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#NH11 I draghi non sono il problema di Game of Thrones
#NH11 I draghi non sono il problema di Game of Thrones

#NH11 I draghi non sono il problema di Game of Thrones

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Daniele MainolfiDaniele Mainolfi
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Mensile di Marzo 2026Mensile di Marzo 2026
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05/03/2026
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GOTGOTserie TVserie TV

È da un paio di settimane che vedo circolare questa riflessione su GOT. Prima ho iniziato a vedere questi articoli e post su Instagram dalle pagine americane e poi, a cascata, anche sulle pagine di cinema italiane. C’è stato letteralmente un accanimento verso i draghi di Game of Thrones che mi ha portato al punto di chiedermi se fossero stati citati nei file di Epstein.

Alla fine nei file non ci sono, ma questi illuminati delle serie TV e del fantasy hanno deciso di dichiarare i draghi di GOT come ingombranti e problematici, perché spingono troppo al conflitto in una serie che è interessante soprattutto per i suoi intrighi. Premesso che la casata di appartenenza dei draghi ha come motto Fuoco e sangue e vedo difficile come eliminare questo elemento dalla narrazione, alla fine ci ritroviamo in un grande classico: quando un franchise mastodontico come quello di Game of Thrones (con House of the Dragon e A Knight of the Seven Kingdoms) mostra il fianco a critiche, si cerca un capro espiatorio facile; e quale potrà mai essere se non le nostre adorate lucertole enormi? "Troppo potenti", "Ammazza-trama" o, peggio, ridotti a semplici strumenti di CGI costosa che tolgono spazio agli intrighi politici.

Non ti servirà leggere l’articolo per sapere come la penso perché lo scrivo fin da subito: dare la colpa ai draghi è come dare la colpa alla spada se un cavaliere non sa combattere.

I Draghi non sono mostri, sono bombe atomiche

Nella bibliografia di George R.R. Martin, i draghi non sono mai stati semplici animali domestici sputa-fuoco. Sono la personificazione del potere assoluto e della sua natura corruttibile. Martin è stato chiaro: i draghi sono l'equivalente delle armi nucleari. In Fire & Blood, la loro presenza non serve a risolvere i conflitti, ma a cambiare radicalmente la posta in gioco. Esattamente come le bombe atomiche, fino ad un certo punto della storia di Westeros, i draghi sono stati un elemento che forniva peso contrattuale alla casa reale, un peso che era impossibile da superare. Pensate se esistesse un solo Paese al mondo con la bomba nucleare: non ci sarebbero discussioni da svolgere perché ci sarebbe un padrone e i suoi sudditi. Ecco cosa sono i draghi ed ecco che ruolo hanno per la casa Targaryen. In A Knight of the Seven Kingom viene fatto riferimentoa a quanto sia mutata la casata valyriana a seguito della perdita dei draghi; e questo ci fa rendere conto che il loro ruolo non consisteva nel bruciare cose, ma nel conferirgli una posizione insuperabile. La loro esistenza definisce la geopolitica di Westeros:

  • Aegon il Conquistatore non ha unificato i Sette Regni perché era un diplomatico eccelso, ma perché aveva Balerion. Quando Re Mern Greengarden e Re Loren Lannister unirono le forze schierando l'esercito più imponente della storia di Westeros (55.000 uomini), sulla carta, i Targaryen avrebbero dovuto perdere. Aegon non usò tattiche di cavalleria; liberò tutti e tre i draghi contemporaneamente. In un pomeriggio, l'intera struttura feudale dell'Altopiano fu incenerita (letteralmente) nella battaglia che viene chiamata Campo di Fuoco;
  • la loro scomparsa ha portato al declino dei Targaryen e all'ascesa della politica dei "piccoli uomini" (Lannister, Stark, Baratheon) che vediamo nella serie originale;
  • il coraggio, la nobiltà e il numero di soldati non contano nulla di fronte alla tecnologia superiore. I draghi rompono il "contratto sociale" del feudalesimo perché non esiste difesa contro di loro.

Non si può parlare di Martin cercando di eliminare i draghi e la magia: è la più grande bestemmia che possa esistere. In A Song of Ice and Fire, la nascita dei draghi di Daenerys non è solo un momento epico, ma il chiaro segnale che la magia sta tornando nel mondo. Le candele di ossidiana tornano ad accendersi, i poteri degli stregoni di Qarth aumentano, gli estranei lentamente si avvicinano. Senza draghi, l’universo fantasy di Martin perderebbe il suo baricentro, diventando una semplice cronaca medievale fittizia.

Il Vero Problema: Quando la Produzione "Inventa"

Se sentite che la narrazione scricchiola, non è perché un drago ha bruciato una flotta, ma perché la sceneggiatura ha smesso di seguire le regole stabilite dai libri. I momenti di declino qualitativo di Game of Thrones (e i momenti più deboli di House of the Dragon) coincidono matematicamente con i momenti in cui gli showrunner decidono di allontanarsi dal materiale originale per creare una "storia originale" o per inseguire il puro spettacolo visivo. Appresa la lezione, in A Knight of the Seven Kingdom la produzione ha capito quello che non va fatto. In questi termini, i draghi sono anche descritti come bestie drasticamente superiori a quelle che troviamo nei libri. Negli scritti di Martin, un drago è vulnerabile se usato male e invincibile se usato con logica. Nelle ultime stagioni della serie madre, abbiamo visto draghi abbattuti da balestre miracolose solo perché la trama aveva bisogno di un colpo di scena, ignorando la fisica e la strategia stabilite da Martin per decenni.

Quindi, per favore, facciamo una petizione per bloccare il sequel su Arya Stark e piuttosto obblighiamo l’HBO a fare un altro prequel su qualcosa su cui Martin ha scritto! (prima che l’HBO venga divorata dalla Netflix)

Non esiste Martin senza draghi

I draghi sono ciò che rende questo universo unico. Sono il legame tragico tra l'umanità dei loro cavalieri e il potere divino che non dovrebbero maneggiare. Senza di loro, la Danza dei Draghi sarebbe solo una lite condominiale tra cugini biondi e arrapati. Il problema non è mai stato il fuoco, ma chi tiene la penna in mano quando le fiamme si spengono. Se vogliamo criticare qualcosa, critichiamo la fretta di chiudere gli archi narrativi e l'incapacità di adattare la densità politica di Martin senza sacrificarla sull'altare del mainstream.

Lunga vita ai draghi. E che qualcuno nella produzione riapra quei libri.

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Daniele MainolfiDaniele Mainolfi

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