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Più si avvicina l'estate: i primi giorni di caldo, il sole che batte incessantemente, più ci viene voglia di andare al mare, di rinfrescarci in acqua e assaporare il sale. Il mare è simbolo di libertà, di unione con la natura e le varie attività che possiamo fare (surf, snorkeling, ecc.) sono tutte attività che esplorano l’ambiente e il nostro desiderio di curiosità e scoperta, sia dell’ignoto e, più intimamente, di noi stessi. Una di esse, tra le più famose, è l’immersione subacquea, che prevede l’immersione completa del corpo per l’esplorazione dell'ambiente subacqueo e, soprattutto, del fondale marino. La possibilità di farlo origina dalla peculiare caratteristica, che l'essere umano condivide con pochi altri mammiferi, di essere in grado di trattenere il respiro in acqua. Ad oggi l'attività subacquea conosce una diffusione molto vasta ed è talvolta considerata un’attività alla portata di chiunque, perfino individui con gravi disabilità motorie. Tuttavia, la diffusione dell'attività non può mai prescindere dal rispetto delle norme di sicurezza, dalla conoscenza delle leggi fisiche e scientifiche che la governano e dalla conoscenza delle procedure di emergenza. Mentre in molti sport acquatici il pericolo è spesso visibile e immediato, nella subacquea il pericolo è spesso invisibile, silenzioso e differito infatti tra le conseguenze più pericolose c’è la patologia da decompressione o PDD, ovvero tutte quelle patologie derivanti da una riduzione della pressione ambientale; in particolare si hanno due patologie: la malattia da decompressione (MDD) e l’embolia gassosa arteriosa (EGA).
Malattia da decompressione
Per capire la MDD, dobbiamo fare un piccolo passo nel mondo della fisica, più precisamente nella Legge di Henry:
“Un gas che esercita una pressione sulla superficie di un liquido, vi entra in soluzione finché avrà raggiunto in quel liquido la stessa pressione che esercita sopra di esso.”
Questa legge stabilisce che, a temperatura costante, la quantità di un gas che si scioglie in un liquido è direttamente proporzionale alla pressione che questo gas esercita sul liquido stesso. Di conseguenza, quando un subacqueo si immerge e respira aria compressa dalle bombole, l'aumento della pressione dell'acqua circostante spinge una maggiore quantità di azoto (il gas più abbondante nell'aria che respiriamo) a sciogliersi nel sangue e nei tessuti corporei. Bene, finché il sub rimane in profondità, questo azoto in eccesso non causa alcun problema, perché il corpo è in equilibrio e l’azoto, che si accumula, è sciolto nel sangue e non crea bolle (è come la CO2 dentro una bottiglia di bibita gassata chiusa: c'è, ma finché il tappo è chiuso, non la vedi), mentre il punto critico si presenta al momento di tornare in superficie. Se la risalita è lenta e controllata, il corpo ha il tempo di smaltire gradualmente l'azoto in eccesso attraverso i polmoni, espirandolo in modo sicuro. Se invece non si rispettano i tempi di decompressione, l'azoto si libera rapidamente, creando bolle all'interno del sangue e dei tessuti, come quando apri di scatto una bibita gassata chiusa, la diminuzione improvvisa della pressione fa sì che i gas disciolti si separino dal liquido, formando una miriade di bollicine. I sintomi della MDD sono variabili a seconda del tipo di tessuto colpito; talvolta sono talmente lievi da rendere l'individuazione della MDD difficoltosa ad un'analisi superficiale e a seconda della gravità dell'evento e allo scopo della corretta individuazione del tipo di intervento di ricompressione da effettuare, si distingue fra una forma più lieve detta MDD di primo tipo e una forma più grave detta MDD di secondo tipo. La prima, provoca dolori articolari lancinanti, costringendo chi ne è colpito a piegarsi su se stesso (un tempo nota tra i palombari come "the bends", ovvero le curvature). Se le bolle si formano sotto la pelle, possono scatenare pruriti e vistose eruzioni cutanee. Nella seconda invece, le bolle possono raggiungere il midollo spinale, il cervello o i polmoni. I sintomi in questi casi includono vertigini, confusione mentale, paralisi, difficoltà respiratorie e, nei casi estremi, il collasso del sistema cardiocircolatorio.
La cura è la terapia in camera iperbarica. All'interno della camera, la pressione viene aumentata artificialmente. Questo costringe le bolle di azoto a rimpicciolirsi e a ridisciogliersi nei fluidi corporei, ripristinando il normale flusso sanguigno. Successivamente, facendo respirare ossigeno puro al paziente, la pressione viene abbassata in modo lentissimo, simulando una risalita perfetta e permettendo all'organismo di smaltire l'azoto in completa sicurezza.
Embolia gassosa arteriosa
L'embolia gassosa arteriosa racconta invece una storia completamente diversa e ben più drammatica. In questo caso non c'entra la quantità di azoto accumulata nei tessuti: l'EGA è un problema di pura meccanica e risponde alla Legge di Boyle-Mariotte che afferma che in condizioni di temperatura costante la pressione di un gas perfetto è inversamente proporzionale al suo volume, ovvero che il prodotto della pressione del gas per il volume da esso occupato è costante. È un incidente che, paradossalmente, può verificarsi persino in pochissimi metri d'acqua. Il meccanismo scatenante è tanto semplice quanto fatale: trattenere il respiro durante la risalita. Se il subacqueo chiude la glottide per panico o inesperienza, l'aria contenuta nei polmoni si espande man mano che la pressione dell'acqua diminuisce avvicinandosi alla superficie. Poiché i nostri polmoni sono organi meravigliosamente elastici ma non infinitamente estensibili, oltre un certo limite le loro pareti più fragili, gli alveoli, si lacerano. Attraverso queste micro-lesioni, l'aria fuoriesce ed entra di prepotenza nel circolo sanguigno arterioso. A differenza della MDD, l'EGA è un'emergenza acuta. Le bolle viaggiano come proiettili nel flusso sanguigno, dirigendosi immediatamente verso il cuore e, soprattutto, verso il cervello, provocando ischemie istantanee. La manifestazione è plateale ed entro pochissimi minuti dall'emersione si assiste a perdita di coscienza, convulsioni o paralisi. In caso di diagnosi dei sintomi dell'EGA, il trattamento in camera iperbarica deve essere il più rapido possibile per limitare i danni.
La patologia da decompressione è il promemoria di quanto il corpo umano sia una macchina di straordinaria precisione, al contempo legata a delicati equilibri biofisici e biochimici. Non vieta l'esplorazione, ma esige metodo, attenzione ed un profondo atto di rispetto verso l’ignoto e noi stessi.
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