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Il cavallo è diverso? Quando l’empatia diventa politica
Il cavallo è diverso? Quando l’empatia diventa politica

Il cavallo è diverso? Quando l’empatia diventa politica

autore
Stephanie CaboviancoStephanie Cabovianco
mensile
Mensile di Aprile 2026: dolce e amara rivoluzioneMensile di Aprile 2026: dolce e amara rivoluzione
pubblicazione
08/04/2026
categoria
SocietàSocietà
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4

La grandezza di una nazione e il suo progresso morale possono essere giudicati dal modo in cui tratta i suoi animali. (Mahatma Gandhi)

In Italia, da gennaio 2025, tre proposte di legge avanzano in parlamento con un obiettivo preciso: il riconoscimento di cavalli, asini, mule e bardotti come animali da compagnia, vietandone così la macellazione. Le sanzioni previste sono pesanti (fino a tre anni di carcere per chi alleva equidi a fini alimentari, e multe fino a 100.000 euro). Un segnale forte, in un paese dove il consumo di carne equina è già in calo: da oltre 70 mila equidi macellati nel 2012 a circa 22 mila nel 2024, con il numero di mattatoi registrati sceso da 4.609 a poco più di 2.000.

Una delle proposte, firmata dalla deputata Michela Brambilla, va oltre il divieto di macellazione. Include anche il divieto delle carrozze a trazione animale nelle città (le botticelle e le carrozzelle turistiche), l'uso in spettacoli pericolosi o stressanti, le manifestazioni storiche come i palii, e qualsiasi attività contraria alla dignità o alle capacità fisiche dell'animale. Sul tavolo, insomma, non c'è solo la carne di cavallo.

La legge non è ancora approvata. Ma il dibattito che ha aperto è più grande della legge stessa.

"E gli altri?"

Durante le discussioni parlamentari, il deputato leghista Francesco Bruzzone ha sollevato un'obiezione che, per quanto usata in malafede, contiene una domanda legittima: perché il cavallo e non l'asino? Perché il cavallo e non il maiale? Bruzzone è il relatore delle proposte (il membro della Commissione Agricoltura incaricato di studiarle e presentarle al voto) e anche il loro oppositore più dichiarato. È cacciatore, e la sua opposizione non è tecnica: è ideologica. Riflette una visione del mondo in cui l'animale è, per definizione, una risorsa a disposizione dell'essere umano. Designare come relatore chi vuole affossare una legge è una tattica parlamentare comune per rallentarla, e in questo caso la scelta difficilmente sembra casuale.

È la domanda giusta, anche se posta per le ragioni sbagliate.

Perché se vogliamo parlare seriamente di protezione animale, non possiamo farlo scegliendo le specie in base alla simpatia che ispirano. Il cavallo ha secoli di storia condivisa con l'essere umano, appare nei film, nelle favole, nei romanzi. È bello, è grande, ha uno sguardo che comunica. Tutto questo lo rende "meritevole" di protezione?

Il miraggio del passo avanti

Proteggere il cavallo dalla macellazione è un passo. Ma può anche diventare un miraggio: la sensazione di aver fatto qualcosa di importante, senza toccare le strutture che producono sofferenza su scala industriale.

Esiste un concetto che descrive esattamente questo meccanismo: lo specismo. Coniato dal filosofo Peter Singer negli anni '70, indica la tendenza a trattare in modo radicalmente diverso animali con capacità di sofferenza simili, in base alla specie di appartenenza, esattamente come il razzismo tratta in modo diverso esseri umani in base all'origine. Non è necessario condividere in pieno la filosofia di Singer per riconoscere che c'è qualcosa di arbitrario nel modo in cui decidiamo chi merita compassione e chi no.

Nel 2012, la Cambridge Declaration on Consciousness ha stabilito un consenso scientifico su questo punto: gli animali non umani possiedono substrati neurologici sufficientemente complessi per sperimentare coscienza, stati emotivi e comportamenti intenzionali. In altre parole, la capacità di soffrire non è un privilegio umano. E non appartiene solo al cavallo.

Una mappa dell'arbitrarietà

Per capire quanto sia culturale, e non naturale, la linea che tracciamo tra animali da rispettare e animali da usare come risorse, basta guardare al di là dei confini.

In India, la vacca è sacra. Macellarne una è illegale in molti stati e socialmente impensabile per la maggioranza della popolazione. Per molti europei, questa posizione sembra esotica, quasi irrazionale. Eppure nessuno si interroga su cosa rende la mucca italiana meno degna di protezione della mucca indiana.

In alcune culture dell'Asia orientale, cane e gatto fanno parte della tradizione alimentare. Questo provoca reazioni di orrore in occidente, le stesse reazioni che molti italiani non hanno mai avuto di fronte a un piatto di cavallo alla piastra.

Possiamo riconoscere che le nostre scelte su chi proteggere e chi consumare non nascono da una logica universale: nascono dalla storia, dalla cultura, dall'abitudine. E le abitudini si possono cambiare.

Seimila euro e una gabbia più grande

C'è un altro problema che vale la pena nominare. Anche quando esistono leggi a protezione degli animali, queste tendono a regolare le condizioni di sfruttamento, non a mettere in discussione lo sfruttamento stesso. Stabiliscono quanto spazio deve avere un maiale in gabbia, a che velocità deve avvenire l'abbattimento, come devono essere trasportati gli animali. Rendono l'industria più "umana" (nel senso letterale del termine) senza mettere in discussione la logica su cui si fonda: quella che considera l’animale, prima di tutto, una risorsa.

Per chiarire il punto, si può usare un'analogia scomoda ma necessaria: immaginiamo di scoprire che dei bambini vengono sfruttati in una fabbrica. Qualcuno propone come soluzione di dargli più spazio, condizioni migliori, un ambiente più “umano”. Nessuno accetterebbe questa risposta come sufficiente. Eppure è una logica simile a quella che applichiamo agli animali ogni volta che parliamo di benessere invece che di mettere in discussione il loro uso.

Un caso recente lo illustra bene. Tra novembre 2024 e giugno 2025, l'organizzazione Animal Equality ha condotto un'indagine sotto copertura di sette mesi al macello Zerbini & Ragazzi di Correggio, in Emilia-Romagna, uno dei più grandi del Nord Italia. Le immagini documentano cavalli tenuti in box per giorni senza acqua sufficiente, abbandonati nei propri escrementi, colpiti ripetutamente dagli operatori e macellati con stordimenti inefficaci, cioè ancora coscienti. L'azienda si presenta pubblicamente come esempio di buone pratiche nel benessere animale. Il materiale è stato trasmesso da Rai News 24 e ha portato all'apertura di un processo al Tribunale di Perugia per maltrattamento di animali e documenti falsificati nella Banca Dati Nazionale degli Équidi. La multa massima prevista per chi viola le norme di macellazione è di 6.000 euro.

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Questo non significa che le leggi sul benessere siano inutili. Ridurre la sofferenza conta, sempre. Il problema è quando diventano un punto di arrivo invece che una tappa. Il benessere animale e i diritti animali non sono la stessa cosa: il primo regola le condizioni in cui gli animali vengono usati, il secondo mette in discussione l'uso stesso. Pensare alle due cose insieme significa lavorare per migliorare le condizioni oggi, dentro una traiettoria che punta a eliminare progressivamente lo sfruttamento animale. La direzione conta quanto il passo.

"È cultura"

Nel dicembre 2025, la cucina italiana è stata ufficialmente riconosciuta dall'UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità. Un traguardo di cui il paese va giustamente fiero. Ma la "cultura" è uno degli argomenti più usati, e più scivolosi, per difendere pratiche che, osservate da fuori, risultano difficili da giustificare eticamente.

Le corride in Spagna sono cultura. I combattimenti di galli sono cultura in molte regioni del mondo. La caccia alla balena era cultura in Islanda e Giappone. Per secoli, anche pratiche che oggi consideriamo parte della storia più buia dell'umanità venivano difese con lo stesso argomento: "è sempre stato così," "fa parte di chi siamo," "non puoi capire se non sei di qui."

La cultura non è statica. Si trasforma, scarta ciò che non regge più all'esame morale, integra nuove sensibilità. Usarla come scudo per chiudere il dibattito è il contrario di ciò che la cultura dovrebbe fare.

Vale la pena allora chiedersi: cosa ci ha dato davvero il cibo, nella sua dimensione più profonda? Non l'ingrediente specifico, ma il gesto intorno a esso: il tavolo, il tempo condiviso, la cura di preparare qualcosa per qualcuno. Se ciò che ci commuove di un piatto è la memoria, l'appartenenza, il rituale del condividere, tutto questo può esistere lasciando che altri esseri continuino a vivere?

Allargare il cerchio

La storia dei diritti è sempre stata una storia di espansione. Ogni volta che un gruppo ha chiesto di essere riconosciuto come soggetto e non come oggetto, la risposta iniziale è stata: "perché voi e non gli altri?" La risposta che ha fatto avanzare la storia non è mai stata "allora nessuno." È stata: "allora tutti."

Le proposte di legge sul cavallo possono essere lette così: non come punto di arrivo, ma come apertura.

La differenza la farà quello che viene dopo. Se resteranno un'eccezione rassicurante, o se segneranno l'inizio di una revisione più ampia e coerente del nostro rapporto con gli animali.

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💡

Fonti: Dati Istat su macellazioni équidi. Cambridge Declaration on Consciousness, Francis Crick Memorial Conference (2012). Atti parlamentari italiani, proposte di legge gennaio 2025. Indagine Animal Equality, macello Zerbini & Ragazzi, Correggio (2024-2025).

L'autrice ha partecipato come relatrice alla conferenza dei Verdi al Parlamento Europeo sulla protezione animale (2023), dedicata alla revisione della normativa europea sul benessere animale.

Annesso: le proposte di legge sugli équidi

Quante sono e a che punto siamo

In parlamento ci sono attualmente quattro proposte di legge sul tema, presentate tra il 2023 e il 2025. Le tre principali, quelle che hanno avanzato fino alla fase di esame in commissione, sono firmate da Michela Brambilla (Noi Moderati), Susanna Cherchi (M5S) e Luana Zanella (AVS). A queste si aggiunge una quarta proposta di Eleonora Evi (PD), più centrata su misure di tutela e riconversione degli allevamenti.

È la prima volta in quattro legislature che proposte di questo tipo arrivano effettivamente alla fase di esame parlamentare. Il percorso parlamentare è solo all'inizio e si prevede complesso, anche per la prevedibile opposizione delle categorie produttive coinvolte.

Le tre proposte principali

Michela Brambilla (Noi Moderati) — testo base: È la proposta più ampia. Oltre al divieto di macellazione, include il divieto delle carrozze a trazione animale nelle città (le botticelle e le carrozzelle turistiche), l'uso in spettacoli pericolosi o stressanti, le manifestazioni storiche come i palii, e qualsiasi attività contraria alla dignità o alle capacità fisiche dell'animale. Prevede una "patente equina" per l'uso professionale o sportivo, e stabilisce che i cavalli delle Forze Armate non possano essere venduti all'asta al termine del servizio ma destinati a centri di recupero. Include anche un fondo di riconversione da 6 milioni di euro annui tra il 2025 e il 2027 per supportare la transizione degli allevamenti verso attività come turismo equestre, ippoterapia o centri sociali.

Susanna Cherchi (M5S): Si concentra sul riconoscimento giuridico degli équidi come animali da compagnia e sul divieto di macellazione, con un impianto sanzionatorio simile a quello della proposta Brambilla (fino a tre anni di carcere e multe fino a 100.000 euro per chi alleva équidi a fini alimentari).

Luana Zanella (AVS): Condivide l'obiettivo del riconoscimento degli équidi come animali non destinati alla produzione alimentare, con attenzione particolare al tema del benessere durante il trasporto e alla chiusura graduale degli impianti di macellazione esistenti.

Come funziona il percorso parlamentare e cosa può succedere

Le proposte di Cherchi e Zanella sono state abbinate a quella di Brambilla, che funge da testo base. Questo è il meccanismo ordinario: la commissione lavora su un testo di riferimento che può incorporare elementi delle altre proposte prima di passare al voto. Il risultato finale potrebbe quindi essere un testo ibrido che integra le parti più condivise tra i firmatari.

Non è detto che vada così. Le alternative sono: che il testo base venga approvato senza modifiche sostanziali, che il percorso parlamentare si blocchi in commissione per mancanza di consenso o per ostruzionismo, oppure che vengano stralciate alcune disposizioni per permettere l'approvazione della parte centrale sul divieto di macellazione.

Il ruolo di relatore assegnato a Francesco Bruzzone (Lega), membro della Commissione Agricoltura e oppositore dichiarato delle proposte, è uno dei fattori che rende il percorso parlamentare incerto. Il relatore non ha potere di veto, ma controlla i tempi del dibattito e il modo in cui il testo viene presentato alla commissione, strumenti sufficienti per rallentare significativamente il processo.

Come si può influire

Il blocco di una legge in commissione non è irreversibile. La pressione esterna ha effetti reali sul calcolo politico dei parlamentari: quando il costo mediatico e sociale di bloccare una proposta supera quello di lasciarla avanzare, il percorso parlamentare si sblocca. È esattamente quello che sta succedendo con questa legge: l'indagine sotto copertura di Animal Equality trasmessa da Rai News 24, le 247.000 firme raccolte dalla petizione contro la macellazione equina e la copertura mediatica crescente stanno aumentando la pressione sulla commissione.

Chi vuole contribuire può farlo in modi concreti: contattare direttamente i membri della Commissione Agricoltura della Camera (i loro contatti sono pubblici sul sito della Camera dei Deputati), sostenere le organizzazioni che stanno seguendo il caso legalmente come Animal Equality, condividere informazione verificata sul tema, o partecipare alle iniziative di raccolta firme attive. La legge ha firmatari in quasi tutti i gruppi di opposizione e anche in alcune frange della maggioranza: non è una battaglia persa in partenza.

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