(contiene spoiler)
È nelle sale Hamnet-Nel nome del figlio, pellicola di Chloé Zhao, candidata a numerosi premi Oscar. Il film parla dell’unione tra il Bardo inglese e Agnes, la creazione della loro famiglia, fino ad arrivare al momento che cambia tutto: la morte prematura del piccolo Hamnet, secondogenito dei due. Viene allora analizzato il modo in cui la coppia affronta il dolore incommensurabile della morte di un figlio. Oltre che ad assistere alla magistrale interpretazione dei protagonisti, Paul Mescal e soprattutto la bravissima Jessie Buckley, vera protagonista della storia, in quest’ultima parte troviamo racchiuso il profondo messaggio del film. Ci ritroviamo immersi nella prima rappresentazione dell’Amleto nel Globe Theatre di Londra. Tragedia che porta il nome del figlioletto defunto, dal momento che Hamnet e Hamlet ai tempi di Shakespeare erano una variante dello stesso nome. Perché Will, così come lo chiama Agnes, decide di scrivere questa tragedia e darle il nome del figlio? Perché portare questa vicenda straziante sulla scena? Queste sono le domande che si pone anche la stessa Agnes, che per la prima parte del dramma è confusa, quasi arrabbiata, non capisce la scelta del marito. La risposta sta tutta nelle scene che seguono: grazie al teatro William riesce a riportare per un attimo in vita il figlio, salutarlo un ultima volta, e così facendo consegnarlo all’eternità. È il suo modo per accettare il dolore e poter convivere con esso. E allora succede la magia: Il pubblico intero si protrae verso Amleto seguendo Agnes, commossa di poter rivedere in vita il figlio grazie all’opera del padre, e diventando in questo modo compartecipe del dolore della famiglia Shakespeare. Perché è questo che fa l’arte. L’arte è capace di eternare e dare vita. Chi legge un libro, guarda un’opera teatrale, ascolta una canzone, può entrare nella vita di un altro e farla propria, vivere gioie e dolori che non sono i suoi, ma sentirli dentro come se lo fossero. Chi l’arte la fa, è artista, da vita. Ma su quest’ultimo punto qualcuno potrebbe come Agnes ancora domandarsi: Perchè? La risposta è semplice, è un bisogno fondamentale dell’uomo. Da sempre si inventano e narrano storie, si canta, si scrive, si disegna. È il modo in cui l’essere umano può appropriarsi del mondo, dare forma al proprio dolore, alle proprie passioni e affidarle a qualcun altro, che ora grazie a questo dono non sarà più solo. Questo è ciò che ci insegna Hamnet, un inno all’importanza dell’arte.
Autore
Viola Mattioli
