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Otto Volti
Helena Barbagelata
Raccolta di poesie accompagnata da 8 illustrazioni in tecnica mista su carta, 40 × 28,3 cm
A mio padre, che amava la luna.
I
Notte lacca nera.
Corona di luce.
Sulla terrazza siedono.
Cuciono vento in carta.
Canna in spina.
Fruscio in colla.
Lui lega nodi.
Come vecchi marinai.
Legano il vuoto.
Respiro che scalda
ali sottili di riso.
Aquilone sale.
Luna nuova.
Città che sorgono
come smalti frantumati.
Superfici screpolate
da scie ardenti.
Fiumi che si arrotolano
in corsivo lento.
Oceani di bronzo blu-battuto.
Tintinnano lievi sottovento.
E la sua risata—
carrucola che la solleva.
II
La barca crescente,
Culla sulla lingua nera dell’acqua.
Lui la issa sulle spalle.
Echeggi dei padri.
Alture delle storie antiche.
Pesca un argento.
Lo chiama a sé.
Squarcia la luce.
Nomina il resto:
Il cigno.
La lira.
L’aquila.
Tutti specchiati
nel rovo nero del lago.
Nella sua voce
lei ode i primi cartografi
tracciare rotte dal buio.
III
La cuccetta del capitano si chiude. Schiocco.
Tramonto di ferro.
Si stacca dal vascello mitico
ogni primo quarto,
Un filo di capelli lo intrappola. Grembo d’acqua, chioma giudea. Lenzuola calde lo trascinano giù. Lo richiamano alla deriva bentonica.
Viaggia a est.
Porta il calore della sua pelle. Silenzio abissale.
Non si raffredda.
Il ventre della marea si piega su di lui. Lo macina.
Lo mescola.
Lo avvolge.
Onde di lei risalgono
ogni notte.
Sopra di lui.
IV
Mezzogiorno cupo.
Vicoli che gocciolano
corda intrisa, canapa lenta.
Padre sulla soglia.
Sale ligure sulla lingua.
Asciugamano a tracolla,
taglio netto contro il vapore.
Minestra gibbosa,
Profumo lanciato come filo verso casa.
Ci raggiunge dove le strade si disfano nel tramonto. Pietre lucide di fuliggine sotto i nostri piedi.
Torniamo al suo respiro sibilante.
Prima ci nutre lui.
Mestolo—luce sollevata dal brodo.
Poi l’uccello caduto.
Fiamma maculata, tremante nel palmo. Battito accudito, tempo ricucito.
Lo fa rivivere.
Come ci riporta a casa.
V
Giornate di festa.
Casa alveare.
Ragazzi ruggenti—tanti.
L’aria si sfuma.
Calore. Moto.
Luna piena.
Sciame.
Stringe la ragazza-miele.
Baci polverosi di zucchero. Lettere—alfabeto di gigante. Matita.
Sacchettini dolci.
Canestrelli.
Padre—radioso.
Tumultuoso.
Ride sommesso.
Danza.
Fa partire i dischi.
Pavimenti sobbalzano al battito del cuore.
VI
Lui si curva nel vuoto di vetro. Calante.
Bussiamo.Urliamo.
Prigione traslucida.
Gelida. Non capiamo.
Ma un giorno:
Il guscio cresce intorno a lei. Dentro di lei. Ermetico. Lunare. Come lui.
Le lune passano.
Lei afferra. Lui capisce.
Lui incrina il fiasco
Schegge di costellazione.
Parla di sangue estraneo. Degli anni-ferita.
Lui divampa,
Eclisse rovesciata.
Ossa di lupo si alzano.
Canini stiriani.
Fuoco primordiale:
Corre.
Verso il deserto.
Verso il ladro di luce.
Strappa il tappeto
della preghiera pomeridiana. Mani alla gola.
Nessuna salvezza.
Ogni volta che il male la trova: il lupo cala il peso. Divora. Spezza. Strappa. Scava. Dilania.
Poi si adagia ai suoi piedi.
VII
Punta. Pronto. Scatta!
Urta fuoco. Ultimo quarto.
Ma il freddo penetra la carne.
Scagliano la luna
con un bacio di proiettile:
Bang! Bang! Bang!
La notte piange lungo i muri.
Lui le legge la fine della schiavitù. Seguono il manuale del guerriero, nei loro pomeriggi a grilletto:
Segna. Tieni. Salta!
Lui è Falco.
Lei è Aquila.
Codificano il mondo ai loro nomi.
Lei cammina dietro di lui,
nell’ampiezza dei suoi passi mastodontici, Saltando, titanica, oltre
le fosse bagnate di pioggia:
Silenzio. Fermo. Balzo!
VIII
La stanza spalanca il bianco. Sterile. Falcata.
Acuta. Dura come osso.
Vortici viola ai bordi,
nebbia di sé che si srotola, memoria di un dipinto
un tempo appeso nel salotto.
Si immerge.
Svanisce.
Sussurra:
“Sono a casa.”
Un’infermiera.
Con il mio nome.
Parla:
“Il padre ha cambiato volto.”
Autore
Helena Barbagelata


