Io sono un ragazza bisessuale.
L'unica donna di cui io sia mai stata innamorata in vita mia è stata la mia migliore amica quando avevamo tredici anni.
Lei ovviamente mi rifiutò, un po’ perché effettivamente non le piacevo, un po’ perché era intrisa da un’omofobia internalizzata negli anni per colpa di suo padre.
Quel rifiuto mi segnò particolarmente perché non mi sentivo capita da una delle persone più importanti della mia vita, non mi sentivo apprezzata e nemmeno accettata, come se il mio essere fosse sbagliato.
Ho nascosto me stessa per anni, anche se ho cercato di dimostrare supporto alla comunità, in cerca di una sorta di validazione.
Poi c’è stato il coming out con i genitori: inutile dire che ciò che mi risposero fu “E’ soltanto una fase, tutti durante l’adolescenza passano periodi così. Vedrai che capirai poi!”
Ma le loro parole non descrivono la mia realtà e soprattutto non descrivono la realtà di tante altre persone, soprattutto quella delle donne che fanno parte della comunità LGBTQIA+.
Una donna della comunità LGBT+ è nel mirino di tutte le discriminazioni possibili, in primis perché donna.
Una ragazza bisessuale, per esempio, non viene creduta quando fa coming out, soprattutto se ha avuto prevalentemente relazioni con uomini, proprio come è successo a me.
Ma perché una relazione omosessuale tra donne viene socialmente accettata rispetto a quella tra due uomini? Perché la donna è l’oggetto del desiderio degli uomini.
Se già di per sé una donna viene sessualizzata, l’uomo tende a preferire la consumazione di prodotti pornografici lesbo: le donne vengono usate e sfruttate per la creazione di questi contenuti che non tengono conto dei sentimenti e sensazioni di queste ultime e soprattutto sono una visione errata di quello che sono le relazioni omosessuali tra donne.
Una donna che viene costretta ad avere un rapporto sessuale, magari anche con un’altra donna, è sottoposta a violenza psicologica e fisica, soprattutto se si parla anche di tratta. La tratta è un fenomeno molto diffuso, soprattutto quando ci sono di mezzo delle organizzazioni criminali che arrivano a ridurre in schiavitù e deportare le proprie vittime.
Possiamo parlare di tratta digitale (cyber-trafficking) per indicare tutte quelle forme di sfruttamento che utilizzano strumenti informatici: le organizzazioni criminali operano sue due livelli, quello legale e quello illegale. Legalmente come aziende con personalità giuridica che offrono spazio ad inserzioni pubblicitarie e illegalmente nel rapporto diretto con le inserzioniste prefigurando reati quali il favoreggiamento, l’induzione alla prostituzione e allo sfruttamento.
Ma oltre a questa tristissima realtà, in Italia non sono permessi i matrimoni per le persone della comunità LGBT+, ma solo le unioni civili e, aggiungerei, “traguardo” raggiunto in ritardo rispetto agli altri paesi europei: infatti si è ottenuto questo diritto solo con l’approvazione della Legge Cirinnà (l. 20 maggio 2016, n. 76).
Oggi il matrimonio omosessuale è ancora un argomento molto dibattuto, che purtroppo non ha ancora avuto riscontro.
Un altro punto molto importante è la gestazione per altri: per la destra questo fenomeno viene definito come “utero in affitto”, diventato reato universale punito penalmente con la l. 18 novembre 2024, n. 169, ma già precedentemente punito con la l. 40/2004.
Si ritiene che questa pratica sia come il traffico di esseri umani, come se fosse un abominio per il corpo delle donne.
E’ importante scindere gravidanza e maternità perché, come diceva Michela Murgia nel suo libro “Dare la vita”, se tornassero a essere sovrapposte l’una all’altra, ne sarebbero vittime le donne stesse, ancora una volta, come è stato per secoli, senza aver avuto scelta.
La questione economica è centrale, dal momento che si chiede a qualcuna di affrontare una gravidanza senza prevedere un’assicurazione, un’alta remunerazione del tempo della gestazione, un adeguato percorso medico, un sostegno all’eventuale famiglia che si priva della sua presenza, forza e salute e un accompagnamento successivo che duri fino al completo recupero psicofisico dopo il parto (Murgia).
Queste tutele ci sono tutte in posti in cui esiste una legge, mentre in posti come l'Italia le donne lo faranno comunque e non saranno assicurate, purtroppo.
Un altro problema è la disparità economica, che induce chi è meno abbiente a rivolgersi a chi per cifre molto minori farebbe di tutto: chiunque può volere dei figli, non solo chi è benestante o ricco. Proprio per questo non deve rimanere solo una pratica per ricchi, ma legiferare su quanto appena detto, per fare sì di non trovarsi alla mercé del mercato e delle sue leggi inumane.
Una donna non è obbligata a tenere il bambino o portare a termine la gravidanza, come invece i genitori intenzionali non possono sparire nel nulla dopo il parto o se la donna non abortisce per loro volontà. I genitori intenzionali pagano il tempo, il rischio e le assistenze, ma la cessione del figlio è completamente volontaria, proprio perché il corpo di una donna non è merce.
In Italia, oltretutto, non esiste una normativa specifica che riconosca e sanzioni in maniera apposita i comportamenti discriminatori e le violenze motivati dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere.
La lacuna normativa produce conseguenze rilevanti, perché le vittime di odio omolesbobitransfobico non hanno trovato un adeguato riconoscimento giuridico delle violenze subite e il sistema legale non dispone di strumenti specifici di prevenzione e repressione.
E’ per questo motivo che è necessaria una mobilitazione che comprenda tutta la popolazione per sostenere i diritti delle persone e soprattutto delle donne della comunità LGBTQIA+.
Il mese di giugno è il pride month, in ricordo delle vittime dello Stonewall Inn di New York del 1969: oggetto di frequenti retate della polizia, nella notte tra il 27 e il 28 giugno la folla, in risposta alla violenza perpetrata dalle pattuglie, decise di reagire con forza fuori e dentro il locale per difendere i diritti e la libertà della comunità.
Non bisogna smettere di ricordare, ma bisogna ricordarsi di combattere. Sempre.
© Punto e Virgola
Potrebbero interessarti:
