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Un uomo si risveglia con dolori alle orecchie che fischiano la fine,
corde di chitarra spezzate si infrangono sul suolo ricoperto di benzina,
luci accecanti brillano a intermittenza sugli angoli ammuffiti,
esce dal suo garage:
Al ritmo pneumatico
fuori piovono gocce annerite e pesanti,
battito di un motore affaticato,
sull’asfalto consumato strisciano sibilanti fischi
di noiosi giri di gomme sgonfie fracassate tra i secchi alberi.
Il fato parla dai lampioni invecchiati ai margini dei lunghi e sterminati viali,
dentro la macchina nera sogni soffocanti di vuoti desideri mai realizzati,
si irradiano nella mente nevrotica come ragni distratti,
che giocano nelle faticose tele che percorrono ambulanti.
Opportunità possibili portano a deserti immobili,
immaginano i suoi occhi tagliati come nuvole che attraversano la luna,
nel passato, nel presente, nel futuro:
flauti orchestrali suonano attorno alla muta città,
marmitte rapaci investono il suo cammino,
figure metalliche, accelerate, voraci,
di incontrollate psicosi,
danza con i piedi al cielo e con la testa sulle roride onde stradali,
urlanti, ingombranti, radioattive.
Le vie vomitano secrezioni di sangue dai tombini incrostati,
il mondo annega nel suo nucleo,
accompagnato da immobili movimenti di uccelli soli e impazziti,
paralizzati dagli allarmi invisibili di bombardamenti altisonanti,
risucchiati dalle onde gravitazionali delle gabbie ancestrali,
come monoliti che guardano la città, memori, fiacchi,
l’Angelo Nero spara un colpo in orbita,
il mondo si infiamma,
non c’è più possibilità di frenare,
l’uomo costernato torna nel suo garage,
dal rossore dell’inquieto avvenire,
pensa sia uno scherzo,
gratta le pareti e digrigna i denti resistendo a fatica,
perdendo il respiro inala polveri e beve benzina fino a gonfiarsi,
gli gira forte la testa,
ruota attorno con le braccia distese, leggero,
vede mondi afrodisiaci dipinti sulle pareti incenerite.
Prima di chiudere gli occhi coglie dal fondo allagato una metafora:
«Il mondo è una folla di unicorni solitari ricoperti di benzina
dalle cui bocche
zampilla con gioia di elettricità…
e suppongo di non saperlo
e tutto questo per causa mia
non omnis moriar».
Nella Loggia Nera, sereno,
osserva un angelo perduto lassù,
ride sguaiatamente,
si addormenta
…
al ritmo pneumatico.
© Punto e Virgola ©