L’hanno chiamata aperta ma le loro parole non mostrano segnali di apertura.
Le donne in relazione nella rete Dichiariamo e di Arcilesbica hanno firmato una “Lettera aperta a chi manifesterà l’8 marzo 2025” esprimendo la loro posizione sulle soggettività coinvolte nelle piazze della Giornata Internazionale della donna. Partono dall’idea che la parola “donna” sia stata cancellata in favore degli asterischi, che l’inclusione possa eliminare gli spazi dell’autonomia femminista e che le donne trans non abbiamo, e non debbano avere, uno spazio nelle loro piazze, che averlo indebolirebbe le donne - cisgender, gli unici soggetti delle loro battaglie, perché solo loro conoscono l’esperienze di vita intrinseca all’essere “nate donne”. Sono parole interessanti, se non fossero state smentite dalla scrittrice e filosofa femminista Simone de Beauvior circa 76 anni fa, quando scrive “donna non si nasce, lo si diventa” (Il secondo sesso, 1949). Inoltre, è una contraddizione in termini proporsi di liberarsi del genere per produrre nuovi rapporti sociali, ma successivamente escludere - in parte delegittimandone l'esistenza - le donne trans.
Le idee di questa lettera riassumono un movimento per i diritti delle donne che si trova agli antipodi del transfemminismo o femminismo intersezionale, quello che guarda alle conseguenze che i fattori di razza, età, classe, corpo più o meno abile oltre che di genere hanno nell’incidenza delle discriminazioni. Non è, comunque, una posizione nuova o originale. Per parlare di questi fenomeni di esclusione nel mondo anglosassone hanno coniato il termine TERF (trans exclusionary radical feminists), tra le più note J.K. Rowling, che ha reso pubbliche le sue opinioni già anni fa a partire da una serie di tweet. [qui un riassunto]
E’ un femminismo sicuramente rassicurante per una certa fetta sociale e, diciamolo, anche classe politica, perché non sposta troppo l’ago della bilancia, non metterà mai esageratamente in dubbio le strutture sociali dell’oppressione, pur professandosi di farlo: come si può lottare contro il giogo patriarcale e allo stesso tempo ignorare chi più di tutti schiaccia, ovvero le persone che non si conformano alle strutture sociali del binarismo di genere?
Ci si potrebbe porre poi una domanda di ordine storico: come può un collettivo come Arcilesbica ignorare la storia dei diritti civili di cui è erede e cancellare le donne trans che erano in prima linea nelle battaglie di cui loro godono i frutti? Guardando alla storia pare anche ingiusto eliminare le identità trans che sono sempre state indissolubilmente legate e presenti negli spazi lesbici.
E contendersi gli spazi non è una pratica utile proprio a nessuno. Sono ormai troppe le forze che cercano di disgregare i movimenti per i diritti civili dall’esterno per vederle riprodursi anche all’interno di essi. Perché in un mondo che ci vuole divisi non possiamo liberarci escludendo.
E se vogliamo essere libere, dobbiamo lottare affinché lo siano tuttə. Un femminismo che si propone di affrontare le sfide del presente non può rimanere arroccato nel passato e fare terra bruciata tutto intorno, scegliendo volutamente di non vedere i margini che oggi hanno bisogno di essere messi al centro. Se non si guarda ai margini il centro finisce per collassare, o peggio, immobilizzarsi, morire. Cosa ci serve un femminismo morto se il patriarcato, gli stereotipi, le norme sociali oppressive sono ancora vive?
Come nelle maggiori città italiane, qui a Parma, l’8 marzo 2025, la piazza era gremita e brillava di colori, di bandiere, di persone, di rabbia, di gioia, di amore. Desidero che le piazze siano sempre questo: l’incontro di corpi, che non si possono cancellare, e di esperienze, sempre nuove, diverse, necessarie. E che, soprattutto, le piazze siano sempre aperte.
Autore
Clara Dall’Aglio