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Il più grande caso di corruzione in Ucraina dall’inizio della guerra
Il più grande caso di corruzione in Ucraina dall’inizio della guerra

Il più grande caso di corruzione in Ucraina dall’inizio della guerra

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Francesco FerrettiFrancesco Ferretti
mensile
Mensile di Dicembre 2025 Mensile di Dicembre 2025
pubblicazione
05/12/2025
categoria
Politica e cronacaPolitica e cronaca
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L’introduzione del video che ha svelato l’operazione anti-corruzione “Midas” al pubblico (Fonte:
L’introduzione del video che ha svelato l’operazione anti-corruzione “Midas” al pubblico (Fonte: NABU / YouTube)

Lunedì 10 novembre 2025 è scoppiato in Ucraina il più grande caso di corruzione da quando è iniziata l’invasione su larga scala il 24 febbraio 2022. È stato ricostruito uno schema di tangenti che garantiva a funzionari statali di recuperare fra il 10% e il 15% dai contratti stipulati da Energoatom, l’azienda statale che gestisce le quattro centrali nucleari del paese. Gli investigatori hanno stimato che il valore complessivo delle tangenti sia intorno ai 100 milioni di dollari.

Fra le persone coinvolte emergono nomi di spicco della politica ucraina e figure vicine al presidente Volodymyr Zelensky. L’architetto dell’operazione è Timur Mindlich, imprenditore e co-proprietario della casa di produzione Kvartal 95 fondata, fra gli altri, da Zelensky nel 2003 e che ha prodotto la serie “Servitore del popolo” in cui Zelensky interpreta proprio il ruolo di presidente e la quale ha dato il via alla campagna elettorale vera e propria (il suo partito si chiama appunto Servitore del popolo). Ad essere coinvolti sono stati anche due ministri, prima sospesi e poi costretti a dimettersi da Zelensky. Si tratta di Herman Halushchenko, ministro della Giustizia e in precedenza ministro dell’Energia e Svitlana Grynchuk, l’attuale ministra dell’Energia, che non è coinvolta direttamente nello schema delle tangenti ma è accusata di non aver vigilato a sufficienza. Altri nomi rilevanti sono quelli di Oleksiy Chernyshov, ex vice primo ministro e Rustem Umerov ex ministro della Difesa. Il 28 novembre si è dimesso il capo di gabinetto del presidente Andriy Yermak, anche lui coinvolto nell’indagine.

L’operazione “Midas”, chiamata così in onore di Re Mida, capace di trasformare in oro tutto quello che tocca, ha accumulato in 15 mesi di indagini oltre 1000 ore di intercettazioni e 70 perquisizioni fra le quali sono emerse borse piene di mazzette in varie valute e bagni dai sanitari laccati in oro. L’indagine è stata portata avanti dalla NABU (Ufficio nazionale anti-corruzione) che insieme alla SAPO (Procura anti-corruzione specializzata) lo scorso luglio è stata oggetto di un tentativo di modifica del Codice di procedura penale che ne avrebbe sottratto l’autonomia rendendola dipendente dal Procuratore Generale che è nominato dal presidente. La legge ha seguito un iter accelerato ed è stata votata il 22 luglio 2025 con 263 voti favorevoli su 340 dalla Verkhovna Rada, il parlamento unicamerale ucraino, per poi essere promulgata dal presidente la sera stessa.

Questo fatto ha portato qualche migliaio di manifestanti a protestare di fronte al palazzo presidenziale ignorando il coprifuoco e il divieto di assembramento imposto dalla legge marziale. Il tema della corruzione è uno degli argomenti attorno al quale l’opinione pubblica è più sensibile e intransigente. L’istituzione dell’attuale impianto anticorruzione va infatti inserito all’interno del contesto riformista istituitosi in seguito dalla Rivoluzione della Dignità, meglio conosciuta in occidente come Euromaidan, che nel 2014 ha portato ad un cambio di regime e quindi di assetto istituzionale. Alle manifestazioni popolari del luglio 2025, avvenute in diverse località del paese, si è presto affiancata la comunità internazionale che ha sin da subito esercitato forte pressione perché la legge venisse rettificata. La Commissione Europea ha immediatamente espresso preoccupazione sia attraverso la sua presidente, Ursula Von Der Layen, sia tramite la presidente della Commissione per l’allargamento e la politica di vicinato Marta Kos. Il parlamento ucraino ha infine ceduto alle pressioni approvando il 31 luglio 2025, con 331 voti favorevoli su 331 votanti, una contro-legge che, oltre a ripristinare l’assetto precedente per NABU e SAPO, ne ottimizza l’operatività in particolare nell’attuale contesto di guerra.

Alla luce dell’operazione Midas è lecito sospettare che il tentativo di limitare l’indipendenza di due dei principali organi anticorruzione del paese avesse lo scopo di mantenere le inchieste alla larga dalla cerchia del presidente che non è nuova a indagini da parte della NABU. Se contestualizzato al panorama ucraino infatti, per quanto comunque eclatante, il caso Midas è solo l’ultimo tassello di un mosaico inquisitorio che ha mostrato un coinvolgimento trasversale in ambito di corruzione. Come tutti i paesi nati dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica, l’Ucraina ha vissuto anni di corruzione endemica. A favorirla furono, da un lato, l’eredità delle strutturali pratiche corruttive del sistema precedente, e dall’altro il processo di costruzione del nuovo sistema-stato che non era guidato da principi democratici e di trasparenza, ma prediligeva interessi ben precisi, favoriva il clientelismo ed era volto a preservare il potere nelle mani dei pochi che già lo possedevano.

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Manifestanti in piazza Ivana Franka, nei pressi del Palazzo Presidenziale di Kiev, 23 luglio 2025 (Foto di Sacha Gulich -
Manifestanti in piazza Ivana Franka, nei pressi del Palazzo Presidenziale di Kiev, 23 luglio 2025 (Foto di Sacha Gulich - Licenza)

Una svolta significativa è avvenuta appunto dal 2014, quando il paese, a partire dalla presidenza di Petro Poroshenko, ha concretamente avviato i primi passi verso l’Unione Europea. NABU e SAPO sono state fondate nel 2015 con il supporto rispettivamente del Fondo Monetario Internazionale e dell’Unione Europea. Oggi le due agenzie collaborano strettamente con enti sovranazionali come l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e la Banca europea per gli investimenti in materia di formazione con lo scopo di allinearsi agli standard internazionali. Nel 2016 è stata fondata l’Agenzia Nazionale per la Prevenzione della Corruzione e nel 2018 l’Alta Corte Anti-corruzione. Questa pluralità di enti forma uno strutturato corpus istituzionale anti-corruzione la cui evoluzione è stata esaminata da un report della ONG Transparency International con esiti incoraggianti. Un report redatto dall’OCSE, parte di un programma che monitora diversi indicatori in materia anti-corruzione, ha assegnato buoni punteggi alle politiche ucraine. Tuttavia, come redatto nel report, “permangono ostacoli legali e pratici” che ne limitano ancora l’applicabilità in concreto. Sebbene fra il 2013 e il 2024 il paese abbia scalato 39 posizioni nella classifica dell’Indice di Corruzione Percepita, passando dal 144° posto al 105° su 180, molti dei problemi strutturali sono ancora in piedi e il percorso da compiere rimane lungo.

Il tema della corruzione è molto sentito da parte della popolazione e l’attenzione è aumentata ulteriormente a partire dallo scoppio della guerra nel 2022. Nonostante questo, il clamore dell’Operazione Midas non ha portato la società civile in piazza, a differenza di quanto avvenuto nel luglio del 2025 e, malgrado questo appaia come paradossale, segue invece una logica ben delineata. Queste ultime proteste erano mosse principalmente da due matrici: una ideologica, composta dal senso di privazione e di ingiustizia, e una pragmatica, declinata nella chiara e diretta richiesta di ripristinare l’indipendenza di NABU e SAPO. Nello scenario attuale, sebbene quanto scoperto dall’Operazione Midas sia stato accolto con profonda indignazione, il fatto stesso che l’operazione ci sia stata, e sia stata portata a termine, è percepito come sintomo positivo di efficienza degli apparati anti-corruzione. Un evento di tale portata, che vede coinvolti sia ministri che figure vicine a Zelensky, in un contesto convenzionale avrebbe facilmente dato vita a proteste che, sulla spinta dell’indignazione popolare, avrebbero chiesto al presidente e al suo esecutivo di fare un passo indietro. Tuttavia, la cornice di guerra all’interno della quale tutto questo sta avvenendo, fa si che gli ucraini, banalmente, non se lo possano permettere.

Ad agosto 2025 Gallup ha attestato l’indice di approvazione di Zelensky al 67%, mentre quello della leadership nazionale al 46%. Questo significativo gap di 21 punti percentuali, al netto di un’ampia convinzione (85%) che la corruzione sia largamente diffusa all’interno del governo, non è figlia di una percezione di Volodymyr Zelensky in sé come figura di particolare capacità politica o di assoluta integrità, quanto più legata al fatto che gli ucraini comprendano l’importanza della carica che ricopre e di quello che rappresenta. Dallo scoppio del conflitto Zelensky, grazie anche alle sue spiccate capacità comunicative, è diventato un punto di riferimento sia all’interno del paese che per le cancellerie occidentali.

Internamente la sua popolarità è ascrivibile principalmente a due fattori. Il primo è la sua capacità di coesione dei gruppi sociali, particolarmente fondamentale nel contesto del conflitto, dove la mancanza di un’unione nazionale trasversale potrebbe portare al collasso del sistema. Il secondo è lo standing assunto a livello internazionale, fondamentale per ottenere condizioni vantaggiose sui tavoli delle trattative in materie di aiuti umanitari, armamenti e potenzialmente di pace. La combinazione di questi due fattori fa si che il popolo ucraino percepisca la sua permanenza come sostanzialmente esistenziale.

Il terremoto “Midas” è arrivato nel momento peggiore possibile per Zelensky, caratterizzato da una lenta ma costante avanzata russa sul fronte orientale, da problemi di reclutamento, da un progressivo disimpegno statunitense e da contrasti interni all’Unione Europea in merito alla questione ucraina. Come se non bastasse, i recenti attacchi russi alle infrastrutture energetiche del paese hanno paralizzato la distribuzione elettrica con blackout che possono durare fino a 16 ore. Questo, oltre a far assumere al caso di corruzione, che interessa proprio il settore energetico, un ulteriore valore simbolico, rende il paese poco preparato ai mesi dell’imminente inverno che potrebbe presto diventare il più duro dall’inizio della guerra.

Il presidente Ucraino Volodymyr Zelensky
Il presidente Ucraino Volodymyr Zelensky

Un potenziale effetto secondario dell’Operazione Midas potrebbe essere quello che vede apparire Zelensky come più debole e quindi più assoggettabile da parte di Donald Trump. Il 21 novembre 2025 sono stati diffusi i punti di una bozza di accordo redatta da Usa e Russia, senza la mediazione di Kiev, che presenta molti punti che l’Ucraina ha fino ad ora considerato irricevibili. Il piano è stato prontamente rigettato da Zelensky, ma è possibile che la questione della corruzione verrà usata in futuro da Trump come strumento di pressione per convincere il presidente ucraino a fare concessioni alla Russia, potendosi così attribuire ancora una volta la nomea di pacificatore di tutti i mondi.

Tuttavia, porre aspettative su qualsiasi iniziativa promossa da Donald Trump nella speranza che rimanga tale nel tempo è un esercizio inutile e velleitario. Di fronte a questo mare di incertezze il popolo Ucraino si attrezza con l’unica bussola che per ora è ancora saldamente in suo possesso, quella della libertà. Se non fossero scesi in piazza per protestare contro l’annullamento dell’autonomia di NABU e SAPO a luglio 2025 probabilmente oggi dell’operazione Midas non ne vedremmo nemmeno l’ombra. Le figure coinvolte continuerebbero a proliferare nel sistema politico ucraino rubando soldi pubblici in uno dei momenti più critici della storia del paese. Questa è, seppure piccola, una vittoria per il popolo ucraino, un popolo che ha sete di liberà e che non ha alcuna intenzione di essere sottomesso a nessun tipo di oligarca o cleptocrate, né altrui né proprio.

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Francesco FerrettiFrancesco Ferretti

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