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Sto scrivendo questo pezzo prima di conoscere l’esito del Referendum del 22-23 marzo; quindi, questa mia riflessione prescinde dal risultato referendario e rimane valida sia che vinca il SÌ sia che vinca il NO. Ormai risulta chiaro a tutti che l’obiettivo di molti (non tutti) esponenti del Fronte del Si non sia la separazione delle carriere o il sorteggio per il CSM: l’obiettivo sotteso, ma neanche troppo, è quello di scardinare ed eliminare tutti i poteri di controllo che contraddistinguono le democrazie liberali. Facciamo alcuni esempi: Nicola Gratteri, a metà febbraio, rilascia un’intervista, a causa della quale gli vengono attribuite le seguenti dichiarazioni:” Tutti coloro che votano SI sono delinquenti e mafiosi, mentre coloro che votano NO sono persone per bene”. E si scatenano subito gli attacchi al PM calabrese. Alfredo Mantovano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, lo stesso che oggi assicura che “tutti i cattolici voteranno SÌ alla riforma”, partì subito all’attacco: “Sconcerta che i toni più estremi vengano espressi non dai partiti, ma da esponenti della magistratura, è meno tollerabile perché un magistrato che oggi fa propaganda estrema un domani potrebbe anche privarmi della libertà”. Particolare che a fare questa affermazione sia un magistrato in aspettativa, che ha fatto sia il giudice che il PM. Peccato che le parole di Gratteri abbiano voluto esprimere tutt’altra cosa: “Non ho mai detto che chi vota Sì è mafioso, ma sono quasi certo che tutti i mafiosi voteranno Sì". Ricostruzione che era intuibile fin dall’inizio. Oggi Gratteri è di nuovo nell’occhio del ciclone: è sotto accusa dopo che il direttore del Foglio, Claudio Cerasa, ha pubblicato un botta e risposta tra il magistrato e una giornalista del quotidiano. "Abbiamo chiamato Gratteri per capire perché ha detto che Sal Da Vinci voterà no al referendum. Ci ha detto: scherzavo. E ha aggiunto: 'Se dovete speculare fate pure. Tanto dopo il referendum con voi del Foglio faremo i conti, tireremo su una rete'", ha riportato il giornalista. E subito la politica e i media compiacenti hanno ricominciato a manganellare Gratteri: "Al procuratore Nicola Gratteri che mette nella categoria dei mafiosi molti italiani (anche qualche giornalista) tra quelli che votano sì, chiedo di rispettare tutti i magistrati che lavorano in silenzio senza fare politica con la toga sulle spalle", dichiara Simonetta Matone, ex magistrata attualmente in parlamento grazie alla Lega. Tra l’altro è lo stesso Gratteri che per anni ha subito campagne scatenate contro di lui da Foglio, Riformista, Unità, Domani, Dubbio, Libero e Giornale; lo stesso Gratteri che è stato definito negli anni “di destra”, “giustizialista”, “manettaro”, “populista”, “complottista”, “negazionista”, “accanito”, “persecutore di innocenti”, “star”, “toga show”, addirittura “fasciogrillino” (copyright Sansonetti-Maiolo) e ovviamente “professionista dell’antimafia”. Ma quest’ennesimo attacco a Gratteri è una golosissima occasione, per il Fonte del SI, per distogliere l’attenzione dalle agghiaccianti parole della capo di gabinetto di Nordio, Giusy Bartolozzi: “Finché la giustizia non ti marchia tu non lo capisci. Faccio appello a tutti i cittadini che hanno sofferto sulla propria pelle: Votate “sì” e ci togliamo di mezzo la magistratura che sono plotoni di esecuzione”. Non solo. La capo di gabinetto del ministro ed ex magistrata ha aggiunto: “Io ho un’inchiesta in corso. Io scapperò da questo Paese”. Il problema sta nel fatto che, purtroppo, la sua unica colpa è di dire la verità e di spiegare agli italiani i reali scopi della riforma, ed è in ottima compagnia: il Sì servirà a trasformare i pm in “avvocati dell’accusa” (Nordio); a “togliere ai pm la direzione della polizia giudiziaria” (Tajani); a impedire che vengano indagati ministri che commettono reati, oggi di destra e domani di sinistra (Nordio); a “lasciar governare il governo” contro le leggi e la Costituzione (Meloni).
Quando ci sono questi propagandisti del SI, a cosa serve un fronte del NO?
Autore
Riccardo Maradini
