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C’era una volta, nel mezzo dell’Oceano Atlantico, un’imbarcazione di nome Berenice, guidata da due uomini: il comandante Jordan Jules e il direttore di macchina Paul Parker. La vita in mezzo alle onde scorreva tranquilla e ogni evento fuori dall’ordinario veniva scrupolosamente annotato nel diario di bordo. Quel diario, ricoperto in pelle di coccodrillo, rappresentava la vera e propria scatola nera della nave Berenice.
Col passare del tempo, tuttavia, le giornate iniziarono ad assomigliarsi tutte. Nessuno riusciva più a distinguerle l’una dall’altra. La mente, privata di stimoli, cominciava a ribellarsi alla monotonia e cercava disperatamente qualcosa che la sottraesse alla noia e alla follia.
Fu così che, a un certo punto, persino Paul Parker, secondo in autorità solo al comandante, iniziò a trovare conforto nell’alcol, che su quella nave inglese scorreva abbondante quasi quanto l’acqua del mare. Va detto che, già in tempi normali, la sua mente era stata segnata da crisi depressive e da ossessioni che gli toglievano il respiro. Il bere, dunque, divenne presto una via di fuga.
Una sera, Paul continuò a bere fino a perdere completamente i sensi, accasciandosi sulla poppa della nave. A svegliarlo, la mattina seguente, fu il comandante Jordan Jules che, dopo avergli rivolto un severo ammonimento, decise di lasciare traccia dell’accaduto sul sacro diario di bordo.
A nulla valsero le suppliche di Parker. Il comandante non era uomo incline alla compassione né, tantomeno, corruttibile. Paul, profondamente offeso da quel gesto che avrebbe potuto compromettere il suo onore davanti all’equipaggio, iniziò a covare un desiderio di vendetta.
Un giorno, trovando il diario libero dalla supervisione del Comandante Jules, vi annotò la seguente frase:
«In data odierna, il comandante Jordan Jules è totalmente sobrio».
Paul aveva scritto la verità. Tuttavia, poiché in quel diario venivano registrate soltanto le anomalie e le stranezze della vita di bordo, l’intera ciurma avrebbe potuto dedurre che il comandante fosse abitualmente ubriaco e che solo quel giorno, in modo straordinario, fosse rimasto sobrio.
Quando Jordan Jules lesse la nota e comprese quale reazione avrebbe potuto suscitare nell’equipaggio, convocò Paul Parker. I due uomini, da galantuomini quali erano, dopo una lunga chiacchierata, decisero di mettere una pietra sopra all’accaduto e di non parlarne mai più.
Qui termina la nostra storia. Ma qual è la morale?
Semplice: ogni aspetto della realtà, se estrapolato dal proprio contesto e dal proprio humus naturale, rischia di perdere il suo significato originario. Per questo è necessario saper distinguere, come direbbe Guicciardini, il particulare dall’universale. La realtà, per essere colta nella sua essenza più profonda, deve sempre essere osservata nella sua tridimensionalità.
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