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La «Repubblica dei giovani» a Primavera
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autore
Irene Ugolotti Irene Ugolotti
pubblicazione
24/03/2026
categoria
Politica e cronacaPolitica e cronaca
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3

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referendumreferendum

Solo Un Ire: .. passa un fruscio veloce interiore Tra le donne folla entusiasta file di sgabelli urne stracolme

2 Giugno VentiVentiquattro, Res publica: una cosa di tutti.

Come premessa un elogio a quello che è stato il primo suffragio universale in Italia in cui siamo stati chiamati a votare per scegliere la “Repubblica” o rimanere nella “Monarchia”. Ancora oggi, il Referendum Istituzionale del 2 giugno del 1946, detiene il record assoluto di affluenza, rispetto ad ogni altra volta in cui siamo stati chiamati alle urne, tra gli aventi diritto al voto totale. L’affluenza al voto fu molto alta: nel 1946 gli aventi diritto al voto erano 28 milioni (28.005.449); i votanti furono quasi 25 milioni (24.946.878), pari all’89,08% di affluenza alle urne. Per ricordare, fu la prima volta che le donne votarono. L’entusiasmo per la novità fu descritto in modo impeccabile da Anna Garofalo, giornalista, che ancora oggi è importante ricordare e da cui, la cinematografia italiana, prese spunto per la realizzazione del film C’è Ancora Domani. Ecco qui, la citazione della giornalista Anna Garofalo: «Abbiamo tutti nel petto un vuoto da giorni d’esame, ripassiamo mentalmente la lezione: quel simbolo, quel segno, una crocetta accanto a quel nome. Stringiamo le schede come biglietti d’amore. Si vedono molti sgabelli pieghevoli infilati al braccio di donne timorose e molte tasche gonfie per il pacchetto della colazione. Le conversazioni che nascono tra uomini e donne hanno un tono diverso, da pari».

Nel film C’è Ancora Domani, si nota molto bene il ruolo fondamentale delle donne nella nascita della Repubblica, quasi fosse una bellissima fenice svolazzante e libera nata dalle ceneri terribili del Regime Fascista, finalmente distrutto.

Quasi ottant’anni dopo quell’evento, i cittadini italiani, sono stati chiamati ancora alle urne in occasione del Referendum Costituzionale della Magistratura dello appena passato 22-23 marzo 2026. I dati, al di là di ogni pronostico, al di là di ogni Sì e No, al di là di ogni idea politica, al di là di ogni polarizzazione, vedono l’Italia vincente sotto un aspetto importantissimo: l’affluenza. Infatti, il dato di affluenza rispetto al totale di aventi diritto al voto definitivo è stato massiccio: 58,93%. Il voto è quella “cosa di tutti”. È il popolo a fare la nostra Repubblica, non il contrario.

Il referendum del 2 giugno 1946, data in cui celebriamo ogni anno la nostra Repubblica, è ricordato soprattutto come “il Referendum delle donne”. Il Referendum del 22-23 Marzo 2026 andrà ricordato, invece, come quello dei giovani. Essi rappresentano, tra i 18 e 34 anni di età compresi, buona parte della percentuale totale di affluenza alle urne, rispetto alle altre fasce d’età. Va loro dato il principale valore romantico. Non può che essere stata una boccata d’aria fresca a questa Italia così frammentata, divisa e moralmente a terra, e che ora si affaccia una nuova stagione primaverile piena e tutta da assaporare. Al di là di ogni schieramento politico, al di là di ogni tema dibattuto male o bene, abbiamo stavolta sconfitto uno dei nemici più brutali della Repubblica: l’astensionismo. Come giovane, figlia della “cosa di tutti”, so che però questa non deve essere la vera meta, ma la conquista del futuro e di un nuovo terreno per i giovani. Dalla prossima volta sarà necessaria una legge per il diritto al voto degli studenti universitari fuori-sede. C’è ancora tanto da fare oltre a questo. È importante dimostrare ai giovani che per loro c’è ancora un domani, un passo d’amore ancora incompiuto.

Solo Un Ire: .. passa di nuovo quel fruscio inaspettato ancora interiore Tra i giovani folla entusiasta file di vento e tanti fiori alle urne loro ci sono eccome

22-23 marzo VentiVentisei, la Repubblica dei giovani a Primavera

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