

Mentre il corteo dello sciopero generale riempiva le strade di persone sventolanti bandiere tra tutte antifasciste, le delegazioni di SSU e UDU si sono dirette alla Sede Centrale dell'Università di Parma per manifestare il proprio dissenso. Dal corteo c’è stato poi un faccia a faccia nell'Aula Cavalieri con la Ministra Bernini, che ha successivamente commentato l'episodio sui propri canali social: «Confronto aperto, a parlare sono i numeri».
PARMA - Lo scorso 30 ottobre la città di Parma non è stata soltanto uno dei tanti epicentri della consueta manifestazione per lo sciopero generale, che ha visto le strade italiane riempirsi di persone in modo pacifico - a dispetto delle narrazioni talvolta distorte dei principali canali televisivi. La mattinata parmigiana si è infatti contraddistinta per un altro importante avvenimento, capace di tramutarsi in un canale di comunicazione istituzionale diretto tra la piazza e il governo.
Intorno alle 11:30, mentre il corteo principale si avviava verso la conclusione e la gente cominciava a ballare in Piazza della Pilotta, le delegazioni di SSU (Sinistra Studentesca Universitaria) e UDU (Unione Degli Universitari) si sono staccate per dirigersi verso un presidio statico, proposto e organizzato da SSU davanti alla sede centrale dell'Ateneo.
Il contesto: la cerimonia e il dissenso
La mobilitazione è nata in concomitanza con un appuntamento istituzionale di rilievo: la cerimonia per il conferimento della Laurea ad Honorem a Carlo Cimbri, CEO di Unipol. Un evento che ha visto la partecipazione straordinaria, in qualità di ospite, della Ministra dell'Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini.
Gli studenti, hanno voluto cogliere questa precisa occasione per fare sentire la propria voce e mostrare un dissenso fermo su un tema cruciale e quotidiano per la comunità studentesca universitaria: il diritto allo studio. Un diritto, che come ogni altro diritto socio - economico, è sancito all’interno della Costituzione Italiana. Un diritto come altri “violentato” molto dal fatto che diversi fondi non sono stati destinati ad esso, ma al riarmo. Come per ogni altro diritto, storicamente riconosciuto in decenni di apertura costituzionale, proprio quelle stesse porte devono rimanere aperte, a dialogo, al confronto, a nuove idee per il futuro.
Le ragioni della protesta: fondi PNRR e studentati privati
Al centro della contestazione vi è la gestione delle risorse pubbliche e l'emergenza abitativa che colpisce gli universitari. A Parma ad esempio, lo scorso 19 ottobre, è stato inaugurato il nuovo studentato privato in Via Dei Mercati (”La Corte Parma Studenti Housing”). In genere, i punti cardine del legittimo dissenso, includono:
- L'uso dei fondi europei: La denuncia riguarda i finanziamenti del PNRR, soldi pubblici arrivati dall'Europa, che secondo i rappresentanti degli studenti sono stati impiegati in gran parte per la costruzione di studentati gestiti da soggetti privati.
- Tariffe inaccessibili: Il risultato di queste politiche è la nascita di strutture con prezzi definiti "assurdi". Anche quando vengono applicati canoni calmierati, i costi restano totalmente fuori portata per chi studia e si trova già a dover fare i conti con il caro vita.
- L'assenza di risposte pubbliche: A fronte di questi investimenti privati, il diritto allo studio – quello vero, strutturale e interamente pubblico – rimane una domanda priva di risposte concrete.
Il diretto confronto con la Ministra Bernini: la rete di rappresentanza e l'azione sul territorio
A differenza di quanto accaduto nelle scorse settimane in altre città, la protesta parmense ha registrato una svolta di rilievo. Sei rappresentanti degli studenti sono stati ricevuti ufficialmente dalla Ministra Bernini nell'Aula Cavalieri del palazzo centrale dell'Ateneo.
La lettera di rivendicazioni è stata formalmente consegnata alla Ministra da Fabio Morini, rappresentante di UDU. Per l'altra componente, la SSU, a parlare maggiormente e ad essere intervistata dai microfoni di 12 Tv Parma è stata Anna Suraci, coordinatrice di quest’ultima associazione. Il suo decisivo intervento non sarebbe stato possibile senza il supporto strategico e il lavoro di Annachiara Galli, membro di SSU – portando il nome anche di Primavera degli Studenti (a cui come altre associazioni studentesche di altri Atenei, aderisce), e di rappresentante all'interno del CNSU (Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari).
Il CNSU è l'organo consultivo nazionale che, per definizione istituzionale, dovrebbe essere ascoltato dal medesimo Ministero dell'Università, data anche la cooperazione a stretto contatto che le reti studentesche mantengono a Roma. Tuttavia, se persino nel tavolo romano si riscontra una forte fatica a farsi ascoltare direttamente, l'episodio di Parma lancia un messaggio politico chiaro: per cominciare ad attuare dei profondi cambiamenti strutturali, è necessario che ogni singola realtà locale provi a seguire l’esempio. La mobilitazione parmense, nata dall'iniziativa di SSU a cui UDU ha voluto aderire, dimostra che l’intervento capillare sul territorio può costringere le istituzioni al confronto, offrendo ai rappresentanti degli studenti una concreta opportunità di interlocuzione.
Nel corso dell'intervista post-incontro, Anna Suraci ha infatti esposto un tema non scontato: «Abbiamo dato anche dei consigli sperando che vengano ascoltati», ha dichiarato riferendosi alla Ministra Bernini. «È quello di girare tutte le università». La coordinatrice di SSU ha poi continuato evidenziando le disuguaglianze geografiche: «Noi a Parma siamo fortunati, possiamo dire, mentre in altre realtà più verso sud non è sempre facile che le università ci vengano incontro».
Il nodo dei fondi per le borse di studio e la risposta della Ministra
Le parole di Anna Suraci toccano una ferita aperta per il sistema accademico. Circa un anno fa, infatti, il Ministero ha rimosso dei fondi destinati alle Regioni, impedendo a queste ultime di garantire la copertura totale delle borse di studio per tutti gli studenti beneficiari. In quella circostanza fu proprio l'Università di Parma (Unipr) a dover intervenire, mettendoci risorse di tasca propria, per sanare la lacuna e tutelare i propri iscritti. Una mossa virtuosa che evidenzia come non tutti gli Atenei abbiano potuto muoversi sulla stessa lunghezza d'onda o abbiano avuto la stessa possibilità e volontà di andare incontro alle esigenze della comunità studentesca.
La risposta della titolare del Ministero dell'Università e della Ricerca è arrivata anche via social attraverso la condivisione di un video dell'incontro. Come riportato dalla Gazzetta di Parma, la Ministra Bernini ha commentato l'iniziativa dichiarando: "Il disagio degli studenti non si cavalca, si ascolta".
Rivendicando l'apertura all'ascolto e la bontà dell'azione governativa, la Ministra ha parlato di un «confronto aperto» sottolineando che, in merito agli stanziamenti e ai posti letto, «a parlare sono i numeri». Una replica che, se da un lato conferma la disponibilità istituzionale al dialogo, dall'altro difende l'impianto dei provvedimenti ministeriali contestati dalla piazza, lasciando aperto il dibattito sul futuro del welfare studentesco in Italia.
A Parma, nonostante tutto, i rappresentanti degli studenti continueranno a procedere in tale direzione, affinché la città universitaria parmense, e non solo, possa condurre una vita studentesca universitaria più dignitosa per tutti, in modo eguale.


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