Non l’ho visto arrivare, eppure quando il termine “dipendenza affettiva” è entrato nei nostri discorsi era già mainstream. In realtà la psicoanalisi ne parlava già da tempo. Il primo fu Fenichel che nel 1945 coniò l’espressione “amore-dipendenti” per riferirsi a quelle persone che necessitano amore come altri necessitano cibo o droga. Si deve però al grande successo di “Donne che amano troppo” (1970) della terapeuta Robin Norwood l’accendersi di un vero dibattito pubblico sul tema benché solo recentemente l’interesse abbia raggiunto massa critica. Ma, se sul fenomeno molto si sta dicendo e scoprendo, è sulla terminologia che continuo a riservare alcuni dubbi. Dipendenza affettiva, dicevamo, ma non siamo tutti dipendenti dall’amore altrui? È da un decennio che mi interrogo. Dipendere da qualcuno non è esattamente quel meccanismo che ci permette di attraversare vivi (almeno) l’infanzia? Amare non significa in fondo tenere l’Altro dentro di sè come una parte di sè? Immaginare che qualcuno che amiamo ci venga strappato, non evoca in tutti noi scenari di disperazione? E non ci induce a chiederci se la nostra vita finirà col ridursi a questione di mera sopravvivenza? Davvero possiamo affermare che dipendere affettivamente da qualcuno sia una patologia? Secondo la psicologia le parole “dipendenza” e “affettiva” messe insieme non vogliono dire granché, indicano un fenomeno ma non lo descrivono. Inoltre: se la dipendenza affettiva ha a che fare con un tipo di relazione anomala quale sarebbe il suo contrario? Non certo l’“indipendenza” affettiva! L’aspetto problematico non sta solo nella quantità del bisogno (tecnicamente con dipendenza affettiva ci si riferisce a un eccesso di dipendenza, laddove “eccesso” è inspiegabilmente sottinteso) che si ha dell’oggetto d’amore, ma della qualità di tale bisogno. In questo senso si parla di dipendenza matura quando in una relazione affettiva i confini sono chiari ed è possibile autodeterminarsi senza che la propria identità sfumi nella coppia e di dipendenza simbiotica quando è improntata sulla fusionalità, ciò che chiamiamo comunemente dipendenza affettiva. Non è la dipendenza il problema, ma l’esperienza che se ne fa. Così come non è la sofferenza legata a una separazione. La questione sta tutta nell’impossibilità di rispondere alla domanda: “Senza l’amore di quella persona chi sono io?”.
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