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Il treno dei bambini: un viaggio nostalgico lungo la memoria post-bellica
Il treno dei bambini: un viaggio nostalgico lungo la memoria post-bellica

Il treno dei bambini: un viaggio nostalgico lungo la memoria post-bellica

autore
Aurora Malpeli Aurora Malpeli
mensile
Mensile di Luglio 2025Mensile di Luglio 2025
pubblicazione
15/07/2025
categoria
SocietàSocietà
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2

Da un palco di musica classica si snoda la storia del maestro Amerigo Speranza. Una notizia ricevuta per telefono lo riporta indietro nel tempo, nella Napoli del 1944. Inizia così un viaggio tra ricordi e nostalgia, attraversando la memoria post-bellica.

La regista Cristina Comencini, accompagnata nella sceneggiatura da Furio Andreotti, Giulia Calenda e Camille Dugay, adatta le scelte stilistiche a quelle che ha adottato Viola Ardone nell’ omonimo romanzo, da cui il film è tratto, vincitore del Premio Letteraria 2020 e il Premio Wondy per la letteratura resiliente nel 2021. Tra il cast spiccano i noti nomi di Stefano Accorsi (Amerigo adulto), Serena rossi (Antonietta) e Barbara Ronchi (Derna).

Il film si apre con un primo piano su Amerigo adulto, vestito di abiti eleganti, diretto al teatro dove terrà un concerto come maestro. Una volta arrivato nel suo camerino riceve una telefonata dalla madre, che gli annuncia la morte di sua mamma. Questa telefonata lascia lo spettatore pieno di dubbi: come può sua madre annunciargli la morte di sua mamma? Otterremo una spiegazione attraverso la storia che presto Amerigo stesso ci racconterà. Sale sul palco e dietro le quinte vede sé stesso bambino, sporco, malnutrito e vestito di uno straccio. Inizia a suonare, ma nelle orecchie gli risuona la voce della madre che gli canta una canzone in dialetto Napoletano. Con questa prima scena Cristina Comencini ci trasporta in quello che sarà un racconto autentico e poco noto della ricostruzione italiana nel dopoguerra: “i treni della felicità”, con cui circa 70.000 bambini furono trasferiti dal Sud al Nord. Importanti il rigore storico e la valenza civile: il film reintroduce questo evento con delicatezza ma chiarezza politica e storica.

Amerigo è uno di questi bambini, a 8 anni lascia Napoli per sfuggire dalla miseria, che ha già portato via suo fratello Luigi, a soli 3 mesi. Verrà accolto da una donna Emiliana, Derna, diventata “madre” quasi per caso, una donna sola, che dice di conoscere molto bene i sindacati e la politica ma niente di bambini. Derna, infatti, è la prima donna che Amerigo incontra che sia colta, attiva politicamente. In netto contrasto con le donne rappresentate al Sud, e in particolare con la sua mamma biologica, analfabeta e che si guadagna da vivere producendo sigarette e facendo qualche favore ad un uomo potente.

A Modena Amerigo vive un inverno di cura e formazione, al termine del quale potrà tornare a Napoli. “Quando il campo verde diventerà grano giallo tornerai a casa tua”.

Il divario tra la vita del bambino al Sud e la sua nuova vita al Nord è radicale. La differenza è resa fin da subito, quando i bambini scendono dal treno, accolti dalle famiglie e da cartelli che recitano. “Nord e Sud fratelli”, “non esiste Nord e Sud, esiste l’Italia unita”. I bambini accolti dalle famiglie scoprono cibi che non avevano mai visto, come la mortadella, dalla quale inizialmente sono impauriti, convinti che sia salame ammuffito. Impareranno poi ad apprezzare il nuovo cibo, sempre caldo sulla loro tavola, impareranno ad andare a scuola, a giocare liberamente con gli amici, a non vivere nella costante paura e fame. Viene data loro la possibilità di vivere la loro infanzia, che gli era stata privata dalla povertà a Napoli.

Una volta tornato a casa si sconterà con una realtà dolorosa, a Napoli non c’è tempo per le cose che faceva al Nord, la madre ha venduto il suo violino e gli nasconde la corrispondenza che riceve da Modena. Quella della donna è una scelta d’amore, dolorosa e divisiva.

Amerigo così si trova combattuto tra due mondi, tra due madri e tra due identità. Una facile, al Nord, dove gli insegnano a suonare il violino, gli comprano le scarpe nuove che tanto desiderava, dove si sente amato, ascoltato, dove può vivere senza preoccupazioni; dall’altro lato la nostalgia di Napoli, di sua madre, del luogo che sente davvero casa. Il tempo trascorso lontano dalla sua casa originaria lo segnerà per sempre nell’animo.

Attraverso la storia nostalgica di questo bambino Comencini porta sullo schermo la lotta delle donne, in particolare al Nord, comuniste, che si ritrovano in assemblee al femminile per discutere della loro condizione nel postguerra. Combattono contro il patriarcato, che le vuole vedere tronare in casa dopo aver sostituito il lavoro degli uomini durante la guerra. Emerge così il punto di vista delle donne operaie, della loro forza e del loro contributo durante la guerra. Ciò accompagnato dal ricordo dei partigiani, attraverso la storia dell’amato di Derna, “Lupo”, catturato dai Tedeschi e ucciso per la sua attività partigiana. Nelle scene finali vediamo una mutazione anche nelle donne del Sud, che grate ai comunisti del Nord per aver accudito i loro figli “si sono fatte comuniste per riconoscenza”; iniziano ad incontrarsi, a parlare di sindacati, di politica.

Questa storia viene resa attraverso una regia sobria e misurata, che predilige momenti di silenzio e di non detti, che però parlano al cuore. Italo Petriccione, con una luce calda che accompagna tutto il film, trasmette ambientazioni realistiche valorizzate dalla sua sceneggiatura. Ad accompagnare il tutto è la musica, in un ritmo equilibrato, che alterna una lentezza che ci fa commuovere a momenti di tensione emotiva. La colonna sonora di Nicola Piovani segue la trasformazione di Amerigo, diventando essa stessa protagonista. Il cinema diventa popolare, potente per la sua autenticità, privo di eccessi spettacolarizzanti, ma in un realismo pacato e meditato. Con questa pellicola Comencini conferma il suo tratto elegante e misurato, restituendo al pubblico storie intime incastonate nella storia.

Ci viene presentata un’opera meditata, intessuta di memoria, che mette in scena identità spezzate dal tempo e la formazione di nuove, ci ricorda infine, che chi ama davvero non trattiene, ma accompagna; è un amore che libera, ma ferisce. Fino ad arrivare ad un finale che ci lascia sospesi tra nostalgia, ritorno e nuova partenza.

Dedicato a tutti i bambini e le madri di ogni guerra.

“Certe volte ti vuole più bene chi ti lascia andare di chi ti trattiene”.

Autore

Aurora Malpeli Aurora Malpeli

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