventi sporadici, in realtà, nascondevano una storia ben diversa. Nei 61 corpi esaminati furono trovate diverse ferite, alcune guarite altre no, risalenti a momenti diversi della vita degli individui. Uomini, donne e bambini colpiti allo stesso modo, usando armi composte, fatte per lacerare la carne e rompere le ossa. Una testimonianza, questa, che conferma come la violenza tra gli esseri umani non era più per semplice sopravvivenza ma, era ciclica, legata alla memoria, alla società, al gruppo il famoso "Noi" contro "Loro". Ma come questo ne possiamo citare altri di scavi. Un esempio? Talheim, Germania, circa 7 000 anni fa. Un pozzo con 34 persone uccise con feroci colpi alla testa. Segno che nel neolitico la guerra per il territorio e le ricchezze fosse già ben radicata. L'uomo mostrava già segni di violenza programmata, violenza non legata alla sopravvivenza ma al dominio, al controllo. Come possiamo però spiegare con questi esempi primitivi la violenza che ci circonda ogni giorno nel quotidiano? Per citare René Girard: “l'essere umano copia i desideri degli altri, questo crea rivalità. La rivalità crea violenza e viene poi sfogata su di un capro espiatorio".
Un'altra interessante visione è quella di Konrad Lorenz. Nel suo libro "L'aggressività" spiega come negli animali ci sia un freno che limita la violenza e che, questo freno per noi umani non esista. Io personalmente sono molto d'accordo su questa opinione. Noi esseri umani abbiamo molta immaginazione e spesso e volentieri l'abbiamo usata per trovare nuovi modi per distruggerci l'un l'altro. L'uomo ha cominciato ad uccidersi quando ha piantato radici. Le radici creano confini, cultura e credenze diverse. I confini creano nemici. Non aggiungiamoci poi le guerre e la violenza usata per giustificare una fede, un credo, un'usanza. Credo che questo tipo di violenza sia secondo solo a quello strutturale. Ma quindi la violenza di oggi? Potremmo definirla "violenza 3.0". Le armi non sono più lance o pietre acuminate bensì commenti, opinioni, prese di posizione, violenza mascherata da buoni propositi. Le guerre oggi vengono chiamate "operazioni speciali" e la cosa più vile è che si fanno i conti sulla pelle della popolazione. Se con un missile mirato sono morte solo 15 000 persone è un successo di operazione!! Le classi sociali non sono mai state così distanti tra loro. Viviamo in una società dove ci sono persone più ricche di interi continenti. Anche questa è violenza, subdola, ma pur sempre violenza. Oggi non si uccide più con la spada, basta girarsi dall'altra parte! La violenza oggi è rendere qualcuno superfluo per la società: poveri, bisognosi, bambini… Noi continuiamo pure a comprare le bustine terapeutiche per il bambino in Africa così non patirà la fame solo oggi, ma per tutta la vita! Continuiamo ad alimentare una società che premia la visibilità e lo smacco a discapito di tutto. Anche questa è violenza! Certo, alcuni potranno dire che la violenza è parte della nostra natura e di conseguenza strapparci dalle sue grinfie è impossibile però, perché c'è sempre un però, millenni fa abbiamo deciso per cosa valesse la pena combattere. E forse abbiamo sbagliato tutto. Perché la natura distrugge e poi ricomincia. L’uomo distrugge e poi continua a tremare. C'è qualcosa di sbagliato nella nostra società attuale. La storia ci insegna che senza sangue non c'è cambiamento giusto? Ma forse il vero cambiamento non sarebbe smettere di spargere sangue? Prendere una via precisa. Non dico quella della pace eterna perché non sarebbe naturale ma, quanto meno, ricominciamo ad uccidere perché ci serve non perché lo vogliamo. Una volta non molto tempo fa ogni casa aveva il suo piccolo orticello, il proprio bestiame e, secondo me, si viveva più a contatto con la natura e come detto prima la natura è equa: con una mano toglie, con l'altra regala. Dovremmo tornare a regalare a questo pianeta la parte migliore dell'essere umano invece di continuare con questo violento abbuffamento intensivo!! Forse non possiamo cancellare la violenza dalla nostra natura, ma possiamo scegliere dove metterla. Possiamo smettere di usarla contro chi ci sta accanto e tornare a usarla per difendere ciò che vale: la terra, la vita, la dignità. La natura distrugge e poi ricomincia. L’uomo distrugge e poi si lamenta. Forse è tempo anche per noi di distruggere per ricominciare.
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