Le leggi di qualsiasi governo sono spesso presentate come una panacea per il problema centrale dell’uomo: l’infelicità. Tuttavia, a esse viene attribuito indebitamente questo significato, poiché la politica, operando all’interno di un sistema capitalistico, traccia la strada verso un’inevitabile aporia. Essa si rivela con chiarezza in queste domande: è possibile raggiungere la felicità dell’uomo se le leggi che egli emana sono subordinate alle logiche della finanza? È possibile conciliare, finalmente, la Pace con un Desiderio strutturalmente insaziabile?
Se la Felicità, come io credo, è la completa armonia e il costante equilibrio tra il cuore e la mente di una persona — in una parola, l’anima — e il mondo che la circonda, la risposta a quelle domande non può che essere negativa. Non è possibile essere felici perché nelle città d'Italia è evidente uno squilibrio tra mondo artificiale, mondo naturale e mondo interiore: quella misura che era tanto cara alla pittura umanistica, la quale trovava nel preciso bilanciamento di questi elementi la perfezione di ogni opera. Appunto, questo squilibrio, dovuto alle rigide leggi della finanza ormai all'acme del suo potere, genera una rottura nel cuore delle persone e nella realtà fisica: una rottura che è esattamente ciò che abbiamo osservato. Ci siamo trovati a Parma per stare insieme. Questa è la prima ragione per cui ci siamo dati appuntamento (qui sorvolo sulle leggi ingiuste di questo governo che vietano l’assembramento in determinati contesti e azioni politiche). Abbiamo iniziato a girare senza meta e senza sosta, secondo quell’idea per cui, perdendosi, ciascuno possa ritrovare se stesso. Invero, è stato proprio smarrendoci tra le strade che la città in cui viviamo si è rivelata sovente come la rappresentazione concreta di quell’Infelicità: l’ipostasi dell’aporia poc’anzi descritta, quasi un’idea hegeliana di contrasto, ma priva di poesia e di romanticismo. Una città che si proclama di forte politica ambientale, almeno a parole, eppure cementificata fino alle viscere.

Le foto che ho scattato documentano ciò che scrivo e, in grande misura, parlano da sole. L'unica cosa che non possono raccontare è l'emozione che ho provato scattandole. Al "click", un inaspettato senso di libertà mi ha pervaso. Come se, immortalando l'ambiente distrutto e prendendo consapevolezza del dolore che mi è vicino, si fossero per la prima volta aperti i miei occhi. Mai come in questa occasione il consumo di suolo e i temi climatici hanno toccato il mio cuore; tanto da apprendere finalmente quel filosofema secondo cui una cosa si può conoscere solamente quando se ne fa esperienza.
Ora, il tema ambientale è una questione serissima che riguarda tanto la “ragione intima” quanto la salute fisica; lo è anche per tutti coloro che non ne sono consapevoli: «la maggior parte della popolazione mondiale respira aria inquinata che supera i limiti di qualità stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità». Vale la pena rileggerlo. Dunque, cosa si dovrebbe fare? È stato ormai chiarito in numerose sedi scientifiche che la soluzione risiede nell’aumento del verde urbano: grazie alla capacità di ritenzione delle foglie, si eviterebbero fino a 43.000 morti all’anno nelle città europee. Questo perché «1 ettaro di foresta urbana può rimuovere mediamente 17 kg/anno di PM10 e 36 kg/anno di ozono troposferico». Inoltre, le aree verdi contribuiscono a ridurre le ondate di calore. Secondo il Barcelona Institute for Global Health, un terzo dei decessi in Europa dovuti alle “isole di calore” potrebbe essere evitato raggiungendo una copertura arborea del 30%.

Per quanto riguarda le ragioni psicologiche — quelle che ho definito della “ragione intima” — è stato dimostrato come le aree verdi possiedano uno straordinario potere nel ridurre le tensioni e nel favorire sensazioni di felicità: promuovono la coesione sociale, contribuiscono al benessere psicologico contrastando l'alienazione e costituiscono, infine, palestre naturali accessibili. In fondo basta pensarci un momento: a chi non è capitato, sdraiandosi sotto un albero, ascoltando il vento nelle fronde e percependo l'erba umida sotto le mani, di sentire il cuore riposare e la mente svuotarsi?



La stessa Letteratura nei secoli ha evidenziato più volte l’importanza dell’ambiente naturale per la felicità dell’uomo: da Lucrezio a Tolkien, da Virgilio all’ecocritica novecentesca. Celebre è la frase attribuita a Confucio che uso qui per riassumere quanto scritto finora: «Il momento migliore per piantare un albero era vent’anni fa. Il secondo momento migliore è ora».


Benissimo, dirà il lettore: allora piantiamo alberi e smettiamola di buttare cemento! Eppure questo è esattamente il compito della politica, un suo dovere e una sua responsabilità. Tuttavia, i dati nazionali ISPRA rivelano una scelta che sembra procedere in direzione opposta. Il Rapporto SNPA 2025 afferma che l'Emilia Romagna è stata la regione con la maggiore perdita di suolo e che «il suolo consumato in un anno equivale a quasi 12.000 campi di calcio; ogni minuto spariscono in media 159 metri quadrati di suolo naturale». È desolante compiere un piccolo calcolo relativo al momento che io e i miei colleghi abbiamo vissuto: siamo stati fuori questa mattina per 180 minuti esatti. Quanti metri quadrati di suolo sono stati consumati in Italia durante questo tempo? Circa 28.620: ovvero, quasi 3 ettari. Abbastanza per sottrarre un altro frammento di armonia al mondo.






Autore
Alessandro Mainolfi
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