Sul pianerottolo della casa dei miei genitori, dove ho vissuto per otto anni, è spuntata da poco una nuova pianta. Non so di preciso che pianta sia e tanto meno perché abbia un elastico che la avvolge, come per sostenerla, ma è diventata mio oggetto di interesse da almeno tre giorni. La pianta con l’elastico appartiene alla vicina, mi ha detto mia madre, impicciona come tutte le madri… Lei ha i capelli lunghi e lisci, con una frangetta cortissima , come piace a me. Ha sempre avuto i capelli rossi naturale, qualità che le ho sempre invidiato fin da piccolina , anche se da quando ho lasciato casa dei miei genitori se li è tinti di nero. “È un peccato”, pensai, quando la vidi la prima volta. Credo abbia 30 anni, non lo so di preciso. Non so nemmeno che lavoro faccia , ora che ci penso bene. Le nostre conversazioni non sono mai andate oltre al formale “Ciao, come stai? Buona giornata!” .
Tranne un giorno. Me lo ricordo come se fosse ieri. Andavo ancora alle superiori , ero appena tornata da scuola ma ero da sola, mio fratello mi avrebbe raggiunta a breve. A casa mia non c’era nessuno. In casa sua, invece, c’erano due gatti e un cane. E poi c’era il suo ragazzo. Stavano urlando, riuscivo a sentirlo perché era quasi estate e le sue finestre erano spalancate. Lei piangeva forte, lui urlava allo stesso modo. C’era molto casino, come se uno dei due stesse colpendo degli oggetti. Capii più tardi che lui l’aveva picchiata. Ricordo che mi batteva fortissimo il cuore, dalla paura ma anche dalla rabbia. Andai a bussare, nonostante mio padre, che nel mentre avevo contattato, me lo vietasse. Ma come posso stare ferma qui senza fare nulla? Come posso non aiutarla? Non aiutare… La dovevo aiutare. Anche se stavo morendo dalla paura. Quel giorno la mia vicina piangeva fortissimo, con il trucco sbavato e le labbra rosse come i suoi capelli che le invidiavo. Siamo state abbracciate al centro del suo soggiorno di casa per almeno 10 minuti, senza dire una parola, con i gatti e il cane che ci circondavano , anche loro in religioso silenzio. Ci tenevamo l’una all’altra proprio come la pianta che è sbucata da poco sul pianerottolo della mia vecchia casa. Me ne ritornai a casa mia con il cuore che ancora mi batteva forte ma non più per la paura ma per la grande scoperta che la giovane me del passato fece quel giorno. Quel giorno scoprii di avere un grande potere dentro di me, grande quanto tutti gli oceani che abbiamo, come tutti gli alberi rimasti sul nostro pianeta, come il cielo che ci avvolge ogni giorno; un potere significativo come l’elastico che avvolge la pianta della mia cara vicina, un potere che non dobbiamo smettere di usare.
Autore
Martina de Fazio