3
Chiave n. 14
La fede in una causa talvolta
apre a possibilità impreviste
Stavolta comincerò mettendo nero su bianco un piccolo pensiero che rimane nell’etere da molto, forse troppo tempo. Riflettendo tra me e me, arrivai chissà quale giorno a una personale conclusione sulla natura dell’amore. Una frase semplice, generica quanto bastava.
In breve, l’amore è ciò che ti fa dire: “Se è per quella persona, allora va bene.” Una sentenza così, che forse centra un punto importante e comunque fa a menodi teorie astruse o troppo ciniche e scientifiche.
Fino a poco fa il mio ragionamento si fermava qui, ma ora si è appena appena ampliato di un pezzettino, un tassello che già basta per lasciar intuire la trama di un disegno.
Sempre brevemente: se l’amore si manifesta essenzialmente in un “sì” entusiasta che solo ad alcuni diremmo, la fede non è molto diversa, perché sostituisce le persone, i corpi, con le idee, o meglio con le cause. “Se può servire alla causa nella quale voglio credere allora va bene, sacrificarmi è accettabile. Ho uno scopo e per raggiungerlo metto a disposizione il mio tempo e la mia energia.”
Oggi si prova fastidio nei confronti della religione, vista come qualcosa di superato, infondato e fonte di noiosi rituali. Tuttavia, essa ci ricorda un principio importante, e cioè che la fede ha una portata rivoluzionaria. Ciò in cui crediamo e che consideriamo sacro, ovvero inviolabile, plasma le nostre vite e potenzialmente quelle degli altri, a dispetto delle distrazioni, delle necessità indotte e delle campagne d’odio scatenate da chi ci vuole schiavi.
Immagino che nessuno gradirebbe ritrovarsi a essere, come si suol dire, solo un numero nella massa, senza identità né coscienza o potere. Allora perché andiamo proprio in questa direzione? Spontaneamente si potrebbe rispondere che è sempre stato più facile seguire la corrente, oppure che siamo stati imbrogliati, spinti a confondere la libertà col disimpegno.
Non si sa bene a chi dare la colpa. Io, in questi casi, rispondo che nel dubbio è nostra. Ci dobbiamo essere accorti, ad un certo punto, che, anche non credendo a niente e non facendo nulla di particolare, comunque le giornate scorrevano. E noi vivevamo vuoti e leggeri, incuranti del fatto di avere mani e teste vuote.
Parlando dei giovani, essi hanno davvero un potenziale rivoluzionario? Sì e no, perché il loro è lo stesso di qualunque altro individuo sano e pensante. Quando sono dotati di una fede improntata al creare, proporre e inventare, allora veramente potrebbero portare uno stile di vita o persino un mondo alternativo, cose di cui non si sente più parlare molto. Senza, invece, potranno al massimo ribellarsi ad un non ben definito “ordine precostituito”, o mettere alla prova le regole della società con piccoli gesti inconcludenti come fumare nei bagni scolastici.
Se non è lanciato verso un futuro che si sente in grado di formare e migliorare, un giovane è un esserino debole e sprovveduto.
E così avverto ragazzi e ragazze miei simili: state attenti, perché giocare alla rivolta oggi è il passatempo dei conservatori - nel senso peggiore del termine - di domani. E non omologatevi: le persone diventano prima intercambiabili, poi sostituibili, infine sacrificabili.
O irrilevanti.
© Punto e Virgola ©


