3
Poema accompagnato da illustrazioni in tecnica mista su tela (tessuto, filo, foglia d’oro, inchiostro di china, acquarello, gouache), 40×40 cm.
.png?table=block&id=37a1e3a2-2c7e-809d-acfe-d3b56773b0c7&spaceId=7582c22a-88c3-4bde-9af6-893f3b925344&expirationTimestamp=1781028000000&signature=GtyNjZ7cVozICDRdM_6barcLOeuXiptxdgx2AHdecvA)
I
Due citazioni alla gola.
Non rispondiamo.
Occhi: esplosione nel tuo volto.
Città—
palpebra di ghiaccio,
bocca d’esilio.
Mani su di me.
Vocabolo in torsione:
calore velato,
cecità fusa,
miraggio fratturato.
Noi:
taglio di luna,
taglio di sole.
Due lame in un’unica trama.
Da entrambe le cuciture:
guardia esterna,
bordo ampio,
guardia interna—
stessa sentina,
stessa cancrena lucida.
.png?table=block&id=37a1e3a2-2c7e-805e-97db-f9e1182507b6&spaceId=7582c22a-88c3-4bde-9af6-893f3b925344&expirationTimestamp=1781028000000&signature=z2GwhvWJR7s6WmoSjDxS1WRqF5SL2JEV3NQXiljyPcU)
II La luce dell’oriente
fa meno male
se la si guarda
attraverso la lente che incornicia
una quindicenne:
gonna gonfia,
gioia presa in prestito,
a una fiaba importata
una tiara di plastica
vegliando la tomba
di un uomo estraneo—
non amato, non conosciuto,
non appreso, non dimenticato.
Le sue mani impolverate
frugano il mio basco da paracadutista,
chiedono:
di cosa è fatto?
Quindici anni
non entrano nel vestito
né noi nei nostri corpi.
A quindici anni rifiutiamo l’età:
la bara davanti a noi
a stento entra
nella strada che si ripiega.
Seppelliamo i nostri padri
e con loro
il nostro bambino.
Una città senza fognature,
ventre ostruito del deserto bianco,
ed è la pioggia
l’unica cosa che sentiamo
lucidare
i nostri occhi a mandorla.
.png?table=block&id=37a1e3a2-2c7e-8028-98c7-e2b11ccf74e5&spaceId=7582c22a-88c3-4bde-9af6-893f3b925344&expirationTimestamp=1781028000000&signature=nN-jbX7fDUCsRA3X9GNb382uQzwJhxHISuOxk7rkO5U)
III
Di’: tuo padre entra nel mio sogno con la sua auto blu,
ordendo quattrocentomila nodi.
Viaggiamo verso Isfahan,
parlando liberamente solo
nel vuoto del motore,
dove nessun dio ascolta.
Alcune notti, Forugh ed io
leggiamo ancora i nostri versi rubati
sotto il suo chador dal limite infinito,
il mondo piegato in ombra felpata.
Di’: un profilo virginale di Daryoush
si allunga, pallido giavellotto sulle lenzuola—
e io, nato senza innocenza,
all’improvviso dimentico come toccare.
Il tappeto allenta—
cervi tessuti: fuga sul margine-vuoto.
.png?table=block&id=37a1e3a2-2c7e-8098-8c55-e428062139a2&spaceId=7582c22a-88c3-4bde-9af6-893f3b925344&expirationTimestamp=1781028000000&signature=KVFci5OCHrWYnS_ehXELSFwq1QM7149_-hxYp4zIMvo)
IV
Arma di taggia, sera:
mare oscuro, due volte perdita.
Lo vedesti—nudo nella sua libertà—
braccia: ali di gabbiano sull’abisso.
Canto in un tunnel vuoto
aprendo un altro tunnel:
ricorsione della fuga.
In lontananza, un corpo—
spavento vivo,
colpo della lingua.
Calore: inondazione senza letto;
e tuttavia, la mano-fantasma,
seta minima,
bacio-nuvola,
discende, lieve,
sulla mia testa.

V
Alcune notti dissotterro il vino
dal terriccio dei suoi occhi scolpiti.
Riconto tulipani:
sfocati.
Uno vira al grigio—
due fili di capelli
smarrendosi sulla sua fronte:
colore del quasi-nulla.
Le ali di rondine delle sue sopracciglia
non si posano mai—
presagio curvo
dell’infinito.
Lettere al fuoco, ancora una volta:
la citazione rinasce,
lettera dopo lettera.
Il tappeto si assottiglia.
Sotto di esso, il mondo
spinge la sua violenza
verso l’alto.
Un cavallo rimane.
Fuggiamo sul suo dorso sfilacciato.
.png?table=block&id=37a1e3a2-2c7e-80a1-aed0-d6746d9e16ee&spaceId=7582c22a-88c3-4bde-9af6-893f3b925344&expirationTimestamp=1781028000000&signature=z6nWDMIEV01y2esA73kXDtqFvJPo80SKHMfNZEOw7YQ)
© Punto e Virgola
.png?table=block&id=37a1e3a2-2c7e-80d4-9742-d313cd9eca2d&spaceId=7582c22a-88c3-4bde-9af6-893f3b925344&expirationTimestamp=1781028000000&signature=Hpovw4jiKS1Vl-GrxnwXPlAaau9NyS3BEfEpggZg1yY)