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Orbán out. E adesso chi è davvero Magyar?
Orbán out. E adesso chi è davvero Magyar?

Orbán out. E adesso chi è davvero Magyar?

autore
Luca AmadasiLuca Amadasi
pubblicazione
21/04/2026
categoria
Politica e cronacaPolitica e cronaca
tempo di lettura

4

Il regno è giunto al termine. Dopo 16 anni al potere, Viktor Orbán è caduto.

E ora c’è un nuovo sceriffo in città. Il che porta alla domanda: chi è Péter Magyar?

Occorre chiarire subito: non è un campione progressista dei diritti civili. Non è nemmeno una sorta di federalista europeo in stile Macron. Durante la campagna elettorale si è posizionato più come una sorta di nazional-conservatore, molto più simile a Giorgia Meloni in realtà.

Stiamo parlando di un giovane uomo, di 45 anni, che proviene da una famiglia benestante di Budapest con molte connessioni politiche. Un tipo che, quando era poco più che un adolescente e il paese stava lasciando il comunismo alle spalle, aveva appeso sulla parete della sua camera niente meno che un poster proprio di Viktor Orbán.

Ma non è solo cresciuto ammirando l’ormai uscente primo ministro. È cresciuto all’interno dello stesso ecosistema politico che lo ha portato al potere. Infatti, fino a soli due anni fa era ancora legato a Fidesz ed era persino sposato con Judit Varga, per diversi anni una delle figure più importanti del governo.

Va ricordato che per molto tempo in Ungheria Orbán è stato un vero eroe nazionale. Un anticomunista, un liberale filo-occidentale che ha avuto un ruolo cruciale nella lotta contro il controllo sovietico. Per un’intera generazione di giovani ungheresi negli anni '90 rappresentava la speranza di un’Ungheria democratica ed europea.

Ma poi, quando è tornato al potere per la seconda volta nel 2010, le cose hanno iniziato a cambiare molto rapidamente.

Il punto di svolta è stato uno scandalo vissuto dal paese nel 2024. L’allora Presidente dell’Ungheria, Katalin Novák, ha concesso la grazia a un ex funzionario condannato per aver contribuito a coprire abusi su minori in un orfanotrofio.

Per molti ungheresi, questo ha distrutto l’idea che il governo difendesse valori cristiani e familiari. E questo, a sua volta, ha fatto traboccare il vaso. Un terremoto politico che ha creato molte crepe e da cui sono iniziati a emergere una serie di scandali di corruzione. Perfino all’interno della stessa destra ungherese, molti hanno capito che, per evitare il peggio, serviva un cambio di rotta.

Serviva un’alternativa a Orbán. Ed è qui che entra in gioco Péter Magyar.

Nel febbraio 2024, ha rilasciato un’intervista esplosiva al media Partizan in cui ha accusato Orbán e il suo entourage di non assumersi responsabilità per gli scandali e, soprattutto, di aver creato un’Ungheria in cui poche famiglie vicine al potere controllano gran parte del paese. L’intervista è stata un colpo diretto; è diventata immediatamente virale.

Ha avuto quasi 3 milioni di visualizzazioni in un paese con meno di 10 milioni di abitanti.

È stata una bomba. All’improvviso, gli ungheresi hanno visto un giovane di destra denunciare apertamente tutti gli eccessi del governo. E da lì è iniziata la corsa per schiacciare il primo ministro alle urne. In sostanza, ciò che Magyar ha proposto agli Ungheresi è un ritorno alle origini. Resuscitare l’agenda che portò Orbán alla sua vittoria iniziale.

E' fortemente contrario all'immigrazione e sulle questioni LGBT si è sempre smarcato. Al Pride di Budapest, che il governo aveva cercato di impedire, non si è fatto vedere. Quindi no, non stiamo parlando di un cambiamento politico radicale.

Questo però ci porta a una domanda. Magyar ricucirà davvero il rapporto dell’Ungheria con Bruxelles e con l’UE?

Sicuramente nutre una certa forma di scetticismo riguardo alle istituzioni europee, ma non è contro l’Unione Europea, il che è una grande differenza. Per non parlare del fatto che è molto anti-Putin e anti-russo, così come l'opinione pubblica ungherese. Durante il suo discorso della vittoria ha anche dichiarato che l’Ungheria dovrebbe tornare a essere un paese europeo. Una frase che ha spinto parti della folla a cantare “Russians go home”.

L'Ungheria fino ad ora è stata un grosso problema sia per Bruxelles che per Kiev. Il prestito da 90 miliardi di euro all’Ucraina bloccato. Il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia bloccato. I negoziati di adesione dell’Ucraina all’UE bloccati. Se guardiamo agli ultimi 16 anni, il più grande utilizzatore del veto è stato Victor Orban, e di gran lunga.

La belligeranza contro l’Ucraina, era diventata una caratteristica centrale della politica estera e campagna elettorale di Orbán. Il mantenimento di forti legami con Putin sono risultati però essere una strategia perdente, il che potrebbe far sì che altri politici europei ci pensino due volte prima di spingersi ancora oltre in questa direzione.

Inoltre, il nuovo futuro primo ministro ha promesso di apportare cambiamenti radicali per rimettere la nave in rotta: porre fine al controllo su stampa e università, introdurre più contrappesi democratici, più trasparenza, stabilire un limite di due mandati per i capi del governo e riallacciare i rapporti dell’Ungheria con il resto d’Europa.

Quindi, appurato che Magyar non è né Sanchez né Macron, ciò che non dobbiamo fare è isolarlo, delusi di non aver trovato il leader progressista “puro” sperato: in Ungheria non lo troveremo e soprattutto non è questo il momento.

Non sarebbe una novità: è successo qualcosa di simile con Alexei Navalny, che nonostante rappresentasse la principale e più insidiosa forma di opposizione interna al regime russo, molti in occidente lo guardavano con sospetto, perché uomo di destra, non allineato ai valori progressisti.

Il punto però è un altro: questa fase storica è fondamentale per l’Europa. Serve gente che, anche partendo da idee diverse, riesca a collaborare e andare nella stessa direzione. Alla fine è già quello che succede al Parlamento europeo: popolari, socialisti, liberali, verdi e conservatori lavorano insieme per cercare di rafforzare l'Unione Europa e renderla autonoma e indipendente da Russia, Stati Uniti e Cina.

Quindi sì, la vittoria di Péter Magyar non è la rivoluzione progressista, ma è comunque un passo importante. E per ora, basta e avanza.

© Punto e Virgola

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