Spagna e Italia sono spesso considerate simili: una cultura mediterranea, una popolazione vivace, economie e territori comparabili. Eppure, davanti alle grandi crisi internazionali, i due governi scelgono strade molto diverse.
La tanto vicina Spagna è una monarchia parlamentare presieduta da un re, Filippo VI, e da un presidente del Governo, Pedro Sánchez, che mantiene il potere esecutivo. Pedro Sánchez, classe 1972, è al Governo dal 2 giugno 2018 ed è, inoltre, segretario del Partito Socialista Operaio Spagnolo. È proprio per le sue parole che il governo spagnolo si allontana totalmente dal nostro governo e dalla nostra presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
In un’Europa generalmente e sempre più allineata con gli Stati Uniti sulla crisi mediorientale, la Spagna di Sánchez ha scelto una linea diversa. Il 4 marzo 2026, dal Palazzo della Moncloa di Madrid, attraverso un chiaro e potente discorso il Primo ministro ha ribadito la posizione spagnola nei confronti dei recenti attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. "La posizione del Governo della Spagna è chiara e coerente (...) ed è riassumibile in poche parole: no alla guerra”, sono proprio queste le parole che più colpiscono i giornali e i media.
Sánchez apre il suo discorso esprimendo tutta la sua solidarietà alle popolazioni coinvolte. Denuncia poi il fallimento del diritto internazionale, che, ha ricordato, “difende tutti, specialmente i più indifesi, la popolazione civile”. Inoltre dice, con parole che possono sembrare ormai scontate, che “dovremmo imparare dalla storia e non ripetere gli errori del passato”. Aggiunge anche che i governi esistono per migliorare la vita della gente, non per aggravarla e per trovare soluzioni ai problemi. È davvero così?
Insomma, una serie di dichiarazioni e critiche dirette alla logica di guerra, che oggi più che mai colpisce la nostra contemporaneità.
Il governo spagnolo, tuttavia, non si limita a banali parole, ma cerca azioni concrete. La Spagna ha, infatti, rifiutato agli Stati Uniti l’uso delle basi di Rota e Morón per operazioni contro l’Iran; ciò rende Madrid l’unico grande paese dell’Europa occidentale a opporsi apertamente all’offensiva. Durante il suo discorso, in realtà, Sánchez fa riferimento anche al conflitto ucraino o a quello in Palestina. È importante ricordare, per esempio, alcune delle misure prese dal governo spagnolo l’8 settembre 2025 per fermare il genocidio a Gaza. Il governo proibì il transito nei porti spagnoli a tutte le imbarcazioni trasportanti combustibili destinati alle forze armate israeliane, la stessa decisione fu applicata anche allo spazio aereo. Inoltre, proibì l’accesso al territorio a tutte quelle persone che partecipavano in forma diretta al genocidio a Gaza. Ancora una volta il governo spagnolo assunse vere e solide posizioni contro i crimini di guerra e contro la violazione dei diritti civili.
La maggioranza dell’Europa non mantiene una posizione chiara come quella spagnola. Diversi leader europei, tra cui Giorgia Meloni, non condannano Donald Trump, ma neppure si arruolano con lui. Molti mantengono una posizione incerta, senza condannare la violazione del diritto internazionale e, difatto, restando ‘succubi’ al Presidente della Casa Bianca.
“La domanda non è se siamo a favore o meno all’Ayatollah; nessuno lo è, naturalmente non lo è il popolo spagnolo e chiaramente nemmeno il governo di Spagna. La domanda invece è se stiamo o meno dal lato della legalità internazionale e per tanto dal lato della pace”. Il governo spagnolo, con tre semplici frasi, condanna la repressione del regime iraniano, ma considera l’attacco militare illegale e pericoloso secondo il diritto internazionale.
Infatti è proprio con queste parole che voglio concludere: non si può rispondere alla violenza e all'illegalità con un altro atto illegale. I governi di tutta Europa, e in primis quello italiano, dovrebbero imparare a stare dalla parte giusta della storia, cioè quella che esige la pace.
Autore
Federico Franzese