4
L’intervallo che arriva dopo il disgustoso pranzo in mensa ha sempre qualcosa di magico in sé. Sarà che dura un’intera ora, o sarà che dopo l’odore nauseante del cibo della scuola, una bella boccata d’aria ci vuole proprio. Oggi è un giorno speciale. Martina ha portato la sua nuova corda per saltare, come aveva promesso alle amiche, e proprio ora giocano spensierate sulla ghiaia del cortile. Ai lati ci sono Laura e Ginevra, mentre al centro c’è Martina che salta la corda a ritmo.
Quelle tre si conoscono dalla prima elementare. La maestra Filomena le aveva messe vicine il primo giorno e poi non era più riuscita a separarle: in quei cinque anni di amicizia erano diventate come sorelle.
Ginevra è poco più grande delle altre, giusto qualche mese. I suoi capelli biondi sono sempre raccolti in due trecce strette strette. La sua pelle è così chiara che alla fine di ogni estate torna a scuola con i residui di qualche scottatura. Gli occhi verdi sorridono sempre, anche quando la maestra Antonella la sgrida perché non ha studiato bene geografia. Non è da tutti avere una gioia negli occhi così costante e imperturbabile. Ginevra dice sempre che vuole fare il dottore come suo papà perché ricorda quella volta in cui, girando con lui per il centro della città, un uomo li aveva fermati e in lacrime aveva abbracciato il dottore che aveva salvato la vita alla moglie. Ginevra vuole dare alle persone più tempo per stare insieme.
Martina, invece, è la più alta tra le sue amiche. Ha imparato da poco a farsi la coda alta e quindi raccoglie sempre i suoi capelli rossi per giocare durante l’intervallo. Sua nonna la chiama “maschiaccio” perché indossa soltanto le maglie delle squadre di calcio che le ha passato il fratello. Martina è la migliore della sua classe in storia. Poco prima di andare in mensa è stata interrogata e il solo modo per farla tacere è stato scriverle un bellissimo dieci sul registro. Quando parla degli antichi romani, degli egizi e perfino delle civiltà del Neolitico, i suoi occhi azzurri brillano talmente tanto da emettere luce, mentre la sua bocca si apre in un sorriso che lascia intravedere l’apparecchio.
Per finire, Laura è la bambina più silenziosa delle tre. I suoi folti ricci neri sono sempre sciolti, i suoi occhi scuri spesso assonnati per colpa dei lunghi pisolini che fa sul banco dopo le verifiche o le interrogazioni. Lei non ha il fisico asciutto delle altre due. A volte si vede diversa, ma questa sua insicurezza dura soltanto il tempo di un pensiero. Lei ha sempre indosso una gonna, anche in inverno, perché la fa sentire una principessa e adora quando le sue amiche le chiedono di fare una piroetta, perché la sua gonna si anima e gira insieme a lei.
Adesso è il turno di Ginevra. Le altre due girano la corda all’unisono. Avanti così per cinque minuti buoni. Poi finalmente arriva il turno di Laura. Durante il cambio Martina fa una domanda.
«Ma secondo voi, da grandi, giocheremo ancora con la corda?»
Ed è in questo momento che il sangue mi si gela. Perché, guardandole, ho dimenticato per un attimo che diventeranno grandi. Cosa c’è di spaventoso? Tutti lo facciamo prima o poi, ma io so cosa succederà e ora lo saprete anche voi.
Quelle tre ragazze non saranno poi tanto diverse da qualsiasi altra adolescente: avranno le prime cotte; impareranno a mettere il correttore per coprire qualche brufolo scomodo; torneranno a casa con un quattro sul registro; si prepareranno a casa dell’una e dell’altra per andare in discoteca con l’eccitazione di chi va a un gran gala; e per finire, arriverà per loro il momento di essere donne, senza che esse si siano accorte di me, che scorro senza sosta.
Crescendo, i loro destini si separeranno. Resteranno sempre amiche, ma dopo un po’ bisogna anche pensare al proprio futuro. E verso la metà dei vent’anni, gli amici diventano la pausa necessaria che serve dal pensiero del futuro, quello scudo che protegge per qualche ora il corpo dalla spada di Damocle che penzola sulla testa. Ma qual è veramente il loro futuro?
Ginevra entrerà a Medicina. Con gli anni il suo sogno diventerà una specie di malattia. Martina e Laura ogni tanto la porteranno fuori all’aria aperta, solo per lasciarla respirare un attimo. A qualche mese dalla laurea, Ginevra conoscerà un ragazzo, un compagno di corso, e da un caffè al bar dell’ospedale si passerà a una piccola storia d’amore.
Lui non sarà poi così speciale. Sarà una di quelle persone banali, senz’alcun particolare interessante, ma il primo vero fidanzato sembra sempre il principe azzurro. La loro abitudine fatta da pomeriggi di studio, cene fuori e weekend insieme verrà interrotta da un test di gravidanza positivo che sconvolgerà molto i piani.
I due decideranno di sposarsi e Ginevra a malincuore metterà in pausa i suoi sogni, solo per qualche anno, «Giusto il tempo di mandare il bambino all’asilo», penserà speranzosa. I primi mesi di matrimonio saranno stupendi, però a volte l’affetto sembrerà quasi una recita. Ginevra dovrà meritare l’amore, un «ti amo» in mezzo a mille «ma hai ancora fame?» e ad altri cento «quello ti serve davvero?».
Ma un bambino che cresce dentro un corpo piano piano si prende i suoi spazi. E Ginevra inizierà a cambiare, a deformarsi, il suo viso sarà stanco per le nausee e per le notti insonni e quel ragazzo pian piano si stuferà sempre più di averla intorno. Non vedrà il figlio che nasce in lei, ma il volto stanco che ha solo chi crea la vita. Mentre i trofei di quella ragazza saranno le smagliature, lui diventerà medico e poi primario. L’età dell’asilo arriverà, ma lei si ripeterà costantemente «Ancora un anno soltanto.»
Passerà quel famigerato anno, ma occuparsi di una casa, di un marito e di un bambino non si concilia con la vita universitaria. Quel ragazzo che tanto l’amava prima, col tempo diventerà un giovane uomo distratto e incurante. Proprio l’otto marzo, al suo risveglio troverà un mazzo di mimose lasciato sul tavolo in salotto. Lei riceve i fiori solo quel giorno. Saltellerà per la casa cercando un vaso in cui sistemare il regalo. Lo riempirà d’acqua ed ecco che il campanello dell’appartamento suonerà con agitazione. Possibile che sia un altro regalo per lei?
Alla porta si presenterà Martina trafelata. Con le lacrime agli occhi, confesserà dolorosamente di aver visto il marito dell’amica in un bar, mano nella mano con una giovane donna. Sul tavolo saranno presenti un bel mazzo di rose e una scatola di cioccolatini. Quando i due amanti si uniranno in un bacio affettuoso, la fede di lui luccicherà illuminata dal sole.
A questo punto io mi fermo e non vi racconterò la disperazione della povera Ginevra. Penso che sia corretto che il dolore rimanga soltanto suo e io non voglio mostrarvelo. Voglio che ora vediate Martina, la cui domanda mi ha fatto rabbrividire tanto.
Lei negli anni crescerà sempre più innamorata della Storia, non la lascerà mai. Nessuno riuscirà a fargliela abbandonare, nemmeno i genitori. Dopo la maturità la faranno sedere a un tavolo e le diranno che ha studiato anche più del raccomandabile, suo padre ha bisogno di tornare a casa trovando un pasto caldo e sua madre non riesce a fare tutto da sola. Poi col tempo, sarebbe il caso che trovasse un uomo, altrimenti non sarà mai completa. Lei chiederà se a suo fratello è stato fatto lo stesso discorso, solo per sentirsi rispondere con sufficienza «Lui è maschio.» Inutile dirvi che Martina farà le valigie quel giorno stesso ed andrà a vivere per qualche mese con Laura. Quella ragazza farà qualsiasi tipo di lavoro per potersi pagare gli studi: dalla cameriera che sorride alle battute sconce dei clienti alla cubista palpeggiata nelle discoteche. Martina farà anche tante ripetizioni perché insegnare le piace, anche se ogni volta che lo dice si sente rispondere che è portata, visto che è una cosa da donne. Ogni tanto andrà a trovare Ginevra ed il piccolo, per poter studiare vicino a lei, nella speranza che l’amica si decida a tornare all’università.
La sua vita sarà costellata da notti insonni, il senso di egoismo e lo stress l’avvolgeranno in un caldo abbraccio carico di senso di colpa. Ma lei non può mollare. Mollare significa rinunciare alla luce che illumina i suoi occhi da quando è alle elementari. Mollare vuol dire spegnersi senza riaccendersi più. Martina saprà di aver troppo poco tempo sulla terra per potersi permettere di rinunciare.
Prenderà la laurea e le sedie riservate alla famiglia saranno vuote. Ne prenderà un’altra e le sedie riservate alla famiglia saranno vuote. Discuterà il dottorato e le sedie riservate alla famiglia saranno ancora vuote. Le sedie riservate alla famiglia saranno sempre vuote, ma sua madre la guarderà sempre da un angolo, vicino alla porta per non farsi vedere, nascondendo le lacrime in un fazzoletto ricamato. Dopo anni senza sentirsi, proprio l’otto marzo, Martina troverà un mazzo di mimose attaccato alla sua cassetta postale e un biglietto giallo spunterà timido tra i fiori.
«Sei il mio orgoglio. Vai più lontano.» reciterà la scrittura della madre.
Ora il mio sangue ritorna gelido. Ho cercato di dimenticare mentre vi parlavo di loro, ma è arrivato il turno di Laura, l’ultima delle nostre future donne. Voi vi chiederete il perché della mia esitazione, ebbene io vi prego, leggete anche quest’ultima vita, non per me, fatelo per lei.
Laura crescerà nel silenzio, quell’insicurezza crescerà con lei ed arriverà a durare per più di un pensiero, tanto che le sue gonne diventeranno sempre più lunghe e scure. Il loro compito non sarà più quello di farla sentire una principessa, ma la dovranno nascondere e proteggere dagli occhi giudicanti di chi la guarda. Le uniche che potranno guardarla saranno le amiche. Le piacerà il periodo in cui Martina vivrà con lei, si sentirà indispensabile e degna dello spazio che occupa.
Una sera le tre amiche usciranno a cena fuori. Una volta uscite dal ristorante un giovane veramente affascinante si avvicinerà a Laura e le chiederà il numero di telefono. Lei sarà così contenta di essere stata notata che non esiterà un secondo.
Lui sarà così gentile e garbato, un vero gentiluomo. Al secondo appuntamento si presenterà sotto casa di Laura con un bellissimo mazzo di tulipani. La coprirà di fiori. Le gonne di Laura ritorneranno ad essere corte e finalmente nel guardarsi allo specchio sorriderà con la leggerezza di chi sa di essere amato. Lei amerà farsi bella per lui, amerà quando lui le cadrà ai piedi nel vederla con il rossetto bordeaux e amerà quando, camminando, lui la stringerà a sé per paura di perderla tra la folla di passanti.
Con il tempo, forse, la gelosia distrugge tutte le storie d’amore più belle. Il suo romanticismo perderà l’amore e sarà sostituito dalla paura che Laura se ne vada. Ma lei non se ne accorgerà. Come può lei, che si vede bella solo se guardata da lui, andarsene e lasciarlo andare? Le sue paranoie saranno ingiustificate, ma lei penserà che forse è colpa sua, esce spesso con le amiche e si veste troppo succinta, è normale che lui sia geloso.
Ginevra e Martina non riusciranno più a sentire Laura per tanto tempo, giusto un anno. Nel frattempo Laura e il suo amore si trasferiranno insieme, lui continuerà a regalarle i fiori, ma ogni sera ci sarà una lite diversa. Lei non riuscirà a fare nulla senza di lui. La stringerà ancora a sé mentre camminano, non per la paura di perderla tra la folla, ma per la paura che lei decida di perdersi e scappare da lui.
Laura alla fuga ci penserà più e più volte e una mattina finalmente riuscirà a lasciarlo. Lui farà le valigie e se ne andrà. Quei due si erano amati così tanto, che per ritardare il distacco decideranno di rimanere amici: Laura aveva ancora bisogno di sentirsi vista e lui voleva sentirla ancora sua. Quando la ragazza comunicherà la notizia alle amiche, le due due tireranno un sospiro di sollievo.
Un pomeriggio, proprio l’otto marzo, le tre amiche programmeranno di incontrarsi dopo tanto tempo. Un bell’aperitivo a casa di Laura. Prima dell’appuntamento, il ragazzo chiamerà la padrona di casa. Lei risponderà e lui le chiederà di poter passare da lei giusto cinque minuti, per lasciarle un mazzo di mimose come ha sempre fatto. La ragazza accetterà tutta contenta.
Lui arriverà, suonerà il campanello ed entrerà in casa. Le porgerà il mazzo di mimose con fare galante e un sorriso innamorato. Dopo averle dato i fiori la guarderà negli occhi e le dirà che non riesce a stare più un secondo senza di lei, che la rivede nei suoi sogni e che la ama ancora, anche più di prima. Lei, imbarazzata, abbasserà lo sguardo e si scuserà, ma purtroppo il sentimento è passato ed è rimasto solo il ricordo della paura e dell’ansia. Non può tornare con lui. Non è la scelta giusta.
Qualche ora dopo arriveranno le amiche. Il cancello sarà aperto ed anche la porta di casa. L’aria avrà un odore strano. Ginevra e Martina si terranno per mano entrando in casa. Le scarpe bianche di Ginevra si macchieranno di rosso. Le due abbasseranno lo sguardo e rimarranno senza parole.
Il corpo di Laura giacerà a terra colpito alle spalle. Le amiche s’inginocchieranno nel sangue per cercare di rianimarla, ma sarà troppo tardi. Nella mano sinistra stringerà ancora le mimose, ma esse avranno perso il loro stupendo colore giallo per macchiarsi di rosso scarlatto.
E mentre lascio le due ragazze al loro dolore io vi faccio una domanda. Le mimose serviranno veramente a queste future donne?
Autore
Gabriele Parenti