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Di chi sono i nostri giorni?
Se dovessi racchiudere il film di Sorrentino e Servillo in una frase sarebbe questa. La domanda che rivolge Dorotea al padre Mariano De Santis, il Presidente della Repubblica.
E' una domanda, e già questo rispecchia un film che non cerca di dare risposte ma di porre dei quesiti. Dei dubbi, come quelli che attanagliano l'apparentemente inammovibile, inscalfibile (e profondamente cattolico) Presidente "Cemento Armato".
La storia si sviluppa su due filoni principali. Quello personale e famigliare del Presidente De Santis: l'amore mai dimenticato, il segreto mai scoperto, la leggerezza mai trovata. E quello delle scelte politiche di fine mandato, che si suddivide in tre ulteriori storylines: le due proposte di grazia, una donna che ha ucciso il marito violento ed un uomo che ha tolto la vita alla moglie malata, e la firma per promulgare la legge sull'eutanasia.
Tutte queste storie sono legate dal filo conduttore della fatidica domanda, "Di chi sono i nostri giorni?", per poi sfumare e moltiplicarsi in molte altre diverse domande nel dettaglio dei vari casi.
Può un malato terminale, in condizioni di grave sofferenza, decidere che quell'esistenza senza dignità non è più la sua vita?
Il professor Cristiano Arpa, che si oppone alla domanda di grazia e vuole lasciarsi morire di fame, ha ucciso la moglie per amore? O ciò che cercava era la propria libertà?
E Isa Rocca, che invece non si è per nulla pentita e anzi rivendica l'omicidio del marito come eutanasia?
Che valore hanno i giorni a venire dell'anziano e solo Presidente della Repubblica dopo che avrà finito il mandato? Che valore hanno avuto fino ad oggi, dopo che l'amata moglie è morta? E perchè l'amata moglie tanti anni fa lo ha tradito? O meglio, con chi? Come è possibile che il dolore di quel tradimento 40 anni prima rimanga ancora così presente nei pensieri quotidiani? Un rancore immobile, indistruttibile, come il cemento armato. E come le convinzioni morali sul fine vita.
Nel finale non aspettatevi una risposta chiara nel merito di queste domande. Nella testa del Presidente e dello spettatore restano solo dubbi, nessuna verità. Ma forse la risposta è proprio questa. Come fa notare il fido corazziere al suo Presidente in un momento di sincerità: "Lei dà troppa importanza alla verità".
Forse la vera leggerezza, la vera Grazia sta nel non farsi paralizzare dai propri dubbi, nell'avere il coraggio di prendere decisioni in assenza di certezze.
E in questo modo prenderci davvero i nostri giorni.
Autore
Luca Amadasi
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