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FRANCO MARIA RICCI
FMR: tre lettere essenziali, quasi un marchio araldico. Sono le iniziali di Franco Maria Ricci, ma alludono anche – per suggestione fonetica – al termine francese éphémère, “effimero”. In questa ambivalenza si condensa l’intero universo ricciano: da un lato la consapevolezza nella fragilità della bellezza, dall’altro il desiderio ostinato di fissarla in forme perfette, durature, assolute. Il libro, nella sua visione, diventa così un oggetto capace di sfidare il tempo.

Franco Maria Ricci nasce il 2 dicembre 1937 a Parma, in una famiglia aristocratica di origine genovese. Figlio unico di Angelo Ricci e Carolina Vitali, trascorre l’infanzia segnata dagli anni della guerra, rifugiandosi con i genitori a Monchio delle Corti, sull’Appennino parmense. Questo contatto precoce con una dimensione sospesa, lontana dal caos urbano, contribuisce probabilmente a formare il suo gusto per il silenzio, la contemplazione e per i luoghi “altri”.
Tornato a Parma, frequenta la scuola dei gesuiti e il liceo classico Liceo Classico Giandomenico Romagnosi, dove riceve una solida formazione umanistica. Nonostante questa inclinazione, sceglie un percorso universitario scientifico: si laurea infatti in geologia all’Università di Parma. Subito dopo intraprende un’esperienza lavorativa lontana dal mondo dell’arte, essendo impiegato in Turchia per la Gulf Oil nella ricerca di petrolio.
Questa parentesi, apparentemente distante dalla sua futura attività, rappresenta invece un momento di passaggio: è il confronto con un destino possibile, che Ricci abbandona per seguire una vocazione più profonda.
Rientrato a Parma nei primi anni Sessanta, Ricci si dedica alla grafica: progetta marchi aziendali, manifesti e pubblicazioni, arrivando persino a esporre i suoi lavori a New York, sulla Fifth Avenue, accanto a figure di rilievo del design e dell’architettura italiana. Qui entra in contatto con l’ambiente internazionale e con le correnti artistiche contemporanee, tra le quali la Pop Art.

Eppure, la vera svolta avviene nella sua città, nelle sale della Biblioteca Palatina. Qui scopre l’opera di Giambattista Bodoni, il grande tipografo settecentesco. È un incontro decisivo: Ricci rimane affascinato dalla purezza delle forme, dalla precisione dei caratteri, dall’equilibrio perfetto tra pieni e vuoti.
Decide di ristampare il Manuale Tipografico in facsimile: i 900 esemplari vanno rapidamente esauriti, rivelando l’esistenza di un pubblico sensibile a quel tipo di bellezza. Questo successo segna la nascita della sua attività editoriale.
Nel 1965 fonda la casa editrice FMR, destinata a diventare un simbolo internazionale dell’editoria d’arte. Fin dall’inizio, Ricci concepisce il libro non solo come contenitore di testi, ma come oggetto estetico totale: carta, caratteri, impaginazione, colori e materiali devono concorrere a creare un’esperienza sensoriale completa.
Tra le prime grandi imprese editoriali vi è la ristampa dell’Oratio dominica, il Pater noster in 155 lingue. L’opera assume un valore simbolico universale e viene firmata persino da Papa Paolo VI e da U Thant, segretario pro-tempore dell’ONU, mentre Jacqueline Kennedy partecipa alla presentazione a New York.
Nel 1966–67 inaugura la collana I segni dell’uomo, con Il Disertore. Si tratta di un progetto editoriale rivoluzionario: libri dalle copertine nere e oro, caratterizzati da un’eleganza austera e da una grafica ispirata al neoclassicismo bodoniano. In queste opere testo e immagine dialogano in modo paritario. Tra gli autori coinvolti figurano Italo Calvino, Umberto Eco e Cesare Zavattini.
Parallelamente, Ricci sviluppa un forte interesse per artisti “irregolari”, come Antonio Ligabue, e avvia una collezione d’arte personale che si arricchisce nel tempo di opere eterogenee: dalle sculture déco di Demetre Chiparus alle creazioni di Erté, fino a ritratti e nature morte di gusto simbolico.
Negli anni Settanta la casa editrice conosce una fase di grande espansione. Ricci viaggia molto, apre librerie monomarca e consolida il successo delle sue collane. Tra le imprese più ambiziose figura la ristampa integrale dell’Encyclopédie di Denis Diderot e Jean-Baptiste d'Alembert.
Un incontro segna profondamente questo periodo: quello con Jorge Luis Borges. Spinto da una frase di Pierre Drieu La Rochelle (“vale il viaggio”), Ricci vola a Buenos Aires. Dall’amicizia con Borges nasce la collana La Biblioteca di Babele (1975–1985), una selezione di testi amati dallo scrittore argentino, concepita come una biblioteca ideale della letteratura fantastica.

Accanto a questa nascono altre collane come Quadreria, Morgana e La Biblioteca Blu, tutte accomunate dal gusto per il raro, il dimenticato e lo straordinario.
Nel 1981 Ricci pubblica il Codex Seraphinianus di Luigi Serafini, un’opera enigmatica e visionaria: un’enciclopedia immaginaria scritta in una lingua indecifrabile inventata dall’autore stesso. Il libro diventa rapidamente un oggetto di culto, apprezzato da artisti e intellettuali di tutto il mondo.
L’anno successivo, nel 1982, fonda la rivista FMR insieme a Laura Casalis e collaboratori come Vittorio Sgarbi. La rivista viene definita “la più bella del mondo” e soprannominata “la Perla nera” da Federico Fellini. Pubblicata in più lingue, conosce un successo straordinario, soprattutto negli Stati Uniti, dove raggiunge decine di migliaia di abbonati.
Negli anni Novanta, mentre la sua attività editoriale continua con successo, Ricci sente il bisogno di creare qualcosa di diverso: non più solo libri, ma uno spazio fisico che incarni la sua visione estetica.
Nasce così il progetto del Labirinto della Masone, sviluppato con l’architetto Pier Carlo Bontempi. Per finanziare l’impresa, Ricci decide di vendere la casa editrice, continuando tuttavia a dirigerla fino al 2004, quando sorgeranno contrasti con il nuovo acquirente e sarà costretto a lasciare la direzione della sua creatura.
Il Labirinto prende forma lentamente: un complesso unico, costruito interamente in bambù, che unisce museo, biblioteca, spazi espositivi e luoghi di studio. Viene inaugurato nel 2015 ed è oggi il più grande labirinto di bambù al mondo, simbolo perfetto dell’universo ricciano: un percorso tra ordine e smarrimento, tra razionalità e immaginazione.
Negli ultimi anni Ricci riceve importanti riconoscimenti, tra cui l’onorificenza francese di Commandeur des Arts et Lettres. Continua a lavorare con il marchio Ricci Editore e nel 2017 gli viene dedicato il documentario Ephemere. La bellezza inevitabile.
Nonostante sia colpito dal Parkinson, mantiene intatta la sua lucidità e continua a seguire il Labirinto, trasformandolo in un centro culturale attivo, con mostre, concerti e incontri.
Muore il 10 settembre 2020 a Fontanellato, nella sua casa, in un’atmosfera di quiete. Dopo la sua scomparsa, il marchio FMR viene riacquistato dagli eredi e la rivista torna in pubblicazione nel 2022.

Franco Maria Ricci è stato molto più di un editore: è stato un esteta, un bibliofilo, un collezionista, un visionario. Ha trasformato il libro in un’opera d’arte e ha costruito un universo in cui la bellezza, pur consapevole della propria natura effimera, aspira a una forma di eternità. Il suo lascito non è solo nei volumi che ha pubblicato, ma nell’idea stessa che la cultura possa essere, prima di tutto, un’esperienza di bellezza.
© Punto e Virgola
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